I topi. I parassiti. Le malattie infettive. La carenza d’acqua. I fumi tossici rilasciati dalla combustione dei rifiuti… Si fa presto a dire inferno, metafora sovente abusata. Ma la Striscia di Gaza, sprofondata in un cessate il fuoco che ha i connotati di una guerra sospesa, più che di una pace promessa, non cessa di sfornare immagini da girone dantesco. Mentre il severo filtro imposto dall’esercito israeliano continua a limitare l’ingresso degli aiuti che sarebbero necessari alla popolazione, e di conseguenza rende
drammaticamente inadeguata la risposta umanitaria e assistenziale fornita ai gazawi.
Una testimonianza inviata nei giorni scorsi da
Caritas Gerusalemme alla rete internazionale Caritas conferma l’impressione del continuo deteriorarsi di una situazione già di per sé tremenda. «Un aumento diffuso e senza precedenti della presenza di roditori è segnalato in tutta Gaza, minaccia grave e immediata per la salute pubblica – hanno scritto i colleghi palestinesi –.
I roditori sono diventati sempre più aggressivi, con comportamenti alterati, legati al fatto che si nutrono tra le macerie». Il fenomeno ha inevitabilmente contribuito «all’aumento delle malattie infettive, in particolare quelle associate alla contaminazione ambientale, mettendo ulteriormente a rischio comunità già vulnerabili». Organismi internazionali e operatori umanitari anche di altre organizzazioni confermano il rapido diffondersi di malattie come diarrea, epatiti, scabbia, varicella.
A destare preoccupazione e raccapriccio non è ovviamente il solo il proliferare dei topi. «
Il collasso dei sistemi di gestione dei rifiuti – prosegue la nota di Caritas Gerusalemme –costringe a bruciare i rifiuti all’interno delle aree residenziali. La combustione di plastica e altri materiali rilascia fumi tossici, aumentando il rischio di malattie respiratorie e di altri gravi minacce alla salute». Il trattamento dei rifiuti, così come quello delle acque reflue, risulta d’altronde problematico, in assenza di quantità sufficienti di olii e carburanti industriali, necessari a mettere in moto i generatori elettrici che a loro volta fanno funzionare gli apparati di depurazione. Critico è anche l’accesso all’acqua potabile, problematico l’accesso al cibo.
Nonostante questo panorama umanitario compromesso,
Caritas Gerusalemme continua a fornire aiuto a diverse categorie di soggetti vulnerabili (minori con disabilità, anziani, famiglie indigenti). E servizi sanitari essenziali alla popolazione, attraverso il proprio
centro medico nella città capoluogo, ma anche tramite le
otto cliniche mobili (sei di pronto intervento medico, due di sostegno psicologico) attive nella Striscia. A causa dell’accesso ai farmaci sempre più limitato, tra l’altro, Caritas resta uno dei pochi attori in grado di garantire la disponibilità di medicinali essenziali, e ciò determina un significativo aumento dei pazienti che richiedono assistenza.
Si registra anche «una crescente necessità di ampliare i servizi di salute materna»: per questo motivo
Caritas Ambrosiana, che negli ultimi due anni e mezzo ha stanziato 1.035.000 euro per interventi a Gaza, in Cisgiordania e a favore di esperienze di dialogo israelo-palestinsese, oggi incoraggia a compiere donazioni a favore del
progetto “Una speranza per Gaza”. Servono 150 mila euro (finora, in due mesi, ne sono stati raccolti 105 mila) per ampliare, dotare di ulteriori strumentazioni e supportare per due anni la
clinica materno-infantile gestita da Caritas Gerusalemme nel capoluogo della Striscia.
SFOLLATI IN LIBANO, RIENTRI IN SIRIA
La mobilitazione della rete Caritas è altrettanto intensa in altre regioni del Medio Oriente, nonostante il fatto che dai vari teatri di crisi continuino a pervenire segnali di scontri militari in atto, che mettono a repentaglio le tregue proclamate.
Caritas Libano sta producendo un intenso sforzo per fornire aiuti, alimentari e non, ai profughi interni (attualmente circa 850 mila) causati dal conflitto tra Israele e milizie sciite Hezbollah: a partire da fine febbraio, ha realizzato oltre 460 mila interventi per assicurare rifugi, cibo, assistenza sanitaria ed educativa a
più di 450mila persone. Caritas Ambrosiana ha contribuito con 82 mila euro a queste azioni, che mirano anche a raggiungere piccole comunità rimaste isolate nei territori del Sud del paese, dove gli effetti degli scontri armati sono più devastanti.
In Siria, la Caritas nazionale, con il supporto di Caritas Italiana e Caritas Ambrosiana, ha inaugurato a fine aprile una
sede operativa a Knaye, villaggio del governatorato settentrionale di Idlib, pensata per favorire la ricostruzione di abitazioni nei villaggi cristiani di Knaye e Yacoubieh, nella valle dell’Oronte. Il progetto punta a creare le condizioni per il ritorno delle famiglie fuggite a causa della guerra civile (2011-2024) e del devastante terremoto del 2023, incoraggiando, oltre alla riabilitazione delle case, anche la rinascita sociale e la convivenza nelle comunità locali.
Infine è attesa nei prossimi giorni l’emissione, da parte di
Caritas Iran, di un
Appello d’emergenza, rivolto ai membri della rete internazionale Caritas. Da quando, a fine febbraio, Stati Uniti e Israele hanno sferrato l’attacco militare al paese mediorientale, la piccola ma determinata Caritas iraniana non ha potuto effettuare interventi d’aiuto, a causa dei rischi prodotti dal contesto di guerra. Ora Caritas Iran sta elaborando un programma di interventi umanitari organici per assistere la popolazione nei bisogni primari; Caritas Ambrosiana attende di conoscerlo, per
valutare come contribuire alla realizzazione dell’Appello.
Anche a motivo di quest’ultima, eventuale ma significativa collaborazione,
Caritas Ambrosiana si rivolge a fedeli, cittadini e sostenitori, chiedendo loro un atto di generosità a favore di popolazioni stremate da anni di guerre crudeli. Si può donare utilizzando la causale Emergenza Medio Oriente; Caritas Ambrosiana destinerà le risorse raccolte ai progetti d’intervento descritti e alle nuove proposte di collaborazione che riceverà dai partner della rete internazionale Caritas.
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