In questo momento di passaggio per me e per Caritas Ambrosiana, dopo una vita di servizio prima come responsabile decanale e zonale, poi come vicedirettore e direttore, avverto anzitutto l’esigenza di ringraziare.
Ringraziare in primo luogo agli arcivescovi di Milano con cui ho lavorato (Carlo Maria Martini, Dionigi Tettamanzi, Angelo Scola e Mario Delpini), che mi hanno dato fiducia assegnandomi anche altri incarichi, tutt’ora attivi, che hanno completato la mia esperienza umana e professionale in diversi ambiti: dall’immigrazione all’housing sociale, dall’usura alle politiche sociali, dalla pace alla cura dell’ambiente.
Sempre con lo stile Caritas, che a partire dai poveri e con l’attenzione alle comunità cerca non solo di cambiare la vita delle persone, ma anche i sistemi producono povertà.
In secondo luogo mi sento di ringraziare i colleghi e le colleghe di Caritas Ambrosiana. Senza le loro competenze e la loro passione non avremmo potuto promuovere in modo sempre creativo e adeguato ai tempi una Caritas coerente con il suo mandato ecclesiale, dunque con la scelta preferenziale per i poveri, con la prevalente funzione pedagogica, con la ricerca di pace e giustizia.
Infine non posso non ringraziare i responsabili, gli operatori, i volontari delle Caritas territoriali e dei servizi del cosiddetto “sistema Caritas”, diffusi capillarmente in tutta la diocesi. È un popolo che opera ogni giorno, senza aspettarsi ricompense, per realizzare un’autentica Chiesa della fraternità: uomini e donne che cercano di interpretare la missione di Caritas e di realizzarla nel concreto, in contesti ecclesiali e istituzionali non sempre facili, con “opere segno” che dicono il vangelo nel concreto a tutte le donne e gli uomini del nostro tempo.
Naturalmente ringrazio e incoraggio Erica e don Paolo, che ora assumono il ruolo di direttori di Caritas Ambrosiana, a continuare a realizzare la missione di Caritas nei prossimi anni con capacità di ascolto e di servizio intelligente, in modalità nuove ma sempre coerenti con il mandato originale conferito alla Caritas 50 anni fa.
La mia è stata una bella esperienza, un regalo non meritato. Che mi ha consentito di lottare per promuovere maggiore giustizia, condizioni di pace duratura, la dignità di ogni essere umano, contro ogni discriminazione o inopportune precedenze, se non quella dovuta ai poveri e agli ultimi. Per essere pungolo per le comunità, le istituzioni, le imprese. Per stare dalla parte dei deboli e difenderli, perché i forti lo fanno da soli.
Non tocca a me fare bilanci. Posso solo assicurare che continuerò con la stessa determinazione e passione, nel solco dello stile della Caritas e del Vangelo, a promuovere condizioni di dignità per tutti, di giustizia e di pace, necessari soprattutto nell’attuale drammatico momento di cambiamento degli scenari geopolitici e culturali.
La vita mi ha fatto un regalo: il miglior ringraziamento è proseguire nel servizio disinteressato e competente, per affermare nei fatti la centralità di ogni persona, l’esigenza della destinazione universale dei beni, la promozione del bene comune. Perché le cose possano veramente cambiare per noi, per tutti, soprattutto per i poveri!
Luciano Gualzetti
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