Minori stranieri non accompagnati, come accoglierli

A fine aprile, in Italia, se ne contavano poco più di 20.600, per l’86% maschi, per il 44% prossimi alla maggiore età, provenienti per il 22,8% dall’Ucraina, ma ancor più, per il 24,6%, dall’Egitto (seguono, dal 9% in giù, Tunisia, Albania, Guinea, Costa d’Avorio e altri Paesi), ospitati in prevalenza in una regione di sbarchi, la Sicilia (21,6%), seguita però dalla Lombardia (13,4% delle presenze complessive). A Milano, per dire, tre mesi fa in carico al Comune se ne contavano 1.225, quasi per la metà egiziani.

Storie di vulnerabilità
Sono numeri importanti, ma non travolgenti, quelli relativi ai cosiddetti Msna. I Minori stranieri non accompagnati sono, tecnicamente, under 18 giunti in Italia (e oggi presenti nel territorio nazionale) privi dei genitori o di altri adulti legalmente responsabili della loro assistenza o rappresentanza.

Numeri importanti, si diceva, benché nulla autorizzi l’associazione con la sindrome da invasione che troppo spesso inquina il discorso pubblico sui flussi migratori. Importanti però, perché non è banale occuparsi nel miglior modo possibile – sia in termini di organizzazione dell’accoglienza, sia in termini di prospettive educative – di oltre 20 mila ragazzi che, insieme a un indubbio carico di energia e intraprendenza, portano con sé vissuti complessi e talora drammatici, storie di vulnerabilità che risalgono alla prima infanzia, vicende di sopraffazione subite nel corso di traversate avventurose, legami non sempre limpidi con i contesti di origine.

In famiglia è meglio
Oggi i Minori stranieri non accompagnati presenti in Italia vivono, nell’88,7% dei casi, all’interno di strutture di accoglienza comunitarie. Razionalità non solo economica, ma anzitutto educativa vorrebbe che si incentivasse maggiormente il ricorso all’accoglienza in famiglia. La quale potrebbe costituire un’opportunità per coloro che, dopo un periodo di osservazione e valutazione in comunità, manifestano caratteristiche di personalità compatibili e il desiderio di intraprendere un percorso in un contesto non collettivo. L’esperienza in famiglia potrebbe aiutare a focalizzare il percorso sui dettagli e sugli stati d’animo di cui è intessuta la quotidianità, rafforzerebbe l’accompagnamento verso l’autonomia attraverso la costruzione di relazioni privilegiate e significative, comporterebbe una maggiore integrazione nel contesto sociale e culturale.

Il percorso dell’affido
La strada maestra verso l’accoglienza in famiglia, anche per i Msna, è costituita dall’affido. Pratica che potrebbe consentire a tanti minori di condurre il proprio percorso di crescita in contesti più favorevoli, nella delicata fase del passaggio alla maggiore età, mentre alle famiglie offre la possibilità di un’esperienza di relazione educativa impegnativa, ma di sicuro arricchente. Di tale pratica, in relazione alla realtà dei minori non accompagnati, si occupa un sito specifico predisposto da Caritas Ambrosiana (https://noisiamo.caritasambrosiana.it/affido/): esso contiene informazioni utili, domande e risposte, testimonianze e contatti per aiutare a capire meglio cosa significa far entrare il mondo in casa, aprendo la porta a un minore straniero non accompagnato.

Un’avventura di cui, certo, non vanno sottovalutati i rischi. Ma nemmeno lo straordinario potenziale di vita che può dispiegare.
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