Fame di cambiamento

Nel brano della moltiplicazione dei pani e dei pesci, i discepoli vanno da Gesù e gli chiedono di allontanare la gente in modo che possano andare a comprare cibo. Ma Gesù risponde: "Date loro voi stessi da mangiare".

Gesù sta dicendo che non dobbiamo sederci e aspettare che sia lui a fare tutto. Dobbiamo contribuire nella maniera in cui possiamo, anche se la nostra azione è piccola: pochi pani e pesci per cinquemila persone.

Ogni volta che preghiamo il Padre nostro, chiediamo "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Il pane è qualcosa che ci viene chiesto di condividere: non è il mio pane quotidiano, ma il nostro. In realtà è nostra la responsabilità di condividere, in modo che tutti possano avere abbastanza. Nell'Eucaristia condividiamo il corpo e il sangue di Cristo.

Il Cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente di Caritas Internationalis, in una conferenza sulla fame, ha definito la mancanza di cibo per i poveri la maggior situazione non-eucaristica esistente sulla terra.
Il cibo è un bisogno umano fondamentale e un diritto umano fondamentale. Come ha scritto Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate:
"è ... necessario coltivare una coscienza solidale che consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni".

Egli ritiene che la fame è il segno più crudele e concreto della povertà.
Evidenziando anche come abbia ormai raggiunto proporzioni inaccettabili.


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Ma perché sono così tante le persone – ben un miliardo - che hanno fame?

Non è certo perché non c'è abbastanza cibo. Dio ha creato un mondo di abbondanza, un mondo in grado di produrre abbastanza cibo per tutti.
'La povertà è uno scandalo e la fame è una tragedia evitabile, che va affrontata combattendo le sue cause strutturali’, dice il cardinale Maradiaga.
Tutti noi sappiamo che i prezzi del cibo aumentano continuamente. Sono state istituite banche alimentari, anche in paesi "ricchi". L’aumento dei prezzi penalizza ulteriormente i più poveri, che sono sempre più in difficoltà a comprare cibo a sufficienza per sfamare le loro famiglie.

Molto cibo è prodotto da piccoli agricoltori. E non è facile per loro accedere ai mercati per vendere i loro prodotti. Sui mercati internazionali i prezzi alimentari cambiano in continuazione. C'è anche una forte speculazione.  
La pratica di speculare sui prezzi alimentari è stata condannata con la massima fermezza da Benedetto XVI . "Come possiamo tacere", dice, "quando anche il cibo è diventato oggetto di speculazioni o è legato a un mercato che, senza alcuna regolamentazione e privo di principi morali, appare legato esclusivamente all’obiettivo del profitto?".

Il cardinale Maradiaga ribadisce il concetto affermando che "abbiamo un sistema economico e finanziario che non è etico".
Come cristiani siamo chiamati a rispondere a uno degli scandali più grandi del nostro tempo.
‘Dare da mangiare agli affamati’ (Cfr. Mt 25, 35. 37. 42) è un imperativo etico per la Chiesa universale, che risponde agli insegnamenti del suo Fondatore, il Signore Gesù, riguardanti la solidarietà e la condivisione dei beni’ (cfr. Caritas in veritate, n. 27).

Ma nutrire gli affamati richiede un cambiamento. Un cambiamento anzitutto del  nostro atteggiamento, sfidando noi stessi a non sprecare cibo, a comprare cibo locale, sostenibile, equo e solidale. Un cambiamento da parte dei governi e delle grandi imprese, in modo che il profitto non diventi un fattore imperante sopra tutti gli altri: al centro bisogna mettere le persone, soprattutto i più poveri.

È necessario che i governi prendano provvedimenti per fare in modo che tutti abbiano accesso al cibo, e che nessuno soffra la fame. C'è abbastanza cibo per tutti se smettiamo di mettere al primo posto i nostri interessi per mettere gli interessi dei più poveri al centro delle decisioni personali, sociali ed economiche.

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