Accoglienza profughi

Il Santo Padre (leggi e il Card. Scola (leggi) hanno più volte richiamato le comunità cristiane ad “aprirsi” all’accoglienza di quanti sono in fuga e chiedono aiuto alle nostre porte.
Al fine di dare una risposta concreta a questi appelli e di dare una sistemazione dignitosa alle persone Richiedenti Asilo, Caritas Ambrosiana ha attivato una rete di accoglienza diffusa sull’intero territorio diocesano che prevede di individuare le disponibilità di comunità accoglienti e di strutture per rispondere alle esigenze di accoglienza (Alloggio, vitto, accompagnamento, primi interventi di integrazione) che le Prefetture di Milano, Monza e Brianza, Lecco, Varese e Como hanno richiesto.
Od oggi una trentina tra parrocchie ed ordini religiosi, insieme alle cooperative promosse dalla Caritas hanno messo a disposizione oltre 1000 posti.
 
Le parrocchie o gli ordini religiosi interessate ad accogliere un piccolo nucleo di profughi per un periodo lungo (un anno o più) oppure anche per numeri più alti per il periodo estivo (tra gli oratori feriali), possono chiedere informazioni o chiarimenti contattando il numero verde di Caritas 800945095 oppure scrivendo una mail a stranieri@caritasambrosiana.it
 

Di seguito inoltre trovate alcune FAQ con le risposte alle domande più comuni.
I profughi accolti sono clandestini?
Chi sono i “clandestini”?
Cos’è il permesso di soggiorno?
In quale contesto si inserisce l’accoglienza?
Chi sono le persone da accogliere?
Cosa si chiede alle parrocchie?
Quali requisiti devono avere gli spazi da utilizzare per l’accoglienza?
Chi gestisce l’accoglienza?
Le persone verrebbero accolte in parrocchia appena arrivate in Italia?
Per le parrocchie è previsto un compenso?
Lo Stato paga per l’accoglienza?
Quali adempimenti giuridici sono chiesti ai parroci?
Quanto dura l’accoglienza?
I profughi possono lavorare?
I profughi accolti possono andare in altri Stati europei?
Una volta riconosciuti come rifugiati possono trasferirsi in un altro Stato Europeo?
Siamo sotto invasione?

 
I profughi accolti sono clandestini?
No, dal momento in cui sono soccorsi in mare e fino a quando non si conclude la procedura relativa, per lo Stato italiano sono richiedenti asilo e quindi hanno il diritto di soggiornare in Italia. Questo è previsto in generale dalla legge italiana, europea e dalle convenzioni internazionali (Convenzione di Ginevra 1951) per tutelare coloro che sono costretti a scappare dai loro Paesi per sfuggire a more, guerre, persecuzioni, …
 
Chi sono i “clandestini”?
Con il termine clandestini si intendono le persone che sono irregolarmente presenti in Italia (cioè non hanno un permesso di soggiorno valido). Quindi si definiscono clandestini o irregolari i migranti che sono in Italia senza aver mai avuto un permesso di soggiorno o che non hanno rinnovato un permesso di soggiorno valido ora scaduto.
 
Cos’è il permesso di soggiorno?
Il permesso di soggiorno è il documento con il quale lo Stato italiano autorizza un migrante a vivere in Italia. Ne esistono diversi tipi a seconda dei motivi per i quali una persona straniera vuole vivere in Italia (lavoro, famiglia, studio). Più del 90% dei permessi di soggiorno è rilasciato a lavoratori e ai loro familiari (lavoro e famiglia), solo una piccola parte è rilasciata ai cd. profughi
 
In quale contesto si inserisce l’accoglienza?
Il sistema di accoglienza nazionale prevede che ciascuna regione si “faccia carico” dell’accoglienza di un numero di profughi proporzionale alla propria popolazione di cittadini residenti, pertanto una volta soccorsi in mare ed accolti nelle strutture di prima accoglienza i profughi sono “mandati” nei diversi territori direttamente dal Governo.
 
Chi sono le persone da accogliere?
Principalmente si tratta di giovani uomini singoli di provenienza subsahariana che hanno fatto la traversata mediterranea e che sono in Italia come richiedenti asilo. In misura molto minore possono essere donne (sole o con figli) o famiglie, sempre di provenienza subsahariana. Altre provenienze riguardano Pakistan, Afghanistan, Maghreb. Le provenienze possono cambiare in funzione delle modifiche nelle rotte migratorie. Solo in casi estremamente eccezionali si tratta di famiglie provenienti dalla Siria.
 
Cosa si chiede alle parrocchie?
Alle Parrocchie vengono fatte due richieste.
La messa a disposizione di uno spazio autonomo ed idoneo all’accoglienza di lungo periodo di un gruppetto di persone (singoli e/o famiglie per max 10 posti) in locali di cui la parrocchia abbia disponibilità diretta.
Nel rispetto delle specificità di ciascuna comunità, l’attivazione di una rete di volontariato spontaneo e/o organizzato per accompagnare l’inclusione sociale delle persone accolte insieme agli operatori (educatori / assistenti sociali) di una cooperativa indicata da Caritas che interverrà per la gestione e curare gli aspetti relazionali e di socialità delle persone su un piano d’informalità e di relazione tra pari.
Qualora presenti, le parrocchie possono offrire il contributo di servizi quali guardaroba, corso d’italiano, ….
Per la stagione estiva e per un periodo breve la Parrocchia può valutare l’utilizzo dei propri spazi come l’oratorio o altro anche per numeri più alti sul modello della Parrocchia di Brugherio.
 
Quali requisiti devono avere gli spazi da utilizzare per l’accoglienza?
Gli spazi (appartamenti autonomi, porzioni di edifici più ampi, …) devono essere conformi alla normativa per quel che riguarda l’abitabilità e la certificazione degli impianti. Devono essere inoltre il più possibile autonomi per ciò che concerne i servizi e la cucina. Tali requisiti possono essere verificati con i tecnici della Caritas e/o dell’ente gestore.
 
Chi gestisce l’accoglienza?
L’accoglienza viene gestita da una delle cooperative promosse dalla Caritas Ambrosiana (Ente Gestore) che già da anni si occupano dell’accoglienza dei migranti e che si assumono la responsabilità giuridica e formale nei confronti della Prefettura, sollevando le parrocchie dalle incombenze connesse.
L’erogazione di tutto quanto previsto dall’appalto prefettizio (vitto, vestiario, corsi d’italiano, orientamento legale, …) è responsabilità della cooperativa, la Parrocchia può, nei limiti delle proprie risorse e volontà supportare questo lavoro attraverso i servizi già attivi (guardaroba, corsi d’italiano, …).
In casi particolari o su richiesta delle Parrocchie stesse si possono valutare modelli d’accoglienza diversi anche con un coinvolgimento diretto delle Parrocchie (o di altri enti ad essa collegata) sul piano formale della gestione.
 
Le persone verrebbero accolte in parrocchia appena arrivate in Italia?
No. Le persone non arriverebbero in parrocchia direttamente, ma prima passerebbero un certo periodo di tempo in un centro di prima accoglienza della rete di Caritas Ambrosiana per dar modo sia di regolarizzare la loro situazione documentale (permesso di soggiorno, tessera sanitaria), sia di verificare l’idoneità e l’adesione della persona al progetto di accoglienza diffusa.
 
Per le parrocchie è previsto un compenso?
No, alle parrocchie viene chiesto di mettere a disposizione gli spazi a titolo gratuito. In caso di necessità e su richiesta può essere valutato un rimborso delle spese vive (utenze) legate all’accoglienza
 
Lo Stato paga per l’accoglienza?
Si, lo Stato prevede un contributo che può arrivare fino a 35,00 € al giorno a persona. Normalmente il contributo è intorno ai 32 – 33 € (dipende dal Bando specifico per i posti in questione).
Di questi, 2,50 € al giorno (7,50 € in caso di famiglie di 3 o più persone) devono essere dati direttamente alle persone a titolo di pocket money (per un caffè, le sigarette, …), il resto della somma viene erogato al gestore della struttura di accoglienza che deve assicurare i servizi quali ad esempio vitto, pulizia, igiene, personale educativo, assistenza legale, una ricarica telefonica di 5,00 € ogni 15 giorni secondo quanto previsto dalla convenzione sottoscritta con la Prefettura di riferimento.
 
Quali adempimenti giuridici sono chiesti ai parroci?
L’unico adempimento giuridico / burocratico richiesto alla parrocchia è la richiesta di autorizzazione alla stipula del contratto di comodato alla curia. Sul sito della Diocesi è scaricabile il fac-simile da utilizzarsi e la procedura di autorizzazione è stata velocizzata rispetto alla normale tempistica di risposta. La responsabilità giuridica e formale dell’accoglienza è dell’Ente Gestore.
 
Quanto dura l’accoglienza?
La durata dell’accoglienza dipende da quanto tempo lo Stato italiano impiega per esaminare la loro domanda di asilo. Attualmente la procedura dura tra i due e i tre anni durante i quali i profughi continuano a rimanere nelle strutture di accoglienza che li ospitano.
 
I profughi possono lavorare?
I profughi possono lavorare in regola in Italia dopo 2 mesi dalla presentazione della domanda.
 
I profughi accolti possono andare in altri Stati europei?
No, la legislazione europea (cd. Regolamento Dublino III) prevede che lo Stato di primo arrivo (nel nostro caso l’Italia) provveda alla loro identificazione e, una volta identificati, provveda a valutare la loro condizione di profugo. Durante l’esame delle domande le persone non possono lasciare l’Italia per trasferirsi in un altro Stato UE.
 
Una volta riconosciuti come rifugiati possono trasferirsi in un altro Stato Europeo?
No, anche in questo caso devono rimanere nello Stato che ha riconosciuto loro la protezione (nel nostro caso l’Italia).
 
Siamo sotto invasione?
No, ma per avere le informazioni aggiornate relative ai numeri della migrazione in Italia e in Europa consultate il seguente link a “Sconfinati” il mini sito che Caritas Ambrosiana dedica all’attuale situazione dei profughi http://sconfinati.caritasambrosiana.it/dati.html
 

Per saperne di più
http://sconfinati.caritasambrosiana.it/

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