La mia esperienza in Azione Cattolica

Cosa sta significando per me il Servizio Civile in Azione Cattolica? Certamente la prima parola che mi viene alla mente è "ascolto". Ascolto di una realtà ecclesiale, di un modo di vivere la Chiesa, ma anche ascolto quotidiano delle persone, dei loro bisogni, delle loro fatiche, della loro Fede. A me piace pensare a queste persone come la mia "grande famiglia senza volto" perché molto spesso ci si trova a dover progettare iniziative o ad organizzare eventi per giovani e ragazzi che forse non conoscerai mai, perché preoccuparsi della fede di una sola persona significa anche occuparsi della fede di tutti coloro che incontreranno quell'unica persona. Inoltre in molti lavori che mi sono stati affidati ho ritrovato la bellezza, ma anche la fatica, di essere un semplice "contadino" che insieme ad altri si prende cura dei semi anche senza vederne i frutti, perché come ho detto poco fa, ti ritrovi ad impegnarti per persone che forse non sapranno mai che tu hai lavorato per loro.
Certo! Non è tutto rose e fiori. Servizio Civile significa misurarsi ogni giorno con degli impegni. Ancora di più significa scontrarsi con chi la pensa in modo diverso da te ma con i quali condividi la stessa fede e gli stessi valori associativi. È un continuo allenamento all’andare oltre sé stessi, a relazionarsi con gli altri, a comprendere quello che è il ruolo e il pensiero dell’altro. Una seconda parola è "formazione", sia nel servizio in AC sia nella proposta di Caritas Ambrosiana che è un Ente accreditato al Servizio Civile. Ci sono alcuni appuntamenti mensili di formazione curati da Caritas nei quali si riflette su quanto comporta la scelta del volontariato e sui valori di pace, giustizia e solidarietà che la accompagnano. Tuttavia la vera "forma" è quella che ti viene data ogni giorno durante il servizio, nel tempo che dedichi agli altri, nei lavori che porti a termine, nelle relazioni che intrattieni e nelle persone che incontri.
Proprio in questo sta la bellezza del servizio, che, nonostante sia l'unico con questo ruolo nell'Azione Cattolica, si opera tutti insieme al fianco di tanti altri amici e fratelli per raggiungere un obiettivo e la cui gioia più grande sta nel fatto che è sempre e comunque un dono gratuito.
La terza parola del servizio è allora “gratuità”. È vero lo Stato ti tratta come un suo dipendente e ti accorda anche un compenso mensile che tuttavia è più un rimborso spese che uno stipendio lavorativo. Concede ferie e anche dei giorni di malattia ma richiede allo stesso tempo una prestazione continuata di trenta ore settimanali per tutto l’arco di dodici mesi. Qualcuno potrà obiettare: Che genere di volontariato è mai questo? Oppure: Come può essere gratuità tutto questo?
Non saprei come ribattere a queste domande se non rileggendo quella che è stata la mia scelta. Io posso dire di aver risposto “si” ad una chiamata, perché ogni cristiano sa che “spendere” del tempo per gli altri e per la loro crescita è in qualche modo acconsentire e prendere parte ad un disegno che è più grande di noi.
Come scrive San Paolo: Siamo infatti collaboratori di Dio e voi siete campo di Dio, edificio di Dio (1Cor 3, 9). Questo significa per me prestare Servizio Civile in Azione Cattolica.

Andrea Sandrini
Milano 2008

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