America Latina e Caraibi


La relazione di Caritas Ambrosiana con il continente desaparecido (latino) americano è stata originata negli ultimi 15 anni a partire principalmente da diverse catastrofi ambientali.

Dalle situazioni di emergenza che si sono venute a creare  si sono sviluppati gli interventi della rete internazionale Caritas.
 

La prima che abbiamo seguito nel continente americano è stata l’uragano Mitch che a settembre 1998 ha colpito l’intero istmo centro americano. La solidarietà e il sostegno espresso in collaborazione con Caritas Italiana alle popolazioni colpite di Honduras, El Salvador, Guatemala e Nicaragua sono diventate poi vere e proprie relazioni di vicinanza con alcune realtà che hanno caratterizzato il sostegno di Caritas Ambrosiana per diversi anni: intensamente con la diocesi di Santa Rosa de Copán e con il Movimento Ambientalista di Olancho in Honduras dal 2002 fino al 2007.
Periodicamente con la diocesi di San Marcos in Guatemala tra il 2006 e il 2009, continuativamente dal 2003 a tutt’oggi con la Conferenza dei Religiosi (CONFER) in Nicaragua, scegliendo di concentrare il nostro sforzo sulle popolazioni sfollate del lago di Managua che hanno trovato una sistemazione nel quartiere Nueva Vida, periferia marginale di Managua.
 
Un evento similare, il terremoto di Ica-Pisco in Perù dell’agosto 2007, ci ha portati ad avvicinarci alle popolazioni terremotate, sollecitati anche dal richiamo del cardinale Tettamanzi che in quei giorni richiamava la nostra diocesi a solidarizzare con le popolazioni colpite, considerando anche la particolare relazione che legala nostra diocesi alle comunità peruviane con la presenza di tanti missionari fidei-donum nella diocesi di Huacho. Un filo diretto che manteniamo ancora con quelle terre.
 
Risale invece all’inizio del 2010 i contatti con le popolazioni colpite dal terremoto in Cile a febbraio (con 3 interventi di emergenza e riabilitazione conclusosi nel 2011) e, soprattutto, con Haiti, duramente colpita dal terremoto del 12 gennaio. Resta questo oggi il nostro principale impegno nel continente, con il sostegno a diversi progetti e attualmente con la presenza di tre operatori espatriati nella zona colpita dal terremoto e a nord-ovest nella diocesi di Port-de-Paix.
 
Ci sono altre relazioni per noi significative che sono nate diversamente, attraverso incontri più o meno fortuiti che hanno generato poi una progressiva conoscenza.
Pensiamo alla collaboraizone sviluppata nel sud est del Messico, in Chiapas, tra il 2003 e il 2006 con l’associazione Educación para la Paz (Edupaz) e le comunità indigene locali.
Oppure al percorso partito nel 2006 con la diocesi di Cochabamba in Bolivia che continua tutt’ora.
O ad altri interventi sostenuti in forma più sporadica in Argentina, Colombia, El Salvador, Repubblica Domenicana e, addirittura, negli Stati Uniti in occasione dell’emergenza a New Orleans.
 
Nelle situazioni dove ci è stato possibile ci siamo messi in ascolto, ci siamo “fatti prossimi”, abbiamo condiviso un pezzo di strada con le Chiese e le comunità locali.

Negli ultimi 10 anni abbiamo realizzato insieme quasi 180 progetti nel continente americano, per la precisione 66 progetti di emergenza e sviluppo e 111 micro-realizzazioni, per un contributo complessivo di circa 2,5 milioni di euro.
Abbiamo investito le nostre competenze ed il nostro entusiasmo, compreso quello dei 10 operatori che si sono alternati ad Haiti, dei 54 giovani impegnati per un anno di servizio civile all’estero (in Honduras, Messico, Nicaragua, Bolivia ed Haiti) o dei 188 volontari che hanno vissuto un mese di volontariato estivo nei Cantieri della Solidarietà in Messico, Bolivia, Nicaragua, Perù e Haiti.

 

17/10/2013
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