Emergenza terremoto Haiti


La sera del 6 ottobre ad Haiti la terra ha tremato forte, dall’epicentro vicino alla costa nordoccidentale una scossa di magnitudo 5.9 della scala Richter ha investito buona parte del Paese, facendosi sentire fino ad oltre la frontiera; e poi ancora domenica e lunedì sono seguite delle repliche di 5.2 e 4.2. In tutto il Grand Nord le case, gli edifici pubblici e le poche infrastrutture esistenti hanno subito uno shock brutale, hanno ceduto, si sono spezzate fino a crollare, rivelando spietatamente l’estrema fragilità di questo territorio.
A Port-de-Paix, città più vicina all’epicentro, ma anche a Gros Morne, a San Louis du Nord e in altri centri abitati della zona colpita, almeno 18 persone sono morte e centinaia sono i feriti.
Ma la drammaticità di un evento non sta solo nella conta delle vittime e dei danni materiali. Per parlare del terremoto non basta quantificare, occorre piuttosto guardare il contesto sul quale si è abbattuto un evento che già di per sé è tragico.



La sera del 6 ottobre qualcuno è morto ferendosi nella fuga, è morto di panico. Il terremoto del gennaio 2010, che per molti ha disegnato Haiti sul mappamondo per la prima volta, per i suoi abitanti è un trauma collettivo, è un evento che ha coinvolto tutti direttamente o indirettamente, è uno spartiacque nella vita di ognuno tanto da non venir mai nominato, è chiamato semplicemente Douz Janvye (12 gennaio). L’isola si trova in una zona sismica, ma quelle della settimana scorsa sono state le scosse più violente da quel doloroso evento.
 
Dopo l’impatto iniziale il panico è diventato paura. In questo momento tante persone stanno ancora dormendo per strada, in rifugi nella maggior parte dei casi improvvisati dagli stessi abitanti. Tra loro c’è chi ha perso la casa e non ha dove andare, c’è chi non si fida a rientrare per via delle crepe inflitte dalle scosse. Ma per molti la necessità non lascia scelta, impone il ritorno alla normalità nelle proprie case, da un lato con l’angosciosa consapevolezza del pericolo, dall’altro affidandosi ad un estremo fatalismo, rassegnandosi all’idea di non poter fare altrimenti.
Port-de-Paix vive una situazione di precarietà abitativa estrema come tutte le città haitiane, dove la bidonvillizzazione di aree non sicure, l’urbanizzazione selvaggia lasciata al caso e la povertà strutturale e dei materiali con i quali sono costruite le dimore stesse, sono la realtà dei suoi abitanti. Un fenomeno in costante aumento a causa dello spopolamento delle campagne al quale si aggiunge ora il terremoto che non fa altro che acuire le difficoltà ed esacerbare la violenza insita nella povertà di questo Paese.

Anche l’unico ospedale pubblico della città nonché tra le pochissime strutture a servizio della regione, l’Immaculée Conception, famoso per essere il più povero e trascurato del Paese, è stato danneggiato e seriamente compromesso. I degenti hanno affollato il cortile; i feriti più gravi sono stati evacuati, un’equipe di medici ed infermieri haitiani e cubani è stata inviata dalla capitale, ma alla radio si chiedeva ai feriti meno gravi di restare a casa propria. Di nuovo il terremoto infierisce sulle già precarie condizioni di vita della gente. L’assistenza sanitaria è quasi inesistente, mancano servizi di base come un reparto ortopedico o ne scarseggiano altri fondamentali come la pediatria. Inoltre per molti la salute è un bene inaccessibile a causa delle distanze inasprite dalla mancanza di strade asfaltate, dal costo dei trasporti e dell’accesso alle cure stesse.

Le scuole per ora rimangono chiuse, alcune sono distrutte, di altre danneggiate si sta valutando l’entità dei danni e l’abitabilità.
Tutto ciò genera oltretutto la paralisi di diverse attività economiche quali il piccolo commercio, che spesso si concentra intorno a scuole, ospedali e dispensari, sostentamento principale di tante famiglie monoparentali spesso numerosissime.
 
La protezione civile haitiana sta coordinando la risposta all’emergenza delle diverse istituzioni e organizzazioni presenti sul territorio, tra le quali anche la 
Caritas diocesana di Port-de-Paix. Settimana scorsa hanno avuto inizio le prime distribuzioni di beni di prima necessità e alcune tende sono state montate e messe a disposizione per gli sfollati nelle zone più colpite. Inoltre in collaborazione con CRS e le autorità locali la Caritas Diocesana sta mappando i danni, per essere in grado di intervenire sia nella prima emergenza che in seguito. Questo è solo l’inizio della sfida che la popolazione colpita dal sisma dovrà affrontare, con la speranza che la sua drammaticità possa almeno rappresentare un’occasione per intervenire rispetto alle criticità più profonde.
Caritas Port-de-Paix, anche attraverso la rete delle Caritas parrocchiali, continua in prossimità alla popolazione colpita.
 
Caritas Ambrosiana, presente a Port-de-Paix da fine 2010 attraverso i suoi operatori per l’implementazione ed il supporto a diversi progetti condivisi in questa diocesi haitiana, manifesta la propria vicinanza alla popolazione colpita da questo dramma e alla Chiesa haitiana, stanzia una prima somma di 10.000 euro e apre una raccolta fondi in attesa di una fotografia più precisa dei bisogni e degli interventi di cui si occuperà Caritas Port-de-Paix.
 


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