«Non abbiamo mai interrotto il nostro impegno umanitario, anche durante il periodo più violento della guerra, anche quando siamo rimasti traumatizzati per la morte sotto i bombardamenti di due nostri operatori. Continuiamo a operare oggi, fronteggiando le innumerevoli emergenze umanitarie, anche se il piano Trump non affronta lo scenario complessivo delle questioni politiche che andrebbero inquadrate per arrivare a una vera pace. Ci serve il vostro supporto: materiale, ma soprattutto di preghiera, di attenzione, di ascolto. Venite, come turisti o pellegrini, per aiutarci a superare una durissima situazione economica. E chiedete di incontrare le “pietre vive” di Terra Santa, le persone e le comunità che lottano ogni giorno per trovare una ragione di speranza»: così Anton Asfar, Segretario generale di Caritas Gerusalemme, ha sintetizzato la situazione che si vive nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, e che permane preoccupante al limite del drammatico, nonostante il cessate il fuoco tra Hamas e Israele, in vigore (ma contraddistinto da ricorrenti e tragiche violazioni) dallo scorso 10 ottobre.
Asfar ne ha parlato questa mattina (l’aveva già fatto ieri sera a
Lecco, lo farà di nuovo nel pomeriggio a
Varese), ospite di Caritas Ambrosiana nella sua sede milanese, nel corso dell’iniziativa
Ricostruiranno sulle rovine. Oltre al suo intervento, che ha messo a fuoco
modalità, contenuti e obiettivi dell’azione Caritas in Terra Santa, coinvolgente è stata anche la testimonianza di
Fatena Mohanna, giovane operatrice umanitaria a Gaza, ma anche
coraggiosa fotoreporter e videomaker (ha collaborato con testate internazionali, tra cui alcune italiane),
preziosa documentatrice, nei mesi del conflitto, della disperata quotidianità della Striscia.

Le testimonianze di
Asfar e Mohanna, e gli altri interventi della mattinata, si possono guardare e ascoltare sul canale
YouTube di Caritas Ambrosiana, dove è pubblicata, in versione integrale, la registrazione dell’incontro.
Dialogo «disperatamente necessario»
Asfar ha ricapitolato l’azione di Caritas Gerusalemme nei due anni di guerra, i cui aiuti emergenziali hanno raggiunto 86 mila persone (beneficiarie di kit di sopravvivenza, di interventi sanitari e fisioterapici, di supporto psichico, di sussidi economici). Ma ha anche ragionato sugli scenari futuri di impegno, che vedranno l’organismo caritativo del Patriarcato Latino gestire le risorse (8 milioni di euro per interventi entro l’anno in corso) di un nuovo Appello di Emergenza (EA26) rivolto alla rete internazionale Caritas. Ma lo vedranno agire anche su altri fronti, inclusi lo sviluppo socio-economico e il dialogo e la formazione alla pace.
Per supportare tale impegno,
Caritas Ambrosiana è intenzionata a destinare ulteriori 220 mila euro,
che andranno ad aggiungersi ai 945 mila già stanziati tra inizio 2024 e inizio 2026 (
vedi flyer allegato), portando il totale complessivo dei contributi ambrosiani a quasi 1,2 milioni di euro.
«La generosità di tanti donatori ci ha permesso, e riteniamo ci permetterà in futuro, di stare vicino a popolazioni la cui sofferenza ha sgomentato il mondo intero –
ha dichiarato Erica Tossani, co-direttrice di Caritas Ambrosiana, aprendo l’incontro di Milano –.
Caritas è una “famiglia” internazionale, che vive di legami i quali si rivelano provvidenziali, in caso di gravi e prolungate emergenze umanitarie, consentendo interventi mirati, prossimi alle effettive esigenze e alle reali dinamiche delle realtà locali. Nello stesso tempo, è una rete ispirata da comuni e universali principi, che impongono di costruire condizioni di pace, oltre a ricostruire territori sconvolti dalla guerra. Una componente significativa dei nostri aiuti serve a finanziare gli aiuti d’emergenza e interventi umanitari, ma non trascuriamo di progettare percorsi di sviluppo comunitario. E persino esperienze di dialogo. Difficili al limite dell’impossibile, in Terra Santa. Ma proprio per questo disperatamente necessarie».
Salute fisica, mentale ed emotiva
Le nuove risorse che Caritas Ambrosiana si impegna a rendere disponibili, sulla base delle donazioni che raccoglierà, serviranno dunque in piccola parte a contribuire all’EA26 (20 mila euro per il Centro sanitario di Taybeh, in Cisgiordania), e per il resto a finanziare,
come mostrano le slide allegate,
la storica esperienza di dialogo ebreo-palestinese e interreligioso condotto dalla comunità di
Nevé Shalom – Wahat al Salam, il progetto interculturale
Peacemed – Creare reti di pace tra i giovani in Medio Oriente e Mediterraneo, insieme al nuovo progetto
Una speranza per Gaza.
Scarica la locandina del progetto

Immaginata e finanziata insieme a Caritas Italiana, quest’ultima iniziativa mira a
realizzare una nuova unità materno-infantile a Gaza City, all’interno di un edificio che ospita già un centro di riabilitazione fisioterapica. In concreto, si tratta di organizzare
servizi di ascolto, consulenza e terapia, e supportare personale medico-infermieristico specializzato, per migliorare la salute fisica, mentale ed emotiva di circa
10 mila persone, tra under 14 e loro madri, nella zona ovest del principale centro urbano della Striscia.
Clicca qui per scaricare il
materiale di approfondimento:
Anton e Fatena, i testimoni: note biografiche
Caritas Gerusalemme: presenza in Terra Santa e ambiti d'azione
L'azione Caritas: infografiche
Riepilogo interventi di Caritas Ambrosiana
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Causale: Clinica Medica Gaza
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