Giovane donna

Siamo quasi coetanee io e Maria -le darò un nome inventato per rispetto della sua storia.
E’ una giovane donna dai capelli castani, lunghi e raccolti sulle spalle in un fermaglio fiorato. Immancabili la gonna ampia, che le sfiora i piedi, e le solite ciabatte calzate in tutte le stagioni…
E’ una giovane donna con due gracili bambini dal timido sorriso e dagli occhi profondi e vispi che mi salutano ogni giorno con un cià(o)-cià(o), tipico di chi non ha ancora molta dimestichezza con l’italiano…
E’ una giovane donna con tante speranze per il suo futuro e per quello della sua famiglia, accompagnate, però, da mille preoccupazioni per il domani: due bimbi da crescere, la ricerca di un lavoro e di una casa, in questa Italia così superficialmente aperta al mondo, ma spesso dagli sguardi così duri verso chi arriva qui da un altro Paese.
E’ una giovane donna che ogni giorno aspetta la lettera dal marito, con uno sguardo negli occhi che rivela tutto l’amore che prova per lui. Per un ritardo della posta scoppia in lacrime: il marito è in carcere e il figlio più piccolo ogni sera la consola dalla tristezza con un lungo abbraccio.
E’ una giovane donna, arrivata dalla vicina Romania, quel pezzo di Europa che facciamo sempre più fatica a riconoscere come tale, perché a volte siamo troppo impegnati a respingere chiunque sia apparentemente diverso. Diverso da chi? Visto che “abbiamo tutti due occhi, due braccia e due orecchie”, come recita una splendida canzone.
Maria, però, ci tiene a precisare che ci sono anche italiani che la rispettano; con grande emozione mi racconta che c’è chi l’abbraccia e le chiede “Maria, come stai?”, segno di una speranza per un futuro di condivisione. E’ una giovane donna arrivata con il miraggio di una vita migliore qui in Italia, “Eldorado” nell’immaginario di molte persone, ma si è scontrata presto con la dura realtà: sballottata da una baracchina all’altra fino a finire a dormire sotto un cavalcavia con altri che hanno incrociato il suo destino tra topi e sporcizia,senza contare il treno che le passava sopra la testa.
E’ una giovane donna che ogni giorno mi interroga sul suo futuro, sul nostro futuro di comunità umana, sempre più presa nella morsa dell’individualismo.
La storia di Maria è simile a quella di tante altre donne che possiamo incrociare per strada durante le nostre passeggiate nel relax dello shopping del sabato pomeriggio, che ci tende la mano all’uscita della metropolitana o fuori dal supermercato. Maria ci ricorda che la sofferenza esiste, che la povertà esiste, nonostante si punti tutto sull’apparenza nel “liberare” i centri delle città da elementi di “scarso decoro pubblico”, come se fossero sacchetti di spazzatura da gettare altrove. Non basta agire in questo modo. Le persone troveranno un altro posto per dormire, magari poco più in là..E’ fondamentale, invece, che ciascuno di noi possa avere una possibilità di scelta di vita, delle opportunità concrete; saranno poi le persone a decidere se aprirsi a nuove prospettive o continuare a percorrere la stessa strada.
Maria forse l’ha trovata un’altra via: l’asilo per i bambini, una casettina, qualche lavoretto per lei che non la costringa a tendere la mano ai passanti.
E’ una giovane donna…

Laura Palladino
Milano 2008
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La condivisione ha una ricaduta su tutta la comunità, non tanto perché il dono è fatto a ogni persona della comunità, singolarmente, ma perché dalla totalità del dono condiviso con uno solo emana una grazia capace di investire tutta la comunità, la quale alla fine partecipa di questo stesso dono e ne è ricolmata. (Tratto da “Spuntava il sole”, Sr. Benedetta Rossi)

EDITORIALE

Del Direttore: 
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