Pregare Dio per i vivi e per i morti

Solo questa opera, la quattordicesima, Pregare Dio per i vivi e per i morti, sottintende una fede religiosa. Tutte le altre indicano un atteggiamento etico realistico e “laico”: di fronte alle componenti brutte dell’esistenza umana, bisogna sporcarsi le mani. Di fronte a un corpo e a una vita che soffre, qualunque sia la ragione, devo fare qualcosa, perché quel corpo funziona come il mio, quella vita vale quanto la mia, e star male non piace a nessuno. Ma alla fine dell’elenco, quand’anche fossimo così bravi, attenti e sensibili da riuscire a presidiare le innumerevoli situazioni di povertà e di disagio, dobbiamo riconoscere il nostro limite e l’eccedenza della sofferenza nel mondo rispetto alla sovrabbondanza della misericordia che le opere mettono in circolo.
Allora, il senso bello di questa ultima opera è quello di avvolgere i tanti gesti di misericordia in una relazione stabile con quel Dio che si presenta fin dall’AT come “clemente e misericordioso”, capace di “ascoltare il grido dei poveri” al quale consegnare il poco che riusciamo a metter in gioco affinché sia lui a moltiplicarlo come già fece suo Figlio Gesù sulle sponde del lago di Tiberiade con i cinque pani e i due pesci che furono sufficienti a sfamare una folla innumerevole.
Pregare Dio per i vivi e per i morti diventa un’opera di misericordia per noi, bisognosi di essere salvati dal duplice rischio di una superbia narcisistica che ci fa ritenere i salvatori del mondo, e da quello di una depressione rinunciataria che si affaccia non appena il nostro egoismo e comunque i nostri limiti ci espongono alla bruciante constatazione della nostra inadeguatezza. È importante sapere che non siamo soli nell’esercizio della misericordia e che in Dio abbiamo un alleato formidabile.
Ma ad alcune condizioni. E la prima è che questa che innalziamo al cielo possa definirsi una preghiera di intercessione, una preghiera nella quale non mi distacco con presunzione farisaica dalle miserie di coloro a favore dei quali mi rivolgo al Signore. La preghiera di intercessione “funziona” solo se riesce ad esprimere una reale com-passione nel cuore, nella carne, nei sensi. Intercessione deriva da intercedere che potremmo tradurre con un camminare in mezzo, tenendo idealmente una mano sulla spalla di coloro per cui voglio pregare. Non dall’alto della mia bravura, ma dentro una storia di condivisione e solidarietà. Una preghiera che non sarà mai una de-responsabilizzazione: pensate a quante volte nelle preghiere di benedizione della mensa ci esprimiamo più o meno così: “benedici Signore il cibo che stiamo per prendere e danne a chi non ne ha”. Capite? Se la gente muore di fame, la colpa è di Dio che non ne dà a sufficienza. Noi non facciamo nulla, ma con la preghiera ricordiamo a Dio che faccia il suo mestiere e così ci laviamo la coscienza ...
“Per i vivi e per i morti” dice la nostra opera. Un binomio che sta ad indicare totalità, che la misericordia se è vera non tollera esclusioni. La misericordia è “l’incendio del cuore per ogni creatura, uomini e uccelli e animali e per i demoni e tutto quel che è ...” scriveva un antico Padre d’oriente, Isacco di Ninive. Una prospettiva che mette in luce la meschinità di quanti – pur dichiarandosi orgogliosamente cristiani – hanno introdotto in questi anni la logica del “prima i nostri”. “Vivi e morti” dice la nostra opera, senza graduatorie che non siano dettate dall’urgenza del bisogno. Ma la cosa affascinante è che - per chi ha il dono inestimabile della fede - la misericordia va esercitata anche a favore di quanti, vissuto il grande passaggio della morte, in qualche modo “attendono” il pieno compimento della loro Pasqua e l’accesso definitivo all’incontro con Dio. Anche di loro noi possiamo occuparci e del loro cammino di purificazione dobbiamo farci carico. La relazione con i “morti” non viene interrotta e possiamo continuare a volerci bene, nella memoria e nella preghiera.
 
Roberto Davanzo

Inoltre, per approfondire l'argomento, presso l'Ufficio Documentazione sono a disposizione una serie di pubblicazioni sulle Opere di Misericordia, clicca qui per vedere.
newsletter
Iscriviti alla nostra newsletter
Emergenza Coronavirus - Dona ora
EVENTI E INIZIATIVE
25/09/2020
Convegni

La Rotta Balcanica, dentro o fuori l'Europa?

Venerdì 25 Settembre dalle ore 10.00 - Diretta Youtube e Facebook L’obiettivo è infatti far conoscere la via che i richiedenti asilo che fuggono da persecuzioni e conflitti del medio oriente devono percorrere dai confini greco-turchi per giungere in Europa. Si tratta di una via pericolosa e impervia, fatta di attraversamenti di paesi, sia dell’Unione europea che esterni all’Unione. Ne parleranno dei rappresentanti delle Istituzioni europee e due europarlamentari...

30/09/2020
Convegni

Per non tornare indietro … nessuno sia lasciato indietro

Non si può vivere sani in un pianeta malato - Mercoledì 30 Settembre - Ore 18.30 - Diretta Youtube e Facebook canali Caritas Ambrosiana

21/10/2020
Convegni

Per non tornare indietro … nessuno sia lasciato indietro

Lavoro dignitoso e imprese sociali - Mercoledì 21 Ottobre - Ore 18.30 - Diretta Youtube e Facebook canali Caritas Ambrosiana

28/10/2020
Convegni

Per non tornare indietro … nessuno sia lasciato indietro

Fratelli tutti: nessuno sia lasciato indietro - Mercoledì 28 Ottobre - Ore 18.30 - Diretta Youtube e Facebook canali Caritas Ambrosiana

EDITORIALE

Del Direttore: 
Luciano Gualzetti



 
Debiti e usura. Il coronavirus li fa crescere

La legge sul sovra-indebitamento ha dato sino ad ora esiti molto modesti. A dimostrarlo sono i risultati delle fondazioni antiusura.

.... Leggi qui

IN EVIDENZA
America Latina e Caraibi
Progetti in evidenza
Rendicontazioni
Trasparenza

Ai sensi di quanto previsto dalla legge 124/2017, si comunica quanto la Fondazione Caritas Ambrosiana ha ricevuto nel corso dell’anno 2019 dalla pubblica ammini ...

Lasciti testamentari
Lasciti Testamentari

Scegli di fare un dono nel testamento a favore di Caritas e sarai per sempre al fianco di chi ha più bisogno.