Il fenomeno migratorio e le comunità cristiane della Lombardia

1. Non illudiamoci. Il flusso migratorio che ci sta mettendo in affanno non si arresterà facilmente. Finché permarranno le iniquità all’origine di ogni male sociale (cfr. EG 202), finché la comunità internazionale non affronterà il cancro del terrorismo islamico che si sta impossessando di intere aree del mondo, finché continuerà il forzato allontanamento di intere popolazioni causato dall’accaparramento delle terre (landgrabbing) e dai cambiamenti climatici, l’Europa sarà oggetto di una pressione continua. Non basta ipotizzare blocchi navali, muri di confine, affondamento di barconi, campi profughi. Al massimo queste proposte potranno avere effetti elettorali. Ma non condurranno a soluzioni stabili o ad una saggia gestione del problema. La questione riguarda la politica internazionale, ha implicazioni commerciali e finanziarie, necessita di progetti di cooperazione per l’emancipazione dei popoli in via di sviluppo, la lotta alla corruzione, così che nessuno debba scappare dalla propria terra. Processi che nessun Paese da solo sarà mai in grado di sostenere.
 
2. No alle chiusure pregiudiziali Sul piano nazionale denunciamo deficit organizzativi che conducono ad operare costantemente in una prospettiva emergenziale nella quale spesso gli Enti locali finiscono per essere solo esecutori. La tempistica della burocrazia per il rilascio dei titoli di soggiorno è insopportabile. Così come la debolezza dei meccanismi di rimpatrio per chi non ha i requisiti per rimanere in Italia.
 
Auspichiamo anche procedure di controllo più rigorose rispetto agli Enti cui viene affidata la gestione di strutture di accoglienza. Come Caritas, con tutti i soggetti che lavorano con noi, non tolleriamo la disonestà e il cinismo di imprenditori senza scrupoli che oltre a truffare lo Stato e i bisognosi mettono in cattiva luce coloro che operano anche a proprie spese e nel rispetto della legalità. Inoltre denunciamo quegli atteggiamenti di strumentale chiusura di alcuni pubblici amministratori che rifiutano l’equa distribuzione territoriale dei richiedenti asilo. Così depotenziano anche la richiesta del nostro Paese per l’altrettanto equa distribuzione dei richiedenti asilo a livello europeo.
Lo Stato può fare comunque di più ampliando i posti di accoglienza del sistema SPRAR, unitamente ad una visione di integrazione di più ampio respiro.
 
3. Perché la Chiesa si occupa di questo problema? La nostra fede nel Dio incarnato ci impedisce distinzioni tra gli esseri umani. Se un primato va riconosciuto, questo riguarda chi più è sofferente e meno tutelato. Trattare le persone con dignità e rispetto è inoltre la via per garantire pacifica convivenza. In molti territori della nostra Regione la presenza di un’alta percentuale di immigrati non è causa di reale insicurezza per i cittadini grazie - soprattutto - allo stile della Chiesa che con i suoi interventi concreti ha soccorso questi “nuovi venuti”, stemperato le tensioni senza dimenticarsi dei poveri che da sempre abitano le nostre comunità.
 
4. Che cosa stiamo facendo? Le Caritas di Lombardia, insieme ad altre collegate, stanno gestendo più di 2000 tra profughi e richiedenti asilo, e migliaia di altri stranieri regolarmente presenti ma ancora privi di una dimora adeguata. Oltre ad offrire vitto e alloggio – magari in regime di contratto con l’ente pubblico – propongono percorsi di alfabetizzazione, formazione e orientamento al lavoro, sostegno e tutela giuridica, supporto scolastico e animazione del tempo libero a favore dei minori spesso con i costi a nostro carico.
 
5. Una denuncia e un appello. Non ci è possibile tacere rispetto alle fuorvianti campagne mediatiche che soffiano sul fuoco della paura e che tolgono lucidità all’opinione pubblica. Denunciamo l’immoralità di una certa retorica politica che paventando “invasioni”, definendo ogni profugo come “clandestino” finisce per autorizzare il cittadino a non sentirsi corresponsabile nell’ accoglienza.
Le Caritas della Lombardia, sostenute dai propri Vescovi, fanno appello affinché le parrocchie mettano a disposizione spazi adeguati per una accoglienza diffusa sul territorio. Presenze di poche unità nelle nostre comunità parrocchiali, favoriscono un approccio più sereno da parte della popolazione, una convivenza più accettata e sostenuta dal volontariato. Sarà compito delle Caritas di ciascuna Diocesi adoperarsi affinché le parrocchie ospitanti vengano sollevate da oneri burocratici, amministrativi e da ogni eccessiva responsabilità di accompagnamento sociale.
 
 
 
8 luglio 2015
 
Caritas delle Diocesi di Lombardia
con il vescovo delegato della CEL (Conferenza Episcopale Lombarda)
monsignor Erminio De Scalzi
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