Tornare alle negoziazioni. L’aveva chiesto ieri Papa Leone XIV ai governanti di Stati Uniti, Israele e Iran, commentando l’escalation verbale, costellata di «minacce non accettabili», che sembrava preludere a sviluppi bellici ancora più drammatici di quelli cui abbiamo assistito, in Medio Oriente, da fine febbraio. Nella notte, finalmente, l’accordo per una tregua di due settimane e l’impegno ad aprire, venerdì in Pakistan, una tornata di trattative dalle prospettive incerte.
«Uniamo la nostra voce a quella dei tanti che non cessano di denunciare l’inutilità della guerra come strumento di regolazione delle controversie tra popoli e stati – affermano Erica Tossani e don Paolo Selmi, direttori di Caritas Ambrosiana –. Le vicende dell’ultimo mese mostrano che sostituire le armi al dialogo e la forza al diritto non produce né sicurezza né stabilità. Solo violenza cieca, che peggiora i conflitti regionali e arriva a ledere delicati equilibri economici, sociali e politici a livello globale. Ma soprattutto compromette il diritto alla vita, alla libertà e alla giustizia di milioni di uomini e donne. A loro vanno le nostre preghiere, che si congiungeranno a quelle della Chiesa universale e di altre confessioni religiose, in occasione della Veglia di pace che sarà celebrata sabato in San Pietro, a Roma. E alle vittime della guerra ribadiamo la promessa che il nostro impegno umanitario non si affievolirà».
Aiuti umanitari, sforzo incessante
Le operazioni militari, sospese in Iran, proseguiranno in realtà in Libano. Israele ha dichiarato di non voler arrestare l’avanzata del suo esercito, che nel tentativo di sradicare la milizia Hezbollah sta occupando intere regioni, radendo al suolo anche insediamenti, edifici e infrastrutture civili. Si calcola che i profughi (per la gran parte interni, ma diversi riversativi anche nei paesi confinanti) siano ormai più di 1,2 milioni. A loro si stanno dedicando, con tutte le energie di cui sono capaci, centinaia di operatori e volontari di Caritas Libano. Sino al 7 aprile avevano aiutato (offrendo cibo, indumenti, coperte e prodotti igienici, ma anche accoglienza temporanea e servizi sanitari e di supporto psicologico) più di 290 mila persone in fuga dai loro villaggi e dai loro quartieri.
La rete internazionale Caritas (in attesa di capire se e come potrà agire a fianco di Caritas Iran, a favore della popolazione persiana) supporta attivamente l’imponente sforzo di Caritas Libano, al quale Caritas Ambrosiana ha contribuito versando 30 mila euro e destinando ulteriori 10 mila euro al Vicariato latino di Beirut. L’impegno a finanziare gli aiuti d’urgenza si intensificherà a seconda dell’evoluzione della guerra e dei bisogni umanitari; per sostenerlo, Caritas Ambrosiana continua a fare appello alla generosità di fedeli e cittadini della diocesi di Milano.
Meno tumultuosa, ma non meno acuta, appare in questa fase l’emergenza umanitaria nei territori palestinesi. Dopo l’avvio delle operazioni militari in Iran e Libano, lo stato di Israele è tornato a limitare l’accesso agli operatori umanitari e le forniture di aiuti sia a Gaza che in Cisgiordania. Nonostante tali pesanti limitazioni, Caritas Gerusalemme continua a fornire servizi essenziali a persone e comunità in difficoltà, preparando persone anziane e mantenendo attivi servizi medici salvavita grazie alle unità sanitarie stabili e mobili, a Taybeh e Ramallah in Cisgiordania e in una decina di aree della Striscia di Gaza. Nel periodo di Pasqua, ha inoltre condotto una “campagna di vicinanza” dedicata specificamente alle famiglie cristiane; nel governatorato di Betlemme ha distribuito pacchi alimentari e buoni acquisto, raggiungendo famiglie delle comunità di Betlemme, Beit Jala e Beit Sahour. In aggiunta, ha erogato aiuti a quattro istituti che accolgono persone anziane e con disabilità.
Caritas Ambrosiana ha contribuito al lavoro umanitario di Caritas Gerusalemme, nel periodo di guerra apertosi il 7 ottobre 2023,
arrivando a stanziare in diverse riprese più di un milione di euro; attualmente è impegnata a raccogliere fondi a favore del progetto “
Una speranza per Gaza”, finalizzato a realizzare una nuova clinica materno-infantile.
Pena di morte, svolta inquietante
L’azione Caritas non si esercita però solo sul versante dell’aiuto materiale.
Caritas Ambrosiana è stata, nei giorni precedenti Pasqua,
tra i primi firmatari dell’appello, lanciato da Pax Christi International,
per “la protezione della vita dei palestinesi sotto occupazione, in risposta al disegno di legge israeliano sull’estensione della pena di morte” (
vedi testo dell’appello).
Il documento, sottoscritto da decine di organismi ed esponenti cattolici di tutto il mondo, sostiene che la legge approvata lo scorso 30 marzo dal Parlamento israeliano “non può essere considerata isolatamente o solo come una questione giuridica”, ma va considerata nel contesto “dell’occupazione in corso del territorio palestinese e della persistente negazione del diritto fondamentale all’autodeterminazione del popolo palestinese”. Ciò “comporta profonde implicazioni morali” e “rappresenta una svolta storica e profondamente inquietante”, non solo perché mina l’inalienabile diritto alla vita, anche del reo. “Introducendo e normalizzando la pena di morte nei tribunali militari operanti nei territori occupati”, sostiene l’appello, la nuova legge istituzionalizza in realtà “un sistema di uccisioni sanzionate dallo Stato su basi discriminatorie”.
«
La costruzione di una cultura di pace –
avvertono i direttori Tossani e Selmi–
poggia sulla disponibilità alla conversione e al dialogo, che è compito di ogni cittadino e di ogni fedele. Ma si nutre anche del richiamo a norme e prassi di giustizia, che ci sentiamo di indirizzare soprattutto ai governanti di paesi che intendono continuare a definirsi democratici».
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