Dal Centrafrica Padre Beniamino ci racconta..


...la situazione governativa e la visita di Papa Francesco a Bangui
 
Padre Beniamino Gusmeroli, con cui Caritas Ambrosiana sta collaborando, è un missionario betharramita nella parrocchia Nostra Signora di Fatima a Bouar, nella Repubblica Centrafricana. E’ lui a raccontarci la situazione attuale del paese e a parlarci dell’emozionante visita di Papa Francesco nel Paese che dal Pontefice stesso è stato definito il “cuore geografico” del continente africano.


Padre Beniamino ci racconta che la situazione nelle Repubblica Centrafricana non vuole proprio normalizzarsi. La situazione si presenta come un “tutti contro tutti”, benché le parole che circolano sulla bocca di tutte le forze in campo siano pace, coesione sociale, sicurezza, votazioni e nuovo inizio. Ad oggi la quasi totalità del paese è sotto assedio e, per una ragione o per l’altra, vive nella paura. Bangui, la capitale, è assolutamente insicura: furti, uccisioni, incendi di case e nuove barricate si erigono ogni giorno per impedire l’accesso agli abitanti dei quartieri nemici. Seleka e anti- Balaka, le due principali forze in campo, continuano la loro resa dei conti.
 
Il conflitto tra loro ha avuto origine dal colpo di stato del gennaio 2013 quando Djotodjia ha invaso il paese con un’armata di mercenari Ciadiani e Sudanesi, tutti musulmani. Questo fa capire che le radici del conflitto non sono locali ma vengono dall’esterno, dove si ramificano fino a toccare in vari punti l’equilibrio internazionale e ciò rende la situazione delicata anche per le forze internazionali coinvolte, ONU compresa. Dopo aver preso il potere, i mercenari guidati da Djotodjia si sono sparsi in tutto il paese disseminando terrore e vendendo armi alla parte musulmana della popolazione. La gioventù del paese si è sollevata e in molte zone ha scacciato i mercenari Seleka e di conseguenza i musulmani che si erano armati per stare al loro fianco. In seguito la situazione è degenerata in una caccia ai musulmani; di fatto questi ultimi erano divenuti i proprietari del paese: l’economia, il commercio e le ricchezze erano tutte in mano loro, mentre alla popolazione locale che dimostrava la volontà di crearsi una propria iniziativa commerciale venivano assicurate gravose minacce. In questa situazione generale la popolazione locale, quando si è trovata di fronte l’opportunità per rivalersi lo ha fatto. In realtà, però, al momento della cacciata degli invasori gli anti-Balaka per molteplici fattori, tra cui l’essere manipolati da personaggi politici influenti, si sono trasformati da gruppi di patrioti a gruppi armati di brigantaggio, colpevoli, nei confronti della propria popolazione, delle stesse nefandezze compiute dai Seleka cacciati. Per questo motivo, attualmente essi sono tutt’altro che benvoluti dalla maggior parte della popolazione locale.

Come ci dice ancora Padre Beniamino Gusmeroli, la zona a ovest del paese, dove è presente Caritas Bouar, è meta di una situazione tesa ma senza violenti colpi di scena mentre nella regione tutt’intorno regna l’insicurezza.


La Chiesa in questo scenario si presenta come una forza di pace e di integrazione sociale. Tutte le parti in causa in questo conflitto sono unanimi nel riconoscere che il problema non è di carattere religioso: il conflitto in atto non si può semplificare ad una guerra di religione tra cristiani e musulmani. La maggior parte della popolazione, ovvero quella non manipolata dai personaggi politici a cui fa evidentemente comodo l’instabilità del paese, riconosce il ruolo chiave della Chiesa in questa situazione. Le chiese cristiane, infatti, stanno assistendo ad un ritorno di maggior frequenza e partecipazione alle varie iniziative, e stanno progressivamente aumentando i gruppi di preghiera e riflessione per la pace. La chiesa inoltre è impegnata in un lavoro di ricreazione del tessuto sociale che favorisca il ritorno dei rifugiati alle loro rispettive case, città e villaggi. Essa opera per essere vicino alla popolazione nei settori fondamentali per la vita sociale come la sanità, la scuola e lo sviluppo agricolo. Il quadro generale ci propone una situazione molto complessa e difficile; è in questo clima che ha avuto luogo la visita di Papa Francesco, la quale ha permesso di portare sulla scena internazionale la situazione del Centrafrica.


Il momento più significativo della visita è stata la messa alla cattedrale di Bangui, con l’apertura della porta santa che ha indetto l’inizio, con una settimana di anticipo, del Giubileo della Misericordia e ha fatto di Bangui per un giorno la capitale spirituale del mondo. Tra gli altri momenti, sono stati emozionanti l’incontro coi giovani e la visita ad alcuni ospedali della zona, perché sono stati momenti di incontro con le diverse povertà del paese; inoltre, è molto significativa anche la visita alla moschea centrale di Bangui, nel segno della fratellanza, concetto spesso ribadito dallo stesso Pontefice nei suoi discorsi ufficiali. Infine, la messa conclusiva allo stadio della città ha visto unirsi in preghiera tante gioventù assetate di parole nuove e sincere. Nonostante fossero parecchie le preoccupazioni riguardo la sicurezza dell’evento, non ci sono stati di fatto momenti critici né segni di insofferenza.


Il messaggio del Papa è stato incentrato intorno alle parole “passare all’altra riva”: esse infatti rimandano all'invito di Gesù ai discepoli di passare alla riva del perdono, della riconciliazione, della misericordia, della pace, dello sviluppo, smettendo di avere paura dell’altro, abbandonando la guerra, le divisioni e la miseria che esse portano; parole fatte non di diplomazia, ma di vicinanza reale, per "questo paese (che) cerca di uscire da un periodo molto difficile di conflitti violenti e di grandi sofferenze per la popolazione", spesso legate ad interessi politici ed economici che vogliono mantenere il Centrafrica nell'instabilità. Papa Francesco sottolinea quindi che la ragione per cui ha voluto aprire a Bangui la prima porta santa della misericordia è "in segno di fede e di speranza per questo popolo e simbolicamente per tutte le popolazioni africane, che hanno maggior bisogno di liberazione e di conforto".

..e l’andamento dei progetti locali di Caritas

Sempre Padre Beniamino ci spiega che la Caritas a Bouar appoggia e sostiene oltre cento associazioni contadine, con un progetto cofinanziato da Caritas Ambrosiana e dall’Associazione ONLUS “Jiango be Africa”, che prevede la formazione agricola, la coesione sociale e la creazione di sbocchi di mercato per i prodotti agricoli. A questo scopo sono state avviate alcune attività specifiche: un magazzino di acquisto, stoccaggio e vendita dei prodotti agricoli, il quale è riuscito a stipulare un contratto con PAM per la vendita periodica di fagioli. Questo incoraggia i contadini alla produzione e dà speranza alle famiglie, poiché crea lavoro e ciò permette loro di poter affrontare le necessità più urgenti. La seconda attività consiste in una fiera agricola annuale che si presenta, ormai da sei anni, come luogo di scambio, di festa, di vendita e acquisto dei prodotti agricoli della regione. Essa permette di tenere sotto controllo l’andamento agricolo del territorio e soprattutto di rendere visibili gli sforzi per lo sviluppo attuati dagli operatori Caritas Bouar, dai suoi collaboratori e dalla popolazione locale. Quest’anno la fiera è programmata per la seconda domenica di febbraio.

 
In generale, la Caritas a Bouar, grazie al buon lavoro svolto nel corso del tempo, ha guadagnato sempre maggiore credibilità; per questo motivo l’UNICEF ha affidato proprio alla Caritas locale un progetto di supporto scolastico, consistente nella distribuzione di materiale scolastico, nella formazione delle popolazioni dei villaggi e nell’attuazione di piccole ristrutturazioni al fine di migliorare il sistema scolastico di cento scuole della regione. Inoltre, visto che le scuole distano molti chilometri l’una dall’altra e i collegamenti spesso consistono in strade poco praticabili, l’ONU stessa intende affidare a Caritas Bouar la costruzione di tre ponticelli solidi su cui possano passare i camion del progetto, permettendo di rendere transitabile una zona interessante anche dal punto di vista economico. 

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IMMAGINI: Caritas Internationalis.

 

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