Il bilancio di Expo: l'edicola Caritas

Con i suoi 250mila visitatori, l’Edicola Caritas è stato il cuore pulsante della Caritas all’Expo, il luogo in cui è stato rappresentato il tema “Dividere per moltiplicare”, l’apparente paradosso, che ispira l’azione di Caritas nel mondo per nutrire coloro che nel pianeta hanno fame.
Al contrario di quanto avvenuto in altri padiglioni, l’Edicola Caritas non ha messo in scena il cibo ma chi il cibo non ce l’ha, attraverso un percorso fatto di più tappe: l’opera Energia di Wolf Vostell, la torre delle monete emblema della iniqua distribuzione delle risorse, le mostre fotografiche della Fondazione Ente dello Spettacolo “Cibo e Cinema” e di Caritas Internationalis sul contributo delle donne per lo sviluppo. Un percorso guidato, grazie all’impegno lungo i sei mesi di 171 volontari e 14 giovani in servizio civile ed infine arricchito da 400 video messaggi in diverse lingue registrati dagli stessi visitatori.
 
La presenza di Caritas in Expo è stata poi caratterizzata da momenti di grande partecipazione. All’inizio, il 19 maggio, il Caritas Day, la grande parata lungo il Decumano dei delegati delle Caritas nazionali provenienti da tutto il mondo, preceduto il giorno prima in piazza Duomo a Milano da un grande spettacolo di arte, cultura e fede “Tutti siete invitati”, che ha portato davanti alla Cattedrale 50mila persone e 1 milione di spettatori per la diretta di Tv2000.
 
Il 4 ottobre, in occasione della festa di San Francesco d’Assisi, la grande tavola di fraternità, la “Mensa dei Popoli” che ha visto pranzare insieme in Expo 3mila persone, oltre la metà delle quali provenienti dalla mense dei poveri di tutta la Lombardia. In mezzo a questi due grandi eventi il palinsesto culturale. 11 convegni con esperti nazionali e internazionali in cui si sono toccati tutti i temi più scottanti: il diritto al cibo, i conflitti dimenticati, le migrazioni forzate, lo sfruttamento del lavoro agricolo, i paradossi del sistema alimentare. E ancora 7 dialoghi-testimonianza sull’eredità di Expo con i protagonisti del dibattito pubblico, ogni venerdì, nei mesi di settembre e ottobre. 
 
Expo è stata poi per Caritas il palcoscenico da cui lanciare proposte a livello internazionale e locale. Dall’aiuto ai piccoli agricoltori responsabili del 70% del cibo che consumiamo, ma minacciati dai cambiamenti climatici, dal land grabbing, dalle speculazioni finanziare; all’introduzione in Italia del Reddito di inclusione sociale come misura strutturale per sconfiggere la povertà.
 
Nel semestre espositivo, Caritas ha poi promosso progetti ed iniziative fuori Expo. Il Refettorio Ambrosiano, ideato da Massimo Bottura e Davide Rampello ha trasformato in 6 mesi 10 tonnellate di eccedenze alimentari provenienti da Expo in 11.800 pasti di qualità offerti quotidianamente a persone fragili inserite nei programmi di accompagnamento di Caritas Ambrosiana. Un lascito di Expo che proseguirà anche dopo il termine dell’Esposizione.
 
In agosto è partita Cena Sospesa: le donazioni dei clienti raccolte nei 28 ristoranti di Milano che hanno aderito all’iniziativa, hanno permesso alla Caritas di distribuire in un mese 1300 buoni pasto da 5 euro a persone impegnate in corsi di riqualificazione professionale o in tirocini.
 
«Caritas è stata una delle organizzazioni della società civile che per la sua dimensione internazionale ha potuto partecipare ad Expo alla pari di un Paese, dunque con un proprio spazio autonomo sul Decumano. Nella storia delle esposizione è stata la prima volta che è accaduto. E credo che sia stato un vantaggio per tutti – osserva Luciano Gualzetti, vicedirettore di Caritas Ambrosiana -. Noi abbiamo avuto la straordinaria opportunità di far arrivare la voce dei poveri che incontriamo nel mondo e di portare anche fisicamente gli esclusi ad Expo. Il nostro ruolo di coscienza critica, mettendo in luce anche i limiti di Expo, ha fatto bene alla stessa esposizione. Trattare la società civile in modo paritetico, non relegandola in un solo padiglione, penso che sia ciò che ha fatto dell’Expo di Milano un modello per le esposizioni del futuro».
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