Siria: in un silenzio assordante la guerra continua!

A poco meno di 4 anni dall’inizio dalla guerra, l’economia in Siria è tornata indietro di 30 anni. A questo ritmo se il conflitto perdurerà anche nel 2015, circa il 90% della popolazione potrebbe ritrovarsi sotto la soglia di povertà, ovvero cercare di sopravvivere con meno di due dollari al giorno! Questa è la drammatica conclusione del rapporto stilato dalla Commissione Economica e Sociale per l’Asia Occidentale dell’ONU (ESCWA). Il Paese sta affrontando un declino inarrestabile destinato a peggiorare ulteriormente. Prima della guerra la disoccupazione era a livelli accettabili circa l’8% oggi è salita ad oltre il 50%, sempre secondo i dati del rapporto l’economia è entrata in un processo di recessione inflazionistica. Tra il 2012 e il 2013 c’è stato un aumento di prezzi superiore al 89% e per i soli generi alimentari del 107%.

Il 2013 è stato, per il momento il periodo peggiore per quanto riguarda gli spostamenti della popolazione in fuga, sia a livello interno (sfollati) che verso i Paesi confinanti (rifugiati). Due dati fra tutti esprimono questo dramma: l’iscrizione alla scuola primaria è calata al 70%, 3 bambini su 10 non possono frequentare le lezioni, la copertura sanitaria riguardo le vaccinazioni è scesa in modo preoccupante a circa un 50%.

La ricomparsa di polio, TBC e colera sono i segnali gravi della crisi sanitaria in cui versa l’intera popolazione. Inoltre la scarsa presenza di medici e personale sanitario in genere assieme alla mancanza di medicine, e di qualsiasi accesso a cure mediche peggiora mese dopo mese. A fine dicembre 2013, più della metà delle ambulanze presenti nel paese sono state distrutte, o rubate o comunque danneggiate. Circa 15.000 dottori hanno lasciato il Paese. Gli ospedali e i centri di cura sono stati distrutti in maniera massiccia. La mancanza di medicine è diventato un problema molto serio, specialmente per chi soffre di malattie croniche. Insulina, ossigeno e anestetici sono praticamente introvabili in numerosissime aree nonostante prima dell’inizio del conflitto, la Siria producesse il 90% di questi medicinali.

Il protrarsi della guerra ha fatto diminuire di oltre il 70% la capacità produttiva nel Paese. Inoltre, a causa della svalutazione della moneta siriana, il costo di questi medicinali è aumentato del 20 %, talvolta anche del 50%.
Le conclusioni del rapporto riguardano le catastrofiche previsioni per il 2015 : se non ci sarà un cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari si stima che il tasso di mortalità infantile al di sotto dei 5 anni potrebbe arrivare a 28,8 bambini morti ogni mille nati, il tasso di scolarità scenderà al di sotto del 50% per gli studenti tra i 6 e 11 anni. In Siria sta crescendo una nuova generazione che sta conoscendo solo gli orrori della guerra, che è povera, malata, sofferente e che potrebbe ritrovarsi anche analfabeta, insomma una generazione a cui è negata la possibilità di crescere a cui è concessa solo una flebile speranza di sopravvivenza da quasi 4 anni grazie soprattutto all’incapacità della Comunità internazionale tutta di fermare la guerra, oltre il fatto conclamato che parte di essa l’ha favorita e continua a sostenerla politicamente, economicamente e militarmente!
 
Dalla Caritas Siria arrivano notizie sempre più allarmanti. La situazione umanitaria è andata deteriorandosi pressoché ovunque. Alla fine di Aprile, il conflitto ha distrutto numerosi negozi di alimentari in molte aree, comprese quelle di Aleppo e Dar’a, dove la scarsità di farina ha fatto aumentare il prezzo del pane più del 50%.
Il prezzo del riso, dell’olio e di altri prodotti alimentari è aumentato improvvisamente. L’inflazione del prezzo dei beni alimentari è stata rapida pressoché ovunque. La scarsità di piogge ha causato gravi problematiche alimentari in quanto i raccolti non sono sufficienti a sfamare la popolazione e ad assicurare la stabilità dei prezzi sul mercato.
Aleppo continua ad essere una delle zone maggiormente colpite del paese; il conflitto ha avuto un drammatico impatto umanitario sulla popolazione civile.

Lo staff di Caritas presente nel paese ha riportato che, durante il periodo di attuazione del progetto, gran parte degli scontri si è svolto in città, affliggendo specialmente i quartieri di Ramousseh, Hanano, Eramoun, al Midan and Villat; inoltre gli attacchi da parte dei gruppi armati hanno colpito Zaara, Midan, Ramousseh e la parte vecchia della città di Aleppo. I bombardamenti erano praticamente quotidiani. La Camera di Commercio e l’hotel Carlton, che veniva usato come quartier generale dalle forze del governo, sono state distrutte da violenti esplosioni.
In particolare Aleppo è la regione con il più alto numero di popolazione sfollata all’esterno del paese, nella sola città e attorno ad essa si contano circa 450.000 sfollati. Secondo le stime dell’Unicef la popolazione di Aleppo si è duplicata superando i 2,5 milioni di abitanti. Durante la durata del progetto di Caritas Siria gli spostamenti della popolazione erano frequenti a causa dei ripetuti bombardamenti.

Nel mese di Aprile, nella parte settentrionale della città si è assistito a un aumento della violenza che ha spinto la popolazione di numerosi quartieri (Midan Ashrafiyeh, Zaara) a lasciare le proprie case per cercare rifugio nella parte ovest della città. Nonostante gli sfollati abbiano trovato rifugio in spazi pubblici allestiti dalla stato – circa 150 scuole sono state aperte, più di 50 moschee e la grande Università di Aleppo che da sola ha accolto dalle 30 alle 35 mila persone secondo le diverse fonti- il team di Caritas ha iniziato ad accogliere la popolazione a partire dalla scorsa primavera. Gli spazi a disposizione, già precedentemente sovraffollati, non sono sufficienti a prestare una dignitosa accoglienza ai nuovi arrivati.

Durante la gestione del progetto la strada che collega Damasco e Aleppo veniva regolarmente bloccata impedendo a numerosi beni di prima necessità di raggiungere la città, che soffriva perciò di tali mancanze. La crisi ha legato la fluttuazione del dollaro, e il costante aumento del prodotto finale portando a un sostanziale aumento dei prezzi. Gli sfollati interni e gli abitanti della città hanno dovuto comprare acqua per riempire i propri tanks e generatori per superare la mancanza di elettricità. Attualmente il prezzo dell’olio sul mercato nero si aggira tra le 60 e le 90 lire siriane contro le 25 lire prima della crisi. Questo problema si aggiunge a quello dei “trade war” ossia quei commercianti che sfruttano questa situazione di scarsità dei prodotti arricchendosi con l’aumentare folle dei prezzi. Al contrario, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito drasticamente. Sono pochissime le famiglie con un reddito stabile; il tasso di disoccupazione continua ad aumentare a causa della distruzione o occupazione di fabbriche e officine. I tagli all’elettricità durano anche per quattro settimane consecutive a causa della distruzione della rete elettrica.

Situazione dell’assistenza sanitaria ad Aleppo

I servizi di assistenza medica sono stati gravemente colpiti dalla distruzione di ospedali, cliniche e compagnie farmaceutiche private. Il principale ospedale di Aleppo è stato totalmente distrutto. Nella parte ovest della città vi erano solo tre ospedali che coprivano una popolazione di circa 3 milioni di persone. Sovraffollati, vengono utilizzati principalmente per le operazioni di emergenza relative ai combattimenti. Le compagnie farmaceutiche, che erano situate principalmente nelle periferie di Aleppo, sono state distrutte o occupate o comunque hanno cessato ogni forma di commercio. Nonostante ciò piccoli laboratori sono stati installati in particolare nei dintorni di Damasco, e alcuni medicinali sono stati importati da alcuni Paesi o entrano attraverso il contrabbando. Molti farmaci sono rari e quando si trovano hanno prezzi insostenibili per tutti.
A causa della svalutazione della moneta siriana e delle sanzioni imposte sulle importazioni di alcuni materiali indispensabili per la manutenzione dell’attrezzatura medica, i prezzi dell’equipaggiamento medico (operazioni chirurgiche, analisi, radiografie, ultrasuoni, MRI) e delle protesi sono notevolmente aumentati. Le cure oncologiche sono state fortemente penalizzate a causa dell’embargo posto sui materiali chimici radioattivi. Parte dell’attrezzatura necessaria per le radiografie è posta anch’essa sotto embargo, e molte delle parti così mancanti non sono più reperibili. Il prezzo di un intervento cardiologico o ortopedico attualmente si aggira attorno alle 500.000 lire siriane, (pari a circa 2.700 €) circa tre volte di più rispetto all’inizio della crisi. Il salario medio di un impiegato è circa di 15.000- 20.000 lire siriane (pari a circa 83 €); gran parte della popolazione non ha un reddito.


Inoltre, procurarsi combustibile per gli ospedali è diventata un’impresa difficile e costosa: in primo luogo a causa dei diffusi e irregolari guasti elettrici e in secondo luogo perché la scarsità di combustibile rimasta è legata alla situazione di sicurezza delle rotte di approvvigionamento. Le città vengono regolarmente private dell’elettricità per svariati giorni consecutivi, talvolta anche più di dieci. Quando gli ospedali utilizzano i generatori per compensare l’irregolarità dell’approvvigionamento elettrico, il costo di tale impiego viene trasferito sulla parcella del paziente.
I blocchi stradali hanno rallentato gli arrivi delle medicine e contribuito così a far aumentare i loro prezzi. Infine, numerosi dottori e personale medico specializzato ha lasciato la città. Se un tempo lo Stato copriva il 100% dei costi medici negli ospedali pubblici per malattie come epatite, cancro, ecc.. ora non è più possibile. Lo stato continua a supportare le infrastrutture e lo staff, ma non i costi legati alle procedure mediche (protesi, tumori, operazioni chirurgiche,..).
Caritas Ambrosiana continua il suo sostegno a Caritas Siria in ambito sanitario e a favore dei siriani che scappano della guerra in Giordania, Libano e anche nell’accoglienza di famiglie siriane a Milano in collaborazione con la Cooperativa Farsi Prossimo.
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