Sono passati 20 mesi dal 7 ottobre 2023 e siamo di fronte ad una nuova fase della guerra che tormenta questa terra e i suoi abitanti da più di 70 anni.
Quello che all’inizio si presentava come operazione militare per smantellare l’organizzazione Hamas, macchiatasi del terribile crimine del 7 ottobre, si sta trasformando sempre di più in una operazione di conquista di un territorio ai danni di chi lo abita da sempre.
A differenza delle fasi precedenti in cui la strategia era la lenta occupazione della striscia di Gaza con il pretesto della sicurezza, il piano attuale prevede l’uso della forza schiacciante per via terreste, marittima e aerea e la demolizione di qualsiasi infrastruttura ritenuta una minaccia dall’esercito israeliano. La strategia in corso non prevede il termine dell’offensiva bensì la permanenza a tempo indeterminato delle forze israeliane e il trasferimento forzato dei più di 2,1 milioni di civili palestinesi nella striscia di Gaza in piccole aree concentrate nel Sud.
A inizio giugno 2025 i dati Ocha (vale a dire l’Onu) riportano quasi 55mila morti di cui 15.600 bambini. E ancora la strage sta continuando.
L’82% dei 365 km quadrati di Gaza fa ormai parte della zona militarmente occupata da Israele o è sottoposta ad ordini di evacuazione: per cui sostanzialmente inabitabile.
È ancora troppo poco il cibo che viene distribuito a tal punto che ormai tutti i cittadini di Gaza sono a rischio di malnutrizione. Il 92% dei bambini sotto i 2 anni (e le donne in attesa) non hanno abbastanza da mangiare ponendo sul loro futuro un pericolo di ritardi e disabilità di vario genere. 290mila bambini sotto i 5 anni e 150mila mamme incinte (o che stanno allattando) avrebbero bisogno di supplementi e macronutrienti. Ma non possono averne.
Gli ospedali, i centri medici e gli operatori sanitari continuano ad essere un bersaglio dell’artiglieria israeliana, a disprezzo di ogni forma di umanità e rispetto per il diritto internazionale.
Il 47% degli ospedali è solo parzialmente funzionante (4 nel nord di Gaza, 11 nella città di Gaza, 3 a Deir al Balah e 4 a Khan Younis), 8 ospedali da campo sono funzionanti di cui 3 solo parzialmente e solo 75 su 155 centri di assistenza sanitaria primaria, di cui 65 solo parzialmente.
Tra 10.500 e 12.500 pazienti, inclusi oltre 4.000 bambini necessita di evacuazione medica all’estero.
Caritas Ambrosiana, in coordinamento con Caritas Italiana, sta lavorando con Caritas Gerusalemme che rappresenta la rete della Caritas mondiale in Terra Santa.
Caritas Ambrosiana partecipa all’intervento di Caritas Gerusalemme con 400mila euro.
L’intervento è ampio e riguarda: le unità mediche, la costruzione di protesi, il sostegno psicologico, l’assistenza economica alle famiglie.
Caritas Gerusalemme è a Gaza con 10 unità mediche
Caritas Gerusalemme da anni è impegnata a favore della popolazione locale nella Striscia di Gaza con cliniche mobili, in Cisgiordania e in tutta la Terra Santa.
E dopo il 7 ottobre 2023 ha continuato ad essere presente a Gaza per tutto questo tempo!
Ad oggi ci sono 10 unità mediche che stanno funzionando: 5 a Gaza, 1 nel campo di Nuseirat, 2 a Deir Al Balah, 2 a Khanyounis. In più ci sono 2 cliniche di Caritas Gerusalemme a Taibeh e Gaza City.
Durante la tregua di inizio 2025, il personale di Caritas Gerusalemme che era sfollato nel sud di Gaza ha iniziato a tornare nel nord. Al loro ritorno, si sono riuniti con i colleghi che erano rimasti nel nord di Gaza durante tutta la crisi. Questa riunione non solo ha rafforzato la loro capacità di recupero, ma ha anche rafforzato il loro impegno a servire le comunità colpite. Riconoscendo i bisogni urgenti degli sfollati che rientrano, Caritas Gerusalemme ha lanciato un’iniziativa per sostenerli, istituendo un punto medico sulla principale strada costiera di Gaza, Al-Rashid Street.
Questa posizione strategica ha permesso di fornire servizi sanitari essenziali, salute mentale e supporto psicosociale, ospitalità e acqua potabile a coloro che stavano facendo il difficile viaggio di ritorno alle loro case.
L’iniziativa ha rappresentato un passo fondamentale per rispondere ai bisogni umanitari immediati delle famiglie rientrate e per garantire loro le cure e l’assistenza necessarie per iniziare il processo di ricostruzione delle loro vite.
Quattro équipe mediche specializzate sono attivamente dispiegate per fornire un’ampia gamma di servizi, tra cui il trattamento di malattie comuni, malattie croniche, assistenza materno-infantile e assistenza agli anziani. Queste équipe sono posizionate in modo strategico per rispondere ai bisogni urgenti di Gaza e del Governatorato di Mezzo, dove l’accesso all’assistenza sanitaria rimane criticamente limitato.
Le forniture mediche e i farmaci vengono ricevuti attraverso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), assicurando che le équipe di Caritas Gerusalemme siano equipaggiate per trattare efficacemente i pazienti. Nonostante le difficoltà nella catena di approvvigionamento locale, la Caritas è impegnata a garantire le risorse vitali per sostenere i servizi sanitari. Inoltre, si sta provvedendo al trasporto del personale medico da e verso i loro luoghi di lavoro e le aree di sfollamento per garantire la continuità delle cure.
Le protesi per le persone a Gaza colpite dalla guerra
Caritas Gerusalemme continua a fornire protesi e servizi di riabilitazione alle persone che hanno perso gli arti a causa del conflitto. Questo supporto è fondamentale per aiutare le persone a recuperare la mobilità e l’indipendenza. I servizi protesici vengono ampliati per raggiungere un maggior numero di persone colpite a Gaza e in altre regioni, offrendo non solo protesi, ma anche servizi di riabilitazione per garantire un recupero a lungo termine e il reinserimento nella vita quotidiana.
In realtà, dopo che dal 2 marzo Israele ha stretto fortemente l’ingresso di beni nella Striscia di Gaza, è difficile far arrivare le forniture necessarie per l’assistenza protesica, per cui le attività ora sono in sospeso.
Appena sarà possibile Caritas Gerusalemme ricomincerà questa attività.
Salute mentale e sostegno psicosociale per i bambini di Gaza, ma non solo
Visti gli enormi bisogni della popolazione locale in questo settore, i programmi di supporto psicosociale di Caritas sono aumentati.
Vengono regolarmente condotte sessioni di sostegno psicosociale di gruppo e individuali, insieme ad attività terapeutiche di
play therapy, che aiutano bambini e adulti a elaborare le proprie emozioni in un ambiente sicuro e solidale. Con il persistere del conflitto,
Caritas si impegna a rafforzare la resilienza emotiva e ad ampliare i servizi, per soddisfare la crescente domanda di assistenza psicologica nella regione.
Assistenza economica: aiuti in denaro perché i prezzi a Gaza sono altissimi
Caritas Gerusalemme continua a fornire
assistenza economica alle famiglie che si trovano ad affrontare difficoltà estreme:
i prezzi di mercato sono altissimi ed è ormai difficilissimo trovare cibo nei mercati locali. Il programma di assistenza in denaro è fondamentale per aiutare le famiglie a soddisfare le loro esigenze di base, con fondi distribuiti in modo sicuro attraverso canali come i bonifici bancari e Palpay.
Riabilitazione dei centri medici a Gaza
Dopo quella di Taybeh, finalmente
anche la clinica di Caritas Gerusalemme a Gaza City è stata ristrutturata e riequipaggiata,
grazie proprio al periodo della tregua. Sono stati ristrutturate e ampliate infrastrutture vitali, come attrezzature mediche, sistemi idrici ed elettrici, per garantire che le strutture sanitarie siano in grado di fornire cure di qualità nonostante le sfide in corso.
Sviluppo delle capacità del personale di Gaza
Una componente chiave della strategia a lungo termine di Caritas è il
rafforzamento delle capacità del personale locale. Caritas Gerusalemme continua ad offrire
programmi di formazione in materia di risposta alle emergenze, gestione dei progetti e impegno nelle comunità. Questi programmi sono pensati per dotare il personale medico e non medico delle competenze necessarie per sostenere e migliorare gli sforzi di aiuto umanitario.
“Caritas Gerusalemme continua a fornire servizi salvavita a Gaza”
Anton Asfar, segretario generale di Caritas Gerusalemme,
in un’intervista al Sir racconta degli sforzi che fa Caritas Gerusalemme per rimanere a Gaza:
“Anche i nostri operatori a Gaza, che sono parte della comunità locale, soffrono la fame mentre cercano aiuti per le loro stesse famiglie. Riceviamo continuamente ordini di evacuazione, da parte dell’esercito di Israele, che costringono la popolazione a spostarsi da una zona all’altra. Abbiamo dovuto chiudere improvvisamente un nostro presidio medico ad Abu Arif, nella zona di Deir al-Balah, lasciando lì le attrezzature perché era troppo pericoloso. Le abbiamo recuperate solo dopo giorni. Anche il centro medico nel campo di Al-Shati è stato chiuso. Lo avevamo appena riabilitato e riaperto nel campo profughi di Shorti, ma con i nuovi ordini di evacuazione in atto anche lì, abbiamo dovuto sospendere le attività per alcuni giorni”.
Anton ribadisce che:
“Caritas Gerusalemme continua a fornire servizi salvavita. Abbiamo dieci presìdi medici attivi, cinque a nord e cinque a sud di Wadi Gaza. Uno di questi è stato chiuso a causa degli ordini di evacuazione, ma i nostri operatori sono determinati a restare al fianco della popolazione. Contiamo su oltre 120 dipendenti, oltre a molti volontari, impegnati a fornire assistenza medica e umanitaria alle fasce più vulnerabili”.
Appello per il Cessate il Fuoco a Gaza
Caritas Ambrosiana ha aderito alla petizione online #CeaseFireNow per il “Cessate il fuoco umanitario e l’ampliamento dei canali umanitari” firmata e sollecitata da Caritas Gerusalemme, Caritas Internationalis e da migliaia di altre associazioni e centinaia di migliaia di cittadini in tutto il mondo.
La rete Caritas (attraverso Caritas Internationalis) ha inoltre partecipato alla
dichiarazione congiunta del 24 ottobre 2024 per il
“Cessate il fuoco a Gaza, in Libano, in Israele e per la fine dell’impunità in un contesto di catastrofe umanitaria e di conflitto regionale in espansione” che è stata firmata da più di 150 organizzazioni non governative da tutto il mondo.
Nella dichiarazione vengono identificate le seguenti priorità:
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Cessate il fuoco immediato.
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Rilascio degli ostaggi israeliani e dei palestinesi detenuti arbitrariamente.
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Facilitazione dell’accesso agli aiuti umanitari per la popolazione civile di Gaza, senza ostacoli: i blocchi devono essere immediatamente rimossi per consentire agli aiuti di raggiungere i bisogni urgenti. Devono essere ripristinati i servizi essenziali come l’elettricità e l’acqua.
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Protezione dei civili e delle infrastrutture: tutte le parti devono attenersi al diritto umanitario internazionale e ai diritti umani, salvaguardando i civili e le restanti infrastrutture critiche, compresi ospedali e scuole. I palestinesi sfollati devono poter tornare in sicurezza alle loro case ed essere pienamente sostenuti nella ripresa e nella ricostruzione delle loro vite e dei loro mezzi di sussistenza.
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Responsabilità e giustizia: è fondamentale chiamare a rispondere i responsabili delle violazioni del diritto internazionale, compresi i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità, per prevenire future atrocità e sostenere i diritti umani. Le missioni di accertamento dei fatti e il lavoro dei tribunali internazionali devono essere rispettati da tutti.
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Impegno per una pace duratura: la comunità internazionale deve continuare a impegnarsi per garantire un cessate il fuoco permanente e affrontare le cause profonde del conflitto, tra cui l’occupazione illegale del territorio palestinese da parte di Israele.
La papamobile di Francesco per i bambini di Gaza
Nei suoi ultimi mesi di vita, papa Francesco ha voluto che Caritas Gerusalemme (insieme a Caritas Svezia) trasformasse la sua papamobile in una stazione sanitaria mobile per i bambini di Gaza.
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