Operatori del Banco Alimentare in visita a Caritas Ambrosiana

Giovani. Dinamici. Concentrati sul loro obiettivi. E desiderosi di misurarsi con un sistema più consolidato, dal quale trarre suggerimenti per dare ulteriore sviluppo a un progetto che è ormai diventato una vera e propria impresa sociale e solidale.
 
Sette operatori del Banco Alimentare della Repubblica di Moldavia (Asociația Obștească Banca de Alimente) nei giorni scorsi hanno fatto tappa a Milano per fare visita a Caritas Ambrosiana, Fondazione Vismara e Banco Alimentare Italia, soggetti dai quali hanno ricevuto e continuano a ricevere sostegno. Il Banco moldavo era nato, infatti, come progetto interno a Missione Sociale Diaconia, storico partner di Caritas nel Paese dell’Est-europeo, e dal 2021 è costituito come organizzazione autonoma, che dal 2023 aderisce alla Feba (Federazione europea dei Banchi alimentari).
 
Una partnership consolidata
La collaborazione con i partner ambrosiani dura insomma da prima della guerra scatenata in Ucraina dall’aggressione russa, ma si è intensificata da febbraio 2022 (e da allora Caritas Ambrosiana ha contribuito allo sforzo, donando in tre anni 250 mila euro) in virtù dell’emergenza imposta dal massiccio afflusso di profughi. In Moldavia si stima che siano transitati circa un milione di ucraini, e ancora oggi il Paese ne ospita circa 130 mila, alcuni impegnati in un incessante andirivieni con il paese d’origine, altri stabilizzatisi nel paese d’accoglienza.
 
«Chi è rimasto affermano gli operatori della Banca de Alimenteè generalmente protagonista di un positivo percorso di integrazione, che passa attraverso l’affitto di un’abitazione, l’inserimento scolastico dei minori, la ricerca di un lavoro. Inizialmente ci sono state tensioni; la Moldavia è un Paese con ampie sacche di povertà e l’ingresso di tanti profughi, la loro pressione sul mercato immobiliare, l’arrivo di operatori umanitari dall’estero e il riversarsi di aiuti diretti ai rifugiati, e non ai poveri autoctoni, avevano provocato picchi di inflazione e fenomeni di rigetto. Ma ora la situazione è più tranquilla e i nuovi arrivati danno un contributo alla vita del Paese».
 
Aiuti a 10 mila persone
Ciò non significa che i bisogni sociali e umanitari siano diminuiti, anzi: nel 2024 il Banco alimentare moldavo, con i suoi 16 dipendenti e 10 volontari, la sua flotta di 6 furgoni che raggiungono l’intero Paese (grande più o meno quanto la Lombardia) e il suo magazzino da 280 metri quadrati, ha erogato aiuti a circa 10 mila persone e fornito alimenti e altri beni a 81 servizi sociali territoriali, potendo contare sul supporto di 45 donatori e partner e avendo recuperato oltre 262 tonnellate di alimenti, per un valore equivalente di 420 mila euro. Metà dei beneficiari sono profughi ucraini (dall’inizio della guerra ne sono stati aiutati in varie fasi più di 60 mila), l’altra metà moldavi poveri, vulnerabili o fragili. Per lungo tempo e ancora oggi vengono erogati aiuti materiali, cibo ma anche articoli per l’igiene, per la casa, contro il freddo. Ma sempre più spesso e in misura crescente vengono distribuiti voucher, utilizzabili per la spesa in supermercati e punti vendita convenzionati.
 
Il lavoro, insomma, si fa sempre più capillare, all’interno della società e dell’economia moldave. E punta a incidere anche sulle abitudini di consumo e sulla legislazione, per scoraggiare lo spreco di beni e incoraggiare il recupero delle eccedenze. Un approccio moderno e culturalmente più evoluto alle pratiche di aiuto alimentare e umanitario. Che da Milano ha tratto validi spunti per crescere ancora.
 
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EDITORIALE

Della Direzione: don Paolo Selmi ed Erica Tossani



 

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