Bolivia


Stretto fra i giganti Brasile e Perù sorge la Bolivia, uno dei Paesi più poveri del continente americano.
In un’estensione pari a circa tre volte l’Italia, il 60% della popolazione vive sull’altopiano (dai 2.000 ai 4.500 metri sul livello del mare), in uno scenario dove le catene montuose arrivano fino a 6.000 metri. Gli amerindi, che costituiscono il 55% della popolazione complessiva, il 30% di lingua quechua e circa il 25% di lingua aymara, sono stati storicamente relegati al margine della società; per questo desiderio di giustizia e riscatto hanno sostenuto l’elezione nel 2005 di Evo Morales, primo presidente indigeno della storia boliviana, rieletto all’inizio di dicembre 2009 per un nuovo mandato quadriennale.
Si stanno progressivamente ridimensionando le aspettative nel governo Morales di produrre cambiamenti strutturali e politiche efficaci capaci di dare una risposta alle tante istanze delle categorie popolari, indigeni, contadini e senza terra. Anche la società civile pare frammentata, pervasa da una certa idealità ma incapace come lo Stato e le famiglie di trovare risposte definitive.
 

La profonda differenza tra area rurale e urbana caratterizza la società boliviana. La percentuale della popolazione con bisogni basilari insoddisfatti è pari al 39% nell’area urbana mentre sale al 91% in area rurale, dove vivono quasi esclusivamente le popolazioni indigene. Questa grande disparità è la causa della forte migrazione che si è registrata e si sta registrando verso l’estero, in particolare verso l’Argentina, gli Stati Uniti e l’Europa (in particolare Spagna e Italia) e all’interno del Paese verso le maggiori città.
Tra queste la città di Cochabamba, ubicata su un altipiano di circa 2.700 metri al centro del Paese, crocevia tra la zona andina e il Tropico. Punto di arrivo di una consistente immigrazione interna, ha visto negli ultimi decenni la generazione di enormi sacche di povertà e marginalità, con diversi disagi per chi arriva e per chi accoglie, per quei membri della famiglia che partono e per quelli che rimangono.
 
In questo contesto dal 2005 stiamo collaborando con la diocesi di Cochabamba, più precisamente con la sua Caritas diocesana, impegnata “nella missione di promuovere la dignità umana delle persone, rivolgendosi in particolare ai più poveri ed emarginati, sostenendo con forza la difesa della loro vita e dei loro diritti umani”.
Caritas Cochabamba gestisce 3 programmi denominati “Prevenzione e gestione dei rischi”, “Promozione allo sviluppo integrale” e “Promozione sociale del territorio”. Il primo supporta le comunità che si trovano coinvolte in disastri naturali, soprattutto nell’area tropicale del Chapare, regione soggetta a inondazioni nel periodo delle piogge. Il secondo programma gestisce progetti di agricoltura e allevamento, di sicurezza alimentare, di miglioramento nutrizionale e di gestione dell’acqua, principalmente nell’area rurale.
L’ultimo promuove la lotta alla povertà, la denuncia delle ingiustizie, l’accesso ai beni e ai servizi primari e la solidarietà nella comunità.
 
 
La promozione sociale del territorio: il progetto “Formazione Caritas parrocchiali”
Caritas Ambrosiana rivolge le sue attenzioni a questo programma, sostenendo Caritas Cochabamba nel progetto “Formazione Caritas parrocchiali” che si pone l’obiettivo sia di formare le comunità locali nell’attenzione alle povertà presenti sul territorio, nell’ascolto, nell’accoglienza e nell’ideazione di proposte alternative da presentare alle istituzioni che di organizzare opere sociali e di carità, partendo dalle comunità stesse, attraverso gruppi di volontari sensibilizzati, formati e organizzati in Caritas Parrocchiali, in modo che le comunità possano contare innanzitutto su loro stesse, anche in assenza di aiuti esterni, per trovare soluzioni ai problemi del proprio territorio.
Il sostegno di Caritas Ambrosiana si esprime attraverso risorse economiche e umane; negli ultimi 3 anni, infatti, abbiamo incaricato i giovani in Servizio Civile all’Estero (esperienza che continua a Cochabamba dall’ottobre 2006) di concentrarsi prioritariamente su quest’ambito di intervento.
 
La questione agraria: il progetto “Madre Tierra”
La concentrazione della ricchezza è sicuramente una delle cause principali di questa situazione. Analizzando, ad esempio, il fattore terra, si nota come nella zona andina della Bolivia, ad occidente, vive i 2/3 della popolazione nazionale, ovvero più di sei milioni di abitanti che hanno a disposizione cinque milioni di ettari produttivi, il 7% del territorio produttivo complessivo. Nella zona orientale, caratterizzata per la presenza di bassipiani coperti da foreste tropicali pluviali, da savane alluvionali e da savane secche, si trova il 93% delle terre fertili del Paese nelle quali vive solamente il 30% della popolazione boliviana. Si tratta di latifondi molto estesi e spesso improduttivi, con i proprietari che speculano sui prezzi al rialzo per rivendere le terre; un patrimonio di cinquantotto milioni di ettari in mano a poche famiglie e a grandi multinazionali.
La recente approvazione del nuovo testo costituzionale ha destinato una forte attenzione a questo tema, che vede quindi un apparato legislativo favorevole ma una contrapposizione sociale molto forte sul tema.
 
In questo panorama abbiamo accolto nel 2008 la richiesta del Movimento dei Senza Terra di Cochabamba a sostenere il nuovo insediamento abitativo e produttivo di Tierra Nueva, nella regione tropicale del Beni. Il progetto prevedeva originariamente il progressivo trasferimento di 100 famiglie indigene senza terra da 4 dipartimenti occidentali (Oruro, Chuquisaca, Potosí e Cochabamba) per creare la nuova comunità di Tierra Nueva. Inizialmente si sono registrate opposizioni e minacce da parte degli allevatori di bestiame che avevano illegalmente occupato le terre in questione, rifiutando l’assegnazione legale alle famiglie dell’MST.
Superato questo problema, negli ultimi due anni si sono evidenziate delle divisioni interne al Movimento stesso, in particolare rispetto al tipo di proprietà delle terre ottenute (per alcuni “individuali”, da suddividere per nucleo famigliare, per altri da mantenere “collettive”) e rispetto all’utilizzo produttivo delle terre stesse (utilizzo agro-forestale mercantilista piuttosto che la ricerca di un piano agro-ecologico più sostenibile). Questioni legali e organizzative che stanno rallentando significativamente l’esecuzione del progetto che stiamo continuando a monitorare attraverso i colleghi di Caritas Cochabamba e con visite periodiche dei nostri servizio civilisti in loco.

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