ProTetto: rifugiato a casa mia, un'esperienza di accoglienza lunga 5 anni




Caritas Ambrosiana dal 2016 al 2020 ha promosso il progetto "ProTetto: rifugiato a casa mia", inserito nell’ambito del più ampio sistema dell’accoglienza diffusa realizzato da diversi anni su tutto il territorio della Diocesi di Milano, per costruire comunità più fraterne e per promuovere una cultura della carità oltre ogni muro e ogni chiusura, nel realismo di passi concreti di prossimità.

Il progetto prevedeva l’ospitalità della durata di un anno in famiglia, in parrocchia o in istituto religioso, di persone titolari di protezione internazionale o altre forme di protezione.
Caritas Ambrosiana ha messo a disposizione un operatore sociale che ha accompagnato le famiglie e i beneficiari e che ha collaborato con tutti i soggetti coinvolti sostenendo e monitorando il percorso di accoglienza, anche attraverso un “kit di integrazione” volto a sostenere l’inserimento sociale, lavorativo e abitativo delle persone accolte.

Nel corso delle 5 edizioni le famiglie accoglienti e tutor che hanno aderito al progetto sono state 19, alle quali vanno aggiunte 6 parrocchie e 1 istituto religioso.
Le famiglie, distribuite in tutta la Diocesi di Milano, hanno così svolto un ruolo cruciale accompagnando e sostenendo i beneficiari verso l’autonomia e l’integrazione.

Le persone che hanno beneficiato di questo progetto di accoglienza sono state 28, di cui 5 nuclei familiari, 11 uomini e 3 donne, che hanno potuto vivere la quotidianità dei momenti più incisivi delle relazioni familiari che si sono create attorno a loro in un clima di autentica partecipazione.
Per tutti, e con i tempi di ognuno, si sono raggiunti gli obiettivi preposti dell’autonomia lavorativa e abitativa, grazie alle reti di solidarietà delle famiglie e delle loro comunità, che hanno veramente messo in pratica in modo autentico la frase del vangelo “Ero forestiero e mi avete accolto”.


La storia di Issaka e la famiglia Cortesi

Issaka Yoda, 26 anni, originario del Burkina Faso, ha partecipato alla quinta edizione di “Protetto: rifugiato a casa mia” nel corso dell’anno 2020, ospitato a Lainate, un piccolo comune vicino a Milano, dalla famiglia Cortesi.

«I Cortesi sono stati come una famiglia, hanno creduto molto in me e questo mi ha dato ancora di più la forza per impegnarmi. Di questo sarò sempre grato. Ora voglio trovare un lavoro, una moglie e potermi mantenere senza chiedere il sostegno di nessuno».
Durante il suo cammino verso l’autonomia, Issaka ha ottenuto la licenza media. Ad aiutarlo a preparare la tesina è stato quello che lui chiama il suo “secondo nonno”, Paolo, un ex insegnante in pensione, che insieme alla figlia, Giovanna, e al genero, Giovanni, gli ha dato ospitalità in casa per un anno. «Abbiamo fatto un patto chiaro all’inizio: noi avremmo pensato al vitto e all’alloggio, lui si sarebbe impegnato nello studio e sul lavoro».

Così, l’esperienza in famiglia di Issaka si è rivelata fruttuosa e stimolante sia per lui sia per la famiglia Cortesi stessa, che si è riscoperta a sperimentare l’incontro con l’altro in una modalità del tutto inedita.

Per leggere la storia di Issaka clicca qui


Progetto "APRI", sulla scia di "ProTetto: rifugiato a casa mia"

Forte dell’esperienza maturata con “ProTetto: rifugiato a casa mia”, Caritas Ambrosiana nel 2021 ha deciso di aderire al progetto “APRI”, promosso da Caritas Italiana con l’obiettivo di creare, attraverso buone prassi di accoglienza dei migranti, una rete di relazioni e servizi che favorisca la costruzione di sistemi di welfare partecipativo.

Il nucleo di “APRI” consiste nell’assegnare centralità alla comunità concepita sia come luogo fisico sia come sistema di relazioni in grado di supportare il processo di inclusione relazionale, socio-lavorativo e abitativo della persona in accoglienza. Infatti le esperienze vissute fino ad oggi hanno attestato che, per la buona riuscita dei percorsi di integrazione e per la loro tenuta nel tempo, è indispensabile attivare e sostenere l’intervento della comunità locale.

L’ampliamento dell’intervento, dalle famiglie tutor a tutta la comunità, contribuisce alla diffusione e al rafforzamento di una cultura della corresponsabilità, con una ricaduta benefica su tutta la popolazione.
In quest’ottica, anche il coinvolgimento attivo delle Istituzioni nella costruzione di una rete di welfare ha l’obiettivo di sviluppare politiche sociali maggiormente inclusive e attente ai bisogni delle comunità e ai diritti dei cittadini, a partire dalle persone più fragili.
La partecipazione delle imprese locali, per l’auspicabile inserimento nel mondo del lavoro di persone ben integrate, costituisce un valore aggiunto anche in termini di ricaduta economica generale.

È così che quindi le persone, non appena si saranno ben inserite nel contesto sociale, saranno in grado a loro volta di proporsi come risorse all’interno della comunità in una dinamica virtuosa di sostegno e scambio reciproco.

Per saperne di più del progetto APRI clicca qui


 
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