Solidarietà a chi è colpito da guerre o confitti armati


Nel 2025 è continuato l'impegno di Caritas Ambrosiana a sostegno delle popolazioni colpite da guerre (Terra Santa, Ucraina e in Sudan) e situazioni di conflitti dimenticati come la Repubblica Democratica del Congo o di instabilità come il Libano.




Terra Santa
Il conflitto in Medio Oriente, che è ripartito violentemente il 7 ottobre 2023, ha avuto un impatto devastante sulle vite di milioni di persone. Dopo due anni e decine di migliaia di morti, la situazione umanitaria generale rimane catastrofica, in particolare per quanto riguarda l'insicurezza alimentare e i danni alle infrastrutture.
Dall’attacco di Hamas che ha scatenato la reazione di Israele e innescato la catena di conflitti, le popolazioni civili sono le vittime reali della violenza.
Tra ottobre e novembre 2024 anche il Libano è entrato suo malgrado in questa terribile spirale di violenza con altri bombardamenti israeliani, anche se per ora le armi tacciono. La situazione, tuttavia, rimane molto fragile.   
Anche in Terra Santa Il 10 ottobre 2025 è finalmente arrivato un primo segno di sollievo e speranza con la firma dell’accordo sul cessate il fuoco per porre fine alla guerra e liberare i prigionieri, detenuti e persone rapite da entrambe le parti coinvolte. Tuttavia, l’accordo continua ad essere oggetto di ripetute violazioni e incertezze, che rendono la situazione in Terra Santa fragile.
Di fronte a queste guerre insensate, Caritas Ambrosiana ha avviato sin dal primo giorno di conflitto varie raccolte fondi con l’obiettivo di portare gli aiuti a tutte le vittime della guerra.

Leggi l'ultimo approfondimento sul conflitto in Terra Santa con gli interventi sostenuti da Caritas Ambrosiana.

Scarica la scheda con le attività sostenute da Caritas Ambrosiana in Terra Santa


I progetti di pace e riconciliazione nella regione
Oltre al sostegno umanitario alle popolazioni colpite e le attività di intervento umanitario a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est realizzate da Caritas Gerusalemme, che rappresenta la rete della Caritas mondiale in Terra Santa, anche nel 2025 Caritas Ambrosiana ha proposto dei progetti di pace e riconciliazione nella regione.
In particolare, in Israele sono state sostenute le organizzazioni Friendship Village e Neve Shalom Wahat al-Salam, spazi di pace e riconciliazione che favoriscono il dialogo e la conoscenza reciproca tra studenti israeliani ebrei e palestinesi.
In Libano, abbiamo continuato a sostenere le attività di Caritas Libano, portando aiuto anche al Vicariato dei Latini di Beirut, e dei giovani di Caritas Youth Lebanon, che lavorano per la pace nel loro Paese e svolgono un ruolo fondamentale portando aiuto agli sfollati.

Anche per la Siria il 2025 è stato un anno complicato, segnato da una transizione politica profonda a seguito della caduta del regime e dal persistere della crisi umanitaria e delle tensioni interne. Qui Caritas Ambrosiana ha sostenuto le attività del Centro Giovani a Damasco, un progetto scelto dalla diocesi di Milano e dalla Pastorale Giovanile per il percorso dei “100 giorni Cresimandi” della diocesi di Milano e che contribuirà a dare uno spazio ai giovani siriani che hanno il desiderio di essere protagonisti del proprio futuro, di contribuire alla pace e di costruire ponti.

Infine Caritas Ambrosiana nella regione ha finanziato il progetto Peacemed di Caritas Italiana, cofinanziato dal Ministero degli esteri, che ha come finalità la promozione della pace attraverso il potenziamento delle organizzazioni di società civile del Mediterraneo. Il progetto, il cui primo incontro si è svolto lo scorso marzo a Cipro e che è continuato nel corso di tutto il 2025, coinvolge più di 30 operatori delle Caritas e di altre organizzazioni di 20 paesi mediterranei e mediorientali.


Ucraina
Anche nel 2025, Caritas Ambrosiana ha scelto di concentrare gli aiuti ai profughi ucraini nella Repubblica di Moldova, grazie al collaudato partenariato con la locale associazione Missione Sociale Diaconia.
Dal febbraio 2022, oltre 6 milioni di ucraini sono fuggiti nei paesi vicini a causa della guerra. A novembre 2025, la Moldova, pur essendo un piccolo paese, accoglie oltre 137.000 rifugiati (di cui quasi la metà bambini) che hanno scelto di rimanere nel paese. Il numero di rifugiati nel Paese è aumentato rispetto al 2024 e ciò conferma la natura persistente di questa crisi umanitaria. Molti rifugiati, nuovi arrivati, sono famiglie, spesso con bambini e parenti anziani, che necessitano di pieno sostegno.
Nel 2026, grazie a un budget di 160mila euro, proseguiranno gli interventi di accoglienza e supporto psicologico in comunità per donne con figli neonati nel Centro “In braccio alla mamma”; accoglienza e assistenza psicosociale per giovani ragazze adolescenti nell’Appartamento Sociale “Verso l’indipendenza (Chișinău); supporto socio-pedagogico e scolastico per i minori nei Centro diurni “San Basilio il Grande” (Cahul, sud della Moldova) e “Anastasis” (Bălți, nord della Moldova);



 
Sudan
La crisi che colpisce il Sudan è la peggiore crisi umanitaria attualmente in corso sul pianeta.
Su una popolazione di 47,5 milioni di abitanti, 12 milioni sono sfollati, di cui più di 4 milioni fuggiti nei paesi confinanti. Si aggiungono ai più di 150.000 morti e all’80% delle strutture sanitarie del paese fuori uso, mentre la carestia è stata dichiarata in almeno 12 aree del paese ad agosto 2025. E poi le violenze dilaganti sui civili, i minori uccisi, violentati o reclutati dalle milizie, il sostanziale blocco delle attività economiche e in particolare l’interruzione delle attività agricole nelle zone fertili del paese, con conseguenti scarsità di cibo, impennata dei prezzi, rischi di carestia, ecc. Complessivamente, nel paese 30,4 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria.
La guerra ha generato effetti nei paesi confinanti, che hanno dovuto accogliere più di 4 milioni di persone: il Ciad ha accolto oltre un milione di persone, mentre sono più di 1,2 milioni i profughi che si sono rifugiati in Sud Sudan. L’Egitto ha ricevuto ad oggi 1,5 milioni di profughi, l’Etiopia ne ha accolti più di 150 mila, quasi 45 mila sono fuggiti in Repubblica Centrafricana e più di 320 mila in Libia. Spesso confinati in campi improvvisati, i profughi hanno come unica opzione la sopravvivenza. In contesti così difficili, le Chiese locali giocano un ruolo fondamentale per il sostegno alle persone rifugiate, spesso grazie al lavoro della rete internazionale Caritas, mobilitatasi anche a favore dei profughi sudanesi.
 
La rete Caritas Internationalis si è mobilitata e con essa anche Caritas Ambrosiana. Sono stati finanziati due importanti progetti per l’avvio e il consolidamento di orti comunitari per gruppi di donne (rifugiate sudanesi e locali) e la costruzione di pozzi per un totale di 184.000 euro.

E' in fase di avvio un nuovo intervento più emergenziale a favore dei profughi fuggiti recentemente dalla zona di El Fasher e arrivati nella diocesi di Mongo, in particolare nella zona di Tené, che intende supportare i nuovi arrivati garantendo beni di prima necessità. Caritas Ambrosiana ha stanziato 50.000 euro per coprire parte delle spese, a cui si spera di aggiungerne altri.

Qui si può leggere il recente appello di diverse organizzazioni italiane



Sud Sudan
Il Sud Sudan è classificato dall’UNDP come il Paese a più basso sviluppo umano al mondo con segni ancora evidenti della feroce guerra civile che lo ha colpito tra il 2013 e il 2018. Inoltre, l’impatto della guerra nel vicino Sudan, la recente escalation di tensioni politiche e conflitti armati in alcune aree, le pesanti alluvioni, sempre più intense e frequenti a causa del cambiamento climatico, hanno messo in ginocchio il paese e stanno costringendo sempre più persone a lasciare le proprie case. Si contano più di 2 milioni di sfollati interni e altrettanti rifugiati nei paesi limitrofi, a cui si aggiungono più di 1,2 milioni di persone in fuga dalla guerra nel Sudan che hanno cercato rifugio in Sud Sudan. Il 70% dell’intera popolazione del Sud Sudan necessita di assistenza umanitaria.
Molti rifugiati, a causa dei tagli alle razioni alimentari in Uganda e Kenya per la riduzione dei fondi americani e di altri paesi, tornano volontariamente, ma trovano villaggi distrutti e poche risorse per ricominciare.

La rete Caritas sta operando per alleviare le sofferenze di questa martoriata popolazione con un programma di aiuti umanitari in diverse aree del paese assistendo le comunità sfollate a causa di conflitti e alluvioni, i rifugiati dal Sudan e la popolazione più vulnerabile. Gli aiuti consistono in distribuzione di cibo, utensili e ripari di urgenza, kit igienico sanitari, accesso all’acqua e all’igiene. Dove possibile, anziché beni materiali, si forniscono sussidi in denaro per consentire l’acquisto di beni di prima necessità. Insieme all’aiuto umanitario vi è inoltre un supporto psicosociale alle persone con problemi di salute mentale e attività di promozione del dialogo e della convivenza pacifica tra diversi gruppi etnici.
Caritas Ambrosiana ha sostenuto gli interventi con un primo contributo di 12.000 euro.
 
 
Repubblica Democratica del Congo
Anche la regione del Congo, caratterizzata da una decennale forte instabilità e dall’alternarsi di conflitti e fasi di relativa calma, nel 2025 è stata colpita dallo scoppio della guerra, in particolare nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Il conflitto ha visto contrapporsi i ribelli della formazione M23, un movimento paramilitare di etnia tutsi, sostenuto dal governo del confinante Ruanda, all’esercito regolare congolese e varie milizie locali.
Nonostante il 27 giugno a Washington sia stato firmato un accordo di pace tra RD Congo e Ruanda e il 4 dicembre sia stato ratificato, con la mediazione degli Stati Uniti e del Qatar, le violenze e gli scontri non si sono fermati.
Nel frattempo, la situazione umanitaria è peggiorata costantemente. Dal 1° dicembre, solo nella regione del Sud Kivu, i combattimenti hanno causato lo sfollamento di oltre 500.000 persone, tra cui oltre 100.000 bambini. Complessivamente, si stima gli sfollati interni in RDC siano quasi 7 milioni, di cui più di 5 milioni nelle province orientali del Nord Kivu, Sud Kivu e Ituri.

Anche nei confronti dell’emergenza che colpisce la Repubblica Democratica del Congo Caritas Ambrosiana si è attivata, stanziando fin da subito 20.000 euro per sostenere, con Caritas Italiana, il piano d’aiuti d’urgenza di Caritas RD Congo, garantendo distribuzioni alimentari, kit igienico-sanitari e aiuti in denaro per 750 famiglie.
L’impegno non si limita all’assistenza materiale: la Chiesa locale e la rete Caritas internazionale continuano a denunciare le violenze, a chiedere l’apertura di corridoi umanitari, la protezione degli sfollati e il rispetto del diritto internazionale, la prevenzione del reclutamento di minori e la messa a disposizione di fondi adeguati per l’aiuto umanitario. Anche le Caritas dei Paesi confinanti si sono mobilitate, in particolare Caritas Burundi, per l’assistenza ai profughi.





 

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Della Direzione: don Paolo Selmi ed Erica Tossani



 

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