Extrema ratio: accogliere e sostenere le persone agli arresti domiciliari

Il progetto “Extrema ratio: accogliere e sostenere le persone agli arresti domiciliari”, avviato nel giugno del 2017 e concluso alla fine del 2019, ha avuto l’obiettivo di intervenire rispetto al fenomeno delle misure cautelari - attraverso la realizzazione di azioni sperimentali di accoglienza abitativa, di accompagnamento socioeducativo, di sensibilizzazione e di ricerca - per favorire, in particolare, l’accesso alla misura cautelare dell’arresto domiciliare, riducendo l’uso della carcerazione preventiva.  Il progetto è stato realizzato nel territorio della Diocesi di Milano da Caritas Ambrosiana, insieme alle cooperative sociali Farsi Prossimo di Milano e L’Arcobaleno di Lecco, ed è stato promosso da Caritas Italiana, in collaborazione con l’Ispettorato Generale dei Cappellani delle Carceri, nell’ambito del Progetto Nazionale Carcere “Liberare la pena”, finanziato con fondi CEI 8xmille. Esso ha operato con il sostegno e la collaborazione dei cappellani degli istituti penitenziari della diocesi, della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia della Lombardia, della Camera penale “Gian Domenico Pisapia” di Milano, del Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Milano e dell’Associazione Volontari Caritas di Lecco.
Nel suo anno e mezzo di attività il progetto ha ricevuto 74 richieste di intervento per 71 persone segnalate, per lo più si è trattato di richieste di accoglienza abitativa (48 richieste, il 65% del totale). Le segnalazioni sono state accolte nel 72% dei casi; di fatto sono state accolte tutte le segnalazioni coerenti con gli obiettivi e i criteri progettuali. Le 51 segnalazioni accolte hanno dato vita a 7 percorsi di accoglienza domiciliare (4 in appartamento e 3 in comunità) e a 11 percorsi di accompagnamento nel territorio (5 a Lecco e 6 a Milano). In 7 casi la domanda non è sfociata in una vera e propria presa in carico, ma è stata indirizzata ai servizi pubblici e del privato sociale del territorio, in 6 casi si è risolta con un’azione di orientamento rivolta direttamente alla persona in misura cautelare, a familiari o a operatori del territorio. In totale sono stati erogati quasi 3.000 giorni di accoglienza domiciliare (2.977) e i percorsi di accompagnamento territoriale hanno avuto una durata cumulata pari a 1.902 giorni.
Il progetto è stato accompagnato da un’azione di ricerca che ha indagato il fenomeno degli arresti domiciliari in generale e i discorsi degli ‘esperti’ che concorrono alla sua definizione e costruzione, e ha svolto, allo stesso tempo, un monitoraggio etnografico della costituzione del servizio di accoglienza e accompagnamento socioeducativo, con l’obiettivo di dare rimandi continui alle pratiche agite nel contesto del progetto e di individuare indicazioni di carattere più generale per gli interventi di accompagnamento sociale rivolti a persone in misura cautelare. Gli esiti della ricerca sono oggetto di uno specifico rapporto. Sono inoltre state realizzate diverse attività di formazione e sensibilizzazione, con la finalità di sviluppare le capacità di presa in carico delle persone agli arresti domiciliari da parte delle agenzie e dei servizi territoriali e di creare, nella comunità, una maggiore consapevolezza e un clima più favorevole rispetto a questa misura cautelare.
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