Raccolta indumenti usati

Dare lavoro a persone fragili e ridurre l'impatto ambientale di un settore inquinante. Questi sono gli obiettivi che stanno dietro al progetto dei cassonetti gialli di Caritas Ambrosiana


Vedi la mappa con la posizione dei cassonetti gialli

 

20 anni fa fiorivano per le strade di Milano e provincia i primi cassonetti gialli, a opera di Caritas Ambrosiana in collaborazione con le nove cooperative sociali che animano la rete R.I.U.S.E. (Raccolta Indumenti Usati Solidale e Etica), le quali hanno legami diretti con le Caritas diocesane di Milano, Bergamo e Brescia: tra di esse citiamo il Consorzio Farsi Prossimo e Vesti Solidale, promosse entrambe da Caritas Ambrosiana. L’iniziativa dei cassonetti gialli nasce con lo scopo di raccogliere gli abiti usati o i capi invenduti per destinarli ai guardaroba delle opere pie che assistono i senza fissa dimora e quanti versano in condizioni di povertà, in un’ottica solidale di sostegno sociale verso il prossimo.


Il Texile Hub di Rho
 
Oggi la personalità del progetto ha assunto diverse sfaccettature, diventando sia fonte di lavoro, sia strumento per finanziare progetti sociali di varia natura. Ma non finisce qui. Recentemente l’iniziativa ha trovato energia nuova tra le pareti del Texile Hub di Rho, in provincia di Milano. Inaugurato il 7 marzo 2024, si tratta del più grande centro di riciclo tessile del Nord Italia, nato dalla collaborazione tra Vesti Solidale, Consorzio Farsi Prossimo ed una serie di cooperative della diocesi di Milano, Bergamo e Brescia. La struttura ha una superficie di 12 mila mq, di cui 5 mila mq al coperto, in grado di ospitare fino a 20 mila tonnellate di rifiuti tessili all’anno, e al suo interno trovano luogo anche gli uffici di coordinamento oltre che l’impianto. È stato possibile realizzare l’hub grazie all’azione congiunta di Confcooperative/Fondo Sviluppo, CFI-Cooperazione Finanza Impresa, Intesa San Paolo, Invitalia, Fondazione Peppino Vismara e Fondazione Giordano dell’Amore.

Dare vita nuova, luce sul processo
 
I capi vengono lasciati nei cassonetti, i quali sono dotati di particolari sensori di riempimento che funzionano grazie all’impiego della tecnologia ottica, permettendo la riduzione del consumo e aumentando l’accuratezza delle misurazioni. I vestiti sono poi caricati sui camion, i quali hanno come meta il centro di riciclo tessile di Rho: borse, scarpe, vestiti, capi di alta moda, capi invenduti vengono posati su appositi nastri trasportatori e sottoposti ad una primissima fase di selezione, tramite la divisione tra i vestiti e le scarpe.
Il passo successivo è l’igienizzazione tramite l’ozono: i capi vengono inseriti all’interno di un tubo grigio sigillato dove sono sottoposti al processo di pulizia, per poi giungere nelle mani esperte del personale.
Succede poi una seconda fase di selezione che vede la separazione dei capi nelle categorie di appartenenza, quali bambino, uomo, donna, coperte e piumoni.
Infine, i vestiti, passando attraverso una botola, raggiungono dei piccoli banchi da lavoro, dove gli operatori procedono all’analisi accurata dei tessuti.


A questo punto il destino dei capi può ramificarsi in diverse vie: i tessili sono selezionati per fibra, qualità, colore e vengono separate da essi le parti non riciclabili come bottoni, cerniere ed elementi di plastica o di altro materiale. L’investimento in vita nuova è un gesto d’amore verso l’ambiente: niente infatti finisce nelle discariche, permettendo così alla collettività di risparmiare oltre 1.5 milioni di euro in smaltimento rifiuti. Da alcuni capi vengono selezionate le fibre necessarie per la generazione di nuovi filati, mentre altri trovano nuova identità nelle mani delle sarte della sartoria sociale di Taivè. Ci sono poi gli abiti che vengono destinati alle catene di punti vendita di second hand Share presenti in Lombardia e in Piemonte, ed infine quelli che vengono consegnati alle reti di distribuzione oppure vengono commercializzati. Così tutti quelli che dovevano essere rifiuti, germogliano in vita nuova.


Una scelta di economia sostenibile
 
Nella triste consapevolezza che l’industria tessile sia tra le più inquinanti al mondo, il Texil Hib di Rho porta avanti un progetto con al centro il tema della sostenibilità. Dando uno sguardo ai dati è possibile notare che nel 2023 sono state raccolte dalla Rete R.I.U.S.E. 6.151 tonnellate di indumenti usati fra Milano, Monza e Como. Il 60% degli abiti usati viene rimesso in vendita dopo la selezione, il 35% viene riciclato, il restante 5% sono rifiuti di carta o plastica che vengono avviati alle rispettive filiere di recupero o riciclo. Per il solo 2023, con il recupero di 6.151 tonnellate di indumenti, è stato possibile il risparmio di 29.000 tonnellate di CO2 in un anno. L’impianto inoltre è alimentato grazie all’energia tratta dai pannelli fotovoltaici, in grado di fornire energia alle attrezzature semi automatizzate per la selezione e il recupero di capi.

Un’opportunità di riscatto sociale
 
Il progetto dei cassonetti gialli non è solo principio di un circuito sostenibile, ma è anche luogo di opportunità lavorativa per quanti si trovano in condizioni di difficoltà, assumendo valore sociale. Questo sistema infatti mira ad offrire lavoro a persone con disabilità fisicaa donne vittime di tratta e prostituzione, a over 50 disoccupati e giovani con alle spalle storie familiari complesse.

Il lavoro è uno strumento fondamentale perché ciascuno possa ridare dignità e autonomia alla propria vita e mettere le proprie capacità al servizio della comunità. Attualmente operano presso l’Hub di Rho 145 dipendenti, di cui tre quarti rientrano nella fascia della fragilità: ognuno porta sulle spalle storie di un passato complesso, vissuti difficili che trovano nel lavoro occasione di riscatto e di ripartenza.
 
Il marchio R.I.U.S.E. presente sui cassonetti garantisce tutto ciò che è stato descritto, nonché i valori a cui ambisce il progetto: fornire lavoro, favorire il rispetto dell’ambiente e finanziare progetti sociali di varia natura.

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