30 anni di Centro Gabrieli

“Storie di casa. 30 anni di Centro Gabrieli” la casa alloggio per persone con HIV/AIDS a Milano festeggia l’anniversario con un libro e una mostra-installazione realizzata dagli stessi ospiti

Presentazione al convegno venerdì 29 novembre dalle ore 8.30 nella sede di Caritas Ambrosiana in via San Bernardino 4 a Milano

Gualzetti: «Non è solo un servizio ma un’opera segno che ci provoca a restare umani. Il suo messaggio vale ancora oggi»

Un tavolo apparecchiato, una trousse di trucchi, un mazzo di chiavi. Piccole cose della vita ordinaria che diventano tracce parlanti, racconti pieni di sofferenza ma anche di speranza. A unirle lo stesso colore, il rosso, un richiamo alla vita e alla malattia, che le accomuna: l’Aids.
 
Per il suo trentesimo anniversario, il centro Teresa Gabrieli, la comunità alloggio per malati di Aids aperta a Milano da Caritas Ambrosiana e dal Consorzio Farsi Prossimo, ha prodotto una mostra-installazione dedicata alle persone che qui hanno trascorso momenti drammatici della loro esistenza, spesso ritrovando una serenità insperata.

La mostra, realizzata dagli stessi ospiti e dagli operatori, negli spazi della casa (via Adolfo Consolini 3, Milano – quartiere Gallaratese) sarà vistabile sabato 30 novembre dalle ore 15.00 alle 19.00 durante l’open day del centro. Il precorso si compone di 14 opere ognuna delle quali reca un QR code. Inquadrando il codice con lo smartphone si ascolta la voce registrata di un attore che racconta la storia del o della protagonista.
Tutte le opere parlanti sono costituite da oggetti della vita quotidiana scelte a rappresentare tratti caratteristici di una personalità. Per esempio una borsetta con dei mazzi di chiavi di casa, un oggetto ordinario, racconta la storia di M. una di quelle donne che non faticheremmo a definire “normali” cui viene diagnosticata l’infezione da Hiv in ritardo proprio in virtù della sua normalità. Le scarpe con il tacco alto, invece, parlano di B. «Una donna molto bella, che nella sua vita aveva puntato tutto sulla perfezione del suo corpo. Ma anche una donna terribilmente fragile, che sarà vittima proprio del suo corpo» ricorda Paola Riccardi, coordinatrice del centro.

Molte altre testimonianze di ospiti, operatori e volontari sono raccolte nel libro “Storie di casa. 30 anni di centro Gabrieli” che sarà presentato nel corso del convegno che si svolgerà venerdì 29 novembre dalle ore 8.30 alle 13, il giorno prima dell’open day, nella sede di Caritas Ambrosiana, in via San Bernardino 4, a Milano. Tanti gli interventi di esperti, protagonisti e testimoni che si susseguiranno durante la mattinata: un modo non solo per ripercorrere la storia dei trent'anni di questa “opera segno” ma anche le storie delle persone che ci hanno vissuto (e in alcuni casi che qui hanno lasciato la vita) che raccontano dell'evoluzione dell’infezione da HIV in questi tre decenni.

Tra le voci che porteranno la loro testimonianza anche Marco Granelli, oggi assessore del Comune di Milano e già responsabile dell'area Aids di Caritas Ambrosiana; Giovanni Carrara, presidente del Consorzio Farsi Prossimo; Laura Rancilio, responsabile area Aids di Caritas Ambrosiana e membro del comitato per la lotta all'Aids del Ministero della salute; Silvana Bussoleni, di ATS Milano – Città metropolitana; e Massimo Villa, medico infettivologo dell'unità Malattie infettive dell'ASST Ovest Milanese.

Seguirà, una tavola rotonda con Giovanni Gaiera, presidente CRCA Lombardia; Massimo Galli, SIMIT - Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali; Lella Cosmaro di Lila Milano; Maria Gramegna, di Regione Lombardia e Paola Riccardi, coordinatrice del centro.

Il centro Teresa Gabrieli, promosso da Caritas Ambrosiana e dal Consorzio Farsi Prossimo, è gestito dalla cooperativa Filo D’Arianna. Prende il nome da suor Teresa Gabrieli, la cofondatrice della congregazione di religiose, le suore Poverelle, che misero a disposizione gli spazi, scegliendo di aprire le porte di casa, in un momento in cui lo stigma sociale sulla malattia era molto forte.
L’inaugurazione avvenne il 28 dicembre del 1989, nel pieno dell'epidemia di Aids. Erano gli anni in cui chi contraeva il virus non sembrava avere alcuna possibilità di sopravvivenza. Fu allora che Caritas decise di creare un posto che potesse essere casa per quelle persone che in quel momento fuori dagli ospedali non avevano dove andare, perché oltre a essere portatori di una malattia che terrorizzava, spesso erano persone che vivevano in strada, giovani tossicodipendenti che avevano tagliato i ponti con le famiglie. «Il Gabrieli aprì per dare a questi malati accoglienza e relazioni significative anche per coloro che avrebbero da lì a poco lasciato la vita. - ricorda Laura Rancilio, responsabile Aids di Caritas Ambrosiana - In questi trent’anni il Gabrieli ha accolto 281 ospiti, 79 dei quali deceduti. Se il Gabrieli per molti fu l'ultima casa, per tutti è stato la possibilità di riannodare rapporti che si erano spezzati. Oggi, grazie alle nuove terapie antiretrovirali si vive bene e a lungo con l’HIV a patto di diagnosticare presto l’infezione. Purtroppo nei casi in cui la malattia è progredita molto occorrono ancora, soprattutto per le persone socialmente più fragili, luoghi con risposte ad alta professionalità ed umanità dove trovare rifugio: tra queste c’è il Gabrieli».

«I centri per malati di Aids sono stati un segno profetico. Oltre ad offrire un aiuto concreto a persone malate e stigmatizzate dalla società, gli operatori che ci hanno lavorato e i tanti amici che li hanno sostenuti, proprio con il loro impegno, hanno dimostrato che c’è un’alternativa al comune sentire intriso di quel buon senso che spesso annebbia le menti e porta a scelte escludenti. Proprio per questa caratteristica questo luogo resta fortemente attuale: ci provoca ad avere uno sguardo umano nei confronti dell’altro, anche nelle circostanze più estreme», sottolinea Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.
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