Aumento costi dell’energia. Rischio di nuovi poveri

Prima la pandemia. Poi la guerra in Ucraina. Filiere di approvvigionamento, catene di fornitura, dinamiche finanziarie ne sono uscite sconvolte a livello globale. E con esse i prezzi dei prodotti con cui non solo le imprese, ma anche i consumatori si devono confrontare nella loro quotidianità. L’inflazione e i rincari hanno ripercussioni più gravi sulle condizioni di vita delle persone che si trovano sulla soglia della povertà: in Italia sono milioni. Nelle ultime settimane, Istat ha conteggiato in quasi 5 milioni gli occupati “non standard” (per definizione “vulnerabili”) e Inps in 4,5 milioni i lavoratori con salari sotto i 9 euro all’ora: segmenti sociali sempre più estesi, in cui vanno cercati coloro che, più di altri, rischiano di doversi misurare con lo spettro della “povertà energetica”, concetto ben più complesso della semplice difficoltà a pagare bollette e utenze.

In Caritas Ambrosiana da oltre un anno abbiamo costituito l’Area povertà energetica. Le spese per l’energia, nel quadro più vasto delle spese per la casa, pesano infatti più di altre sui redditi delle persone, perché di fatto incomprimibili. In una fase di difficoltà, una famiglia può fare a meno di un abito o di un viaggio, persino rimandare un ciclo di cure, ma non può rinunciare a scaldare o illuminare l’alloggio.

Bisogna dunque scongiurare il rischio che tante persone cadano in povertà, o vedano inasprita la propria condizione di indigenza, a causa degli aumenti che interessano il settore. È uno sforzo cruciale in questa fase storica. Anche per evitare che interi ceti sociali siano esclusi, o si sentano esclusi, dai mutamenti richiesti dalla transizione ecologica. Che per avere successo, non può essere riservata a quelli che se la possono permettere.

Questo impegno richiede un intenso lavoro educativo e culturale, per incidere in maniera strutturale sulle cause della povertà, prevenendole e rimuovendole. Ne abbiamo avuto conferma da Energie in periferia, progetto avviato con altri partner un anno fa nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro, in cui i centri d’ascolto Caritas e San Vincenzo hanno giocato un ruolo decisivo.

L’opera di contrasto materiale della povertà è fondamentale, ma non ci si può limitare a essa: occorre agire per l’accrescimento di conoscenze e consapevolezze da parte di chi si trova in difficoltà, al fine di alimentare comportamenti sostenibili dal punto di vista sia dei bilanci famigliari, sia dell’impatto ecologico.

Saper leggere una bolletta, scegliere un fornitore senza fermarsi alla prima promozione telefonica, acquistare un elettrodomestico considerando anche la sua classe energetica, tenersi informati sui bonus sociali e saperli richiedere: su questi e altri versanti sarà sempre più necessario, anche da parte dei centri d’ascolto e dei servizi Caritas, offrire accompagnamento e consigli, capaci di incidere nella quotidianità.

L’obiettivo ultimo è formare cittadini attivi, non meri recettori di aiuti a lungo andare deresponsabilizzanti. Le persone, d’altronde, anche quelle in difficoltà e in povertà, sono contente di essere messe in grado di fare scelte sul proprio futuro. La lotta all’esclusione sociale deve essere generativa di consapevolezze e abilità, non solo portatrice di pur doverosa assistenza: solo così può trasformare davvero la realtà, di individui e comunità.
 
Luciano Gualzetti


Leggi tutto l'inserto Farsi Prossimo sul Segno di Settembre 2022

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