Domenica 18 gennaio - Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

Domenica 18 gennaio, alle ore 14.30 nella sede di Caritas Ambrosiana, in via San Bernardino 4 a Milano il regista Andrea Segre e il fotografo Giovanni Cobianchi dialogano sul dramma dei profughi in fuga da guerra e povertà, a partire dai loro reportage.
 
L’incontro si svolgerà nell’ambito dell’iniziativa promossa da Caritas Ambrosiana e dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti della Diocesi di Milano, con il contributo della Fondazione Prima Spes, in occasione della 101esima giornata mondiale del migrante e del rifugiato che la Chiesa universale celebra riflettendo sul tema proposto dal Santo Padre “Chiesa senza frontiere, madre di tutti”.
 
Il programma inizierà, alle 10,30, con una messa nella chiesa di Santo Stefano Maggiore, in piazza Santo Stefano, punto di riferimento per gli immigrati latinoamericani, una delle tante comunità di stranieri che vivono a Milano. Nella stessa chiesa si potrà ammirare il lavoro di Cobianchi “Je Reviens” (Io ritorno): le foto che documentano il viaggio al contrario, compiuto dall’autore, per raccontare le storie di chi ha scelto di lasciare la propria casa per attraversare il Mediterraneo, a causa della fame, della guerra, o per scoprire il mondo.
 
Alle 14,30, nel salone monsignor Bicchierai, in via San Bernardino 4, poi, la visione del film “Come il peso dell’acqua”: il documentario girato da Andrea Segre, con la partecipazione di Giuseppe Battiston e Marco Paolini, che racconta i precorsi compiuti da tre donne, attraverso il deserto del Sahara, la Libia, il Mediterraneo per giungere in Italia e in Europa.
Dopo la proiezione i due autori si confronteranno con il pubblico. Al termine poi una degustazione di piatti etnici preparati da donne straniere che hanno compiuto lo stesso viaggio dei protagonisti dei due racconti e dopo aver vissuto nei centri di accoglienza per rifugiati politici di Milano, hanno fondato una cooperativa di catering “M’ama Food”, grazie all’aiuto degli operatori di Caritas Ambrosiana.
«La Chiesa allarga le sue braccia per accogliere tutti i popoli, senza distinzioni e senza confini e per annunciare a tutti che "Dio è amore” (1 Gv 4,8.16). …La Chiesa senza frontiere, madre di tutti, diffonde nel mondo la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, secondo la quale nessuno va considerato inutile, fuori posto o da scartare. Se vive effettivamente la sua maternità, la comunità cristiana nutre, orienta e indica la strada, accompagna con pazienza, si fa vicina nella preghiera e nelle opere di misericordia» scrive Papa Francesco nel messaggio per la giornata.
 
«Parole che assumono un significato ancora più potente dopo i fatti violenti di Parigi e che stanno capitando nel mondo – osserva il direttore di Caritas Ambrosiana, don Roberto Davanzo –-. L’accoglienza e il dialogo al pari della libertà di stampa sono i valori fondanti della civiltà europea. Rinunciarvi, perché sotto la minaccia dei terroristi, sarebbe una sconfitta. Il modo migliore per garantire la sicurezza dei cittadini italiani e europei è continuare ad aiutare quei musulmani che rifiutano la violenza perché ne sono essi stessi vittime e per questa ragione scappano dai loro paesi».
Le cooperative di Caritas Ambrosiana gestiscono dal 2007 5 centri di accoglienza per richiedenti asilo del Comune di Milano per un totale di 300 posti circa. Inoltre per fare fronte agli arrivi dei profughi siriani, che non possono accedere a questi centri perché non chiedono asilo in Italia, Caritas ha aggiunto altre due strutture: una a Milano, Casa Suraya, da 100 posti, un’altra a Magenta sempre da 100 posti. Nei primi centri attivati sull’onda dell’emergenza e poi in queste strutture, dall’ottobre del 2013 ad oggi, Caritas Ambrosiana ha accolto poco meno di 11 mila persone.
 
 
“Je Reviens”
 
ll progetto fotografico “Je Reviens” è nato dopo l’incontro dell’autore con alcuni ragazzi ospiti di una comunità per minori stranieri non accompagnati di Verona. Cobianchi dopo aver ascoltato le loro drammatiche testimonianze sulle violenze subite nel deserto del Ténéré e nelle carceri libiche, ha deciso di mettersi sulle loro tracce, ripercorrendo al contrario, il tragitto che avevano fatto.  «È stato un viaggio molto duro e allo stesso tempo molto bello – afferma –. Ho trovato persone che mi hanno accolto a braccia aperte anche se il loro paese era in ginocchio e la situazione ormai fuori controllo. Sono stato ospite di persone che vivono in un campo profughi abbandonato tra la Libia e la Tunisia, mi hanno aperto la tenda e dato da mangiare. L'idea del mio lavoro è quella di dare un punto di vista totalmente diverso al fenomeno della migrazione».
 
 
“Come il peso dell’acqua”
 
Il documentario “Come il peso dell’acqua”, andato in onda su Rai3 il 3 ottobre 2014 un anno dopo la strage di Lampedusa dove morirono 366 persone e altre 20 furono disperse, dà voce alle paure e alle speranze di tre donne: Gladys che lascia il Ghana, attraversa il deserto e poi la Libia per arrivare a Lampedusa; Semhar che in fuga dalla Libia ottiene lo status di rifugiata in Italia ma niente di più, e Nasreem che cerca di attraversare sola con due figli l’Italia nel disperato tentativo di andare da Siracusa in Germania. Marco Paolini e Giuseppe Battiston spiegano il contesto geopolitico e danno voce anche allo smarrimento degli italiani.
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