164 conflitti dovuti al cambiamento climatico

«C’è oggi una connessione molto stretta tra il cambiamento climatico e la tutela dei diritti umani. Purtroppo però vige ancora nel diritto internazionale un approccio settoriale che dobbiamo superare se vogliamo affrontare le sfide che abbiamo davanti». Lo ha detto questa mattina Hilal Elver, relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo, intervenendo al convegno “Per nutrire davvero il pianeta”, organizzato questa mattina  a Cascina Triulza nel sito di Expo 2015 da Caritas, Aggiornamenti Sociali, Fondazione Culturale San Fedele, Fondazione Lanza e WeWorld.
 
«Il diritto al cibo è stato riconosciuto per la prima volta nel 1948 dall’Onu con la Dichiarazione universale dei diritti umani e ribadito nel ’66 dalla convezione.  Da allora cinquanta paesi hanno fatto leggi nazionali sulla materia. Alcuni come il Brasile, il Guatemala, il Kenya e l’India hanno tutelato questo diritto anche a livello giudiziale, cosa che invece non si riscontra in molti paesi occidentali. Tuttavia ancora 2 miliardi di persone soffrono di malnutrizione – ha ricordato la Elver –. Oggi più che mai è necessario un approccio inter-discipilnare, superando la retorica e adottando le soluzioni che consociamo. Fondamentale è la spinta dell’opinione pubblica perché si orientino i governi nelle giusta direzione».
 
«164 conflitti nel mondo hanno un’origine ambientale. Gli scontri in Nord Africa  che hanno portato al crollo di quei regimi sono stati preceduti da quattro anni di rivolte per il pane. La Siria prima della guerra ha conosciuto anni di siccità mai viste prima che hanno spinto le persone a spostarsi dalle campagne alle città. Il cambiamento climatico ha gettato nella miseria i contadini in Ciad dove ore prospera Boko Haram – ha sottolineato Grammenos Mastrojeni, diplomatico e collaboratore del Climate Reality Project fondato da Al Gore -. Noi abbiamo sempre in mente gli obiettivi di crescita e sviluppo, ma mai quello dell’equilibrio. Eppure crescita e sviluppo sarebbero compatibili con l’equilibrio, ma sembra che ciò non ci interessi. Invece, pace, ambiente, sviluppo e diritti sono elementi che devono stare in equilibrio per assicurare un’equa distribuzione delle risorse. Altrimenti povertà e malcontento sociale porteranno a guerre e distruzione, come già successo in passato e come sta accadendo oggi in tante aree del mondo».
 
Un esempio del disequilibrio globale è il fenomeno del land grabbing. «A partire dal 2000 c’è stata una corsa all’acquisizione di terre da parte di investitori internazionali pubblici e privati in paesi dell’Africa e dell’Asia. Ma questi investimenti hanno violato i diritti umani perché il passaggio dai precedenti utilizzatori ai nuovi proprietari, con concessioni, compravendite o affitti, è avvenuto con contratti non trasparenti e senza un informato consenso. Abbiamo la necessità di stimolare comportamenti responsabili da parte di questi investitori anche perché le terre vengono utilizzate per produrre biocarburanti nell’ottica delle nuove politiche energetiche imposte dall’Unione Europea», ha messo in luce Marta Antonelli, ricercatrice all’Università IUAV di Venezia.
 
Ristabilire un nuovo rapporto tra Nord e Sud del mondo appare fondamentale. «Abbiamo bisogno di migliorare la qualità dei mediatori tra i produttori e i consumatori nei paesi del Sud del mondo. Attualmente i centri di stoccaggio sono carenti e ci sono molti speculatori che operano senza troppi scrupoli. Innalzare gli standard qualitativi dei mediatori migliorerà il rapporto tra cibo e ambiente non solo nel Sud del mondo, ma anche nel Nord», ha sostenuto Giorgio Osti, professore di sociologia dell’ambiente e del territorio all’Università di Trieste
 
Ambiente, diritti umani, ma anche valori spirituali. Tutto è interconnesso.  «La tavola è il luogo dove ci educhiamo a uno stile di vita. La prassi del mangiare ci rimanda a esperienze moralmente rilevanti, perché il cibo non nutre solo il corpo, ma anche la fame di intelligenza. Infatti, impariamo la nostra identità attraverso il cibo e i sapori. La tavola deve educarci anche alla novità dei gusti non scegliendo solo le cose che ci piacciono. In questo modo ci apriamo agli altri», ha sottolineato Gaia De Vecchi, insegnante di teologia.
 
Al centro del convegno il libro Nutrire il pianeta? Per un'alimentazione giusta, sostenibile, conviviale”, frutto della selezione di oltre 100 contributi provenienti non solo dal mondo accademico ma anche della società civile. Il volume è acquistabile nelle principali librerie o direttamente sul sito di Aggiornamenti Sociali (www.aggiornamentisociali.it). È disponibile anche in formato ebook.

In allegato:
- programma della mattinata
- profili dei relatori
- presentazione del volume
- prefazione
- copertina

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