6 mesi di guerra, 6 mesi di solidarietà

Oltre 3 milioni di persone
assistite nel Paese in guerra,
interventi negli stati limitrofi,
accoglienze per migliaia
di persone nei territori ambrosiani.
Il direttore Gualzetti:
«Una sfida educativa anche per le nostre comunità»




Sei mesi di guerra. Sei mesi di lutto, dolore, terrore. Ma anche, sui fronti dell’accoglienza, di costante mobilitazione e inesausta generosità. Caritas Italiana e Caritas Ambrosiana, all’interno del network internazionale Caritas, hanno supportato i due organismi nazionali ucraini e quelli dei paesi confinanti, impegnati in prima linea negli aiuti d’emergenza e nell’accoglienza delle persone in fuga.
Caritas Ucraina (organismo della Chiesa latina: 42 centri, 448 sedi parrocchiali, 129 rifugi per le persone senza casa) e Caritas Spes (organismo della Chiesa greco-cattolica: più di 15 mila strutture attivate, tra centri di accoglienza, mense, rifugi, 32 centri di raccolta, stoccaggio, smistamento e distribuzione di beni umanitari, 1 call center dedicato all’orientamento di chi rientra in Ucraina) hanno assistito finora circa 3,4 milioni di persone, fornendo accoglienza e riparo, protezione, cibo e beni di prima necessità, servizi igienico-sanitari, assistenza medica.
Di questo lavoro, e degli interventi nei paesi confinanti per dare accoglienza ai rifugiati, danno conto una clip video e un Dossier di Caritas Italiana aggiornato alla data odierna.

LA MOBILITAZIONE IN DIOCESI

Per quanto riguarda l’azione di solidarietà sviluppatasi nel territorio ambrosiano, proprio in questi giorni sono in arrivo, in diverse località della diocesi di Milano, i primi di oltre 150 profughi ucraini, inviati dalla Protezione civile nazionale sulla base di un bando emesso nella scorsa primavera. Caritas Ambrosiana ha presentato la disponibilità di diverse parrocchie, distribuite in 21 comuni della diocesi, nelle quali saranno inserite persone precedentemente ospitati in strutture collettive o famiglie che non riescono più a garantire l’accoglienza.
Ma sin dai primi giorni dall’inizio della guerra Caritas Ambrosiana ha mobilitato il suo intero sistema, fatto di organismi parrocchiali e decanali, centri d’ascolto, servizi, empori, cooperative sociali e fondazioni. Anzitutto, ha definito con la Prefettura di Milano un accordo per l’accoglienza di circa 200 persone nel capoluogo e nell’area metropolitana: ne è titolare la cooperativa Farsi Prossimo, che a Casa Monluè, periferia est della città, ospita oltre 90 persone (diverse soggette a cure nel vicino Istituto dei Tumori) e ne segue circa 100 altre, in 20 appartamenti resi disponibili da parrocchie e istituti religiosi. A complemento delle coperture finanziarie previste dallo stato, Caritas ha erogato 290 mila euro per consentire, sino a fine 2022, i costi di questa assistenza. Anche a Monza una cooperativa del sistema Caritas, la Novo Millennio, ha stretto analogo accordo con la locale Prefettura, per l’accoglienza di 16 persone in 2 parrocchie.

C’è poi il vasto capitolo del supporto alle iniziative avviate spontaneamente da decine di parrocchie, sin dai primi giorni degli arrivi degli ucraini in Italia. Il sostegno è stato erogato su richiesta a 60 comunità che ospitano 344 persone e ne seguono altre 1.150 che vivono presso parenti e conoscenti: in termini economici, sono stati stanziati 320 mila euro per far fronte a diverse spese, a cui vanno aggiunti 30 mila euro in Ticket Restaurant (frutto di donazione) per l’acquisto di alimenti.
Dal magazzino di Burago (MB), centro logistico per la gestione delle emergenze, Caritas Ambrosiana ha poi distribuito materiali per un valore di circa 55 mila euro (sotto forma di prodotti alimentari e per l’igiene, ma anche di arredi e corredi per l’allestimento di appartamenti) a diversi luoghi di accoglienza gestiti da parrocchie e cooperative. Anche Empori e Botteghe della solidarietà hanno fatto la loro parte: 22 centri di erogazione di aiuti alimentari avevano aiutato, a fine giugno, 554 persone, appartenenti a 182 nuclei famigliari di profughi.

Infine, oltre all’orientamento legale fornito sin dall’inizio dallo sportello Sai, va registrato che, grazie a donatori privati, sono partiti o in partenza progetti specifici per l’acquisto di mezzi di trasporto, l’insegnamento dell’italiano al Centro Come, la realizzazione di visite mediche specialistiche e il supporto psicologico al Poliambulatorio Farsi Prossimo di viale Jenner, l’animazione con visite a musei e centri di cultura milanesi. Infine è stata disposta l’erogazione di contributi economici, sulla base di requisiti Isee, a famiglie impegnate nell’accoglienza nel territorio diocesano, e sono state rese disponibili le competenze di esperti per la profilazione e la compilazione di curriculum di aspiranti lavoratori ucraini.

«Questo articolato sforzo di accoglienza, e l’incontro con le vittime del conflitto – avverte Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana –, alimentano in Caritas la riflessione e l’impegno per promuovere una pace duratura. L’organismo pastorale, e le realtà che si sono mobilitate nell’emergenza, sono infatti chiamati anche a riflettere sui risultati che l’accoglienza sta producendo, al fine di ricostruire i legami sociali nelle comunità e condizioni di pace nei nostri territori, oltre che in quelli provati dalla guerra. È un’importante sfida educativa, che Caritas affronterà nel nuovo anno pastorale, cominciando il 10 settembre, con il convegno inaugurale La via del Vangelo è la Pace. E che riproporremo a tutti i donatori e le persone impegnate nell’emergenza: perché la pace, realista e duratura, sia un bene di tutti».

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