Cattive e imprigionate: il riscatto delle donne rom

Donna rom. Ovvero, nell’immaginario comune, alimentato da battenti campagne mediatiche, borseggiatrice in metropolitana, scaltra ladra che non esita a utilizzare le gravidanze per evitare il carcere.
 
È indubbio che il problema abbia una sua consistenza e che diverse donne di etnia rom siano autrici di reati predatori. È altrettanto indubbio che i rom rappresentino in Europa, dunque anche in Italia, la minoranza più marginalizzata, perseguitata, vittima di discorsi di odio e di una forma di discriminazione specifica, l’antiziganismo, che consiste nell’attribuzione automatica, acritica e generalizzata di tratti negativi a tutti i gruppi e a tutti gli individui rom.
 
L’Area Rom di Caritas Ambrosiana ha iniziato il suo lavoro quasi trent’anni fa, e nel tempo ha incontrato centinaia di famiglie rom, accompagnando molte di loro in percorsi di integrazione sociale (casa, lavoro, istruzione, salute). Gli operatori Caritas hanno imparato che le donne sono il cuore delle famiglie rom. Nessun intervento sarebbe possibile senza la loro presenza, senza la loro aspirazione a migliorare la condizione propria e della famiglia, senza il loro desiderio di relazione.
 
Le donne rom conosciute da Caritas hanno provenienze geografiche e storie di vita molto diverse: sono italiane, romene, bosniache, serbe; alcune radicate sul territorio con le proprie famiglie, altre costrette a spostarsi perché prive di documenti e residenze; molte lavorano, altre chiedono l’elemosina (pratica in bilico tra sfruttamento e unica chance di sostentamento).
 
Altre donne rom sono carcerate. Sulla loro parabola di vita si concentra il seminario che si svolgerà mercoledì 29 maggio e avrà per relatori Anna Cavallari e Camillo Kraus (Caritas Ambrosiana), Claudia Pecorella e Sergio Tramma (docenti all’Università Bicocca di Milano, rispettivamente di Diritto penale e Pedagogia generale e sociale). Il seminario intende illustrare le traiettorie che portano in carcere alcune donne rom, al culmine di carriere criminali scelte da altri e di fatto imposte come unica possibilità di vita. Il carcere, in alcuni casi, rappresenta per queste donne una parentesi durante la quale si rivela possibile prendere le distanze dal contesto famigliare e comunitario, aprendosi a percorsi di progressiva consapevolezza, che possono portare – per quanto possa apparire inverosimile – a una vera e propria emancipazione.

Per scaricare la locandina, cliccare qui: Cattive e imprigionate: il riscatto delle donne rom
Per partecipare all'evento, cliccare qui: https://bit.ly/seminariodonnerom
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Della Direzione: don Paolo Selmi ed Erica Tossani



 

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