Preghiera e solidarietà per il Medioriente

Aiuti in Terra Santa, Libano, Siria, Iran 
 
Caritas Ambrosiana, grazie ai costanti contatti con Caritas Internationalis e Caritas Italiana, continua a monitorare la drammatica situazione umanitaria determinata, in molti paesi del Medio Oriente, dalla nuova guerra. Il network internazionale Caritas è anzitutto impegnato nel supporto a Caritas Gerusalemme, protagonista di numerosi progetti in TERRA SANTA. L’organismo del Patriarcato Latino ha dovuto riorganizzare i propri interventi sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania, a causa delle forti limitazioni di accesso e movimento imposte, dopo l’inizio della nuova guerra, dal governo e dall’esercito israeliani, che rendono la situazione umanitaria estremamente severa. Ciò non impedisce di fornire servizi essenziali a persone e comunità in difficoltà, preparando pasti caldi per le persone anziane e mantenendo attivi servizi medici salvavita grazie alle unità sanitarie stabili e mobili, a Taybeh e Ramallah in Cisgiordania e in una decina di aree della Striscia di Gaza. Nella Striscia, dove la gente può vivere solo di aiuti, le cliniche Caritas hanno scarse riserve di medicinali e benzina, ma continuano a funzionare a pieno regime.

Caritas Ambrosiana, che ha contribuito al lavoro umanitario di Caritas Gerusalemme arrivando a stanziare in diverse riprese, negli ultimi due anni, quasi un milione di euro, attende di sapere se la crisi odierna sta determinando nuovi bisogni, e intanto conferma il supporto al progetto “Una speranza per Gaza”, finalizzato a realizzare una nuova clinica materno-infantile.

Riportiamo le informazioni derivate sall'ultimo report di Caritas Gerusalemme: "Quando arrivano le bombe a Gerusalemme"

Nel contesto dell’escalation in corso e del rischio costante di attacchi missilistici a Gerusalemme, la sicurezza e il benessere dello staff di Caritas Jerusalem (Caritas Gerusalemme) restano la massima priorità. All’attivazione delle sirene di allarme, tutto il personale si reca prontamente nei rifugi designati e vi rimane fino alla ricezione della notifica ufficiale di cessato allarme. Questi protocolli sono stati integrati nelle operazioni quotidiane di Caritas Gerusalemme, sottolineando sia la gravità della situazione attuale sia l’impegno costante dell’organizzazione nel proteggere il proprio team. Inoltre, Caritas Gerusalemm  ha sostenuto il personale con famiglie introducendo modalità di lavoro flessibili, tra cui il lavoro da remoto e orari adattati, per garantire la sicurezza e mantenere la produttività durante circostanze difficili.
Nonostante il contesto complesso, le operazioni di Caritas Jerusalem sul campo continuano senza interruzioni. L’organizzazione rimane impegnata a fornire servizi umanitari e di sviluppo essenziali alle comunità vulnerabili.
Durante questo periodo di riferimento, Caritas Gerusalemme ha coordinato iniziative di assistenza medica in quattro località rurali: Aboud, Ein Arik e Birzeit nel governatorato di Ramallah, oltre a Teqoa nel governatorato di Bethlehem, in collaborazione con la Palestine Red Crescent Society.
Questi interventi sono in linea con la missione più ampia di Caritas Gerusalemme, volta a garantire l’accesso ai servizi sanitari e a sostenere le popolazioni più vulnerabili, anche durante periodi di crisi.
I team di Caritas Gerusalemme restano saldi e determinati, continuando a garantire servizi essenziali e a rispondere in modo efficace all’evoluzione della situazione.
 
In LIBANO l’emergenza umanitaria è diventata pesantissima ed è arrivata a coinvolgere più di 1,2 milioni di persone, pari al 19% del totale della popolazione libanese (tra cui 367 mila bambini). Le aree più colpite sono il sud del paese, Baalbek-Hermel, la Valle della Bekaa, alcuni quartieri della capitale Beirut e altre zone che non venivano interessate dal conflitto da molti anni. 
Intere famiglie sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni a causa dell’avanzata di terra e delle incursioni aeree condotte dall’esercito israeliano, oltre che dei combattimenti contro le milizie Hezbollah.

Le scuole e le università sono state chiuse, mentre nel sud diversi ponti ed infrastrutture sono state distrutte, aggravando ulteriormente la situazione umanitaria. 

Caritas Ambrosiana ha stanziato 30 mila euro per sostenere gli sforzi che Caritas Libano sta compiendo al fine di offrire accoglienza e aiuti d’urgenza alle famiglie di sfollati interni che arrivano a nord prive di vestiti, cibo e beni di base. Tramite la sua Unità di risposta alle emergenze, Caritas Libano ha dispiegato squadre di operatori e volontari in 7 governatorati e 19 distretti, aiutando sino a oggi, in coordinamento con le autorità governative, oltre 190mila persone, cui distribuisce pasti caldi, razioni pronte da mangiare, pacchi cibo, acqua, vestiti, materassi, cuscini e coperte, kit igienici, pannolini per bambini e adulti, assicurando anche visite mediche, medicazioni, supporto psicologico. Caritas Ambrosiana ha inoltre deciso di stanziare 10 mila euro a favore del Vicariato latino di Beirut, impegnato ad aiutare sfollati ospitati in alcune scuole.

 
La crisi umanitaria si sta ripercuotendo anche in SIRIA, il paese paradossalmente più tranquillo dal punto di vista militare, dopo quasi 15 anni di terribile guerra civile, ma nel quale stanno confluendo dal Libano decine di migliaia di rifugiati siriani di ritorno. Il Ministero delle Emergenze sta definendo un piano di risposta e Caritas Siria sta monitorando la situazione; Caritas Italiana e Caritas Ambrosiana sono pronte a sostenere eventuali azioni a favore dei profughi.

Riportiamo le informazioni derivate sall'ultimo report di Caritas Siria:
La Siria non è stata un obiettivo diretto delle ostilità in corso, ma la significativa escalation nella regione ha provocato sfollamenti su larga scala. Migliaia di famiglie sono fuggite dalle aree colpite, con un numero significativo di famiglie siriane e libanesi che si sono spostate verso la Siria. Al 17 marzo, circa 125.700 persone sono rientrate in Siria dall’inizio della crisi, mentre 14.600 libanesi e iraniani hanno attraversato i confini verso Paesi vicini.

Nel frattempo, si monitorano la situazione anche di altri paesi interessati dalla guerra (Cipro, Giordania, Iraq), mantenendo i contatti con le rispettive Caritas nazionali.
 
Il network Caritas nutre infine forte preoccupazione per la sorte dei colleghi della piccola ma coraggiosa Caritas IRAN, con cui Caritas Ambrosiana ha collaborato in passato, dopo il devastante terremoto di Bam (fine 2003). L’evolversi degli eventi bellici rende difficili le comunicazioni con il paese epicentro della crisi; la speranza di Caritas Italiana e Ambrosiana è che presto si possa tornare a collaborare con i colleghi iraniani per assistere la popolazione vittima della nuova guerra.
 

PeaceMed, formare alla pace 

 
Mentre si mantengono vigili sulle emergenze umanitarie del momento, Caritas Italiana e Caritas Ambrosiana procedono con rafforzata convinzione (e grazie al coordinamento esercitato da proprio personale) nello sviluppo di PeaceMed, progetto cofinanziato dal Ministero degli Esteri italiano, che promuove la pace come bene comune e sostiene le organizzazioni della società civile del Mediterraneo allargato (inclusi paesi limitrofi e del Corno d’Africa). A Istanbul, a fine febbraio, proprio nei giorni in cui aveva inizio la nuova guerra, i rappresentanti di 31 realtà provenienti da 19 paesi si sono incontrati per consolidare il lavoro iniziato un anno fa, riflettere sui principi condivisi e costruire una rete permanente: un collegamento che unisca l’intera regione, con la pace come prospettiva fondante di ogni azione e progetto.
 
Tra gli obiettivi di PeaceMed, spicca quello formativo. Ogni membro della rete ha il compito, nel proprio contesto di origine, con gli strumenti conoscitivi e operativi acquisiti grazie a PeaceMed, di animare le comunità locali e coinvolgere altri individui, in particolare giovani, in esperienze e percorsi che favoriscano la trasformazione dei conflitti e il lavoro di riconciliazione.
 
«Assistiamo sgomenti al caos omicida e senza giustificazioni, né legittimità, né razionalità decifrabile, scatenato in Medio Oriente da leadership politiche, militari e religiose fanatiche, che non tengono in alcun conto la vita e la dignità umane, oltre che il diritto e la cooperazione internazionale affermano Erica Tossani e don Paolo Selmi, direttori di Caritas Ambrosiana –. Non smettiamo però di credere nella possibilità della cura offerta ai fratelli che soffrono, del dialogo tra popoli, culture e religioni, dell’amicizia tra diversi, della giustizia che si fonda sui diritti di tutti, non sugli interessi di pochi. Per questo ci uniamo, in modo convinto e attivo, agli appelli della Chiesa universale e italiana. Mentre la guerra dilaga, le nostre preghiere e le nostre azioni mirano a ricavare spazi, circoscritti ma tenaci, alla pace che disarma i cuori».


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Della Direzione: don Paolo Selmi ed Erica Tossani



 

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