LE TECNOLOGIE E I RAGAZZI DEL DOPOSCUOLA

L’esperienza di due ds parrocchiali della zona Varese gestiti dalla cooperativa Intrecci 

Sofia Groppelli è da qualche anno coordinatrice dei doposcuola di Bobbiate e Masnago (Va) per conto della cooperativa Intrecci. Alla prima domanda: “Come le tecnologie  condizionano le relazioni al doposcuola, tra ragazzi e volontari, tra pari e tra operatori?” risponde innanzi tutto che l’uso del telefonino al Doposcuola è regolamentato.
“La regola da noi è che il telefonino non si usa durante i compiti. Per alcuni ragazzi, maschi per lo più, è difficile accettarla e cercano in ogni modo di tenerlo con sé acceso.”
Entrambi i ds coordinati da Sofia  accolgono studenti delle medie, molto spesso lo Smartphone è il regalo della Cresima.
“Per loro è l’oggetto con cui si può fare tutto, noi tendiamo a far loro usare altri strumenti, dai dizionari ai libri di testo, proprio per educarli alla varietà degli strumenti utilizzabili. Quando arrivano, se non hanno scritto i compiti sul diario, il loro primo pensiero è chiedere l’aggiornamento al gruppo Whatsapp della classe; questo evita di perdere tempo per risalire alle informazioni che ci servono (come avveniva qualche anno fa e come a volte capita ancora oggi), ma sicuramente non manca da parte nostra il richiamare i ragazzi alla loro responsabilità di stare attenti a scuola, segnare i compiti e arrivare al Doposcuola con tutte le informazioni utili scritte sul diario.”
Quindi la gestione del telefonino può essere fonte di conflitti tra operatori e studenti. Talvolta, però, i ragazzi (soprattutto le femmine) si raccontano ai volontari parlando proprio del loro uso del telefonino, della loro presenza nei social e anche degli scontri con i genitori rispetto a questi ambiti di loro interesse.
“Di positivo c’è che con alcuni amici, in particolar modo quelli che non si vedono più e che si rischia di perdere, il rapporto rimane vivo anche grazie a questi strumenti che permettono ai ragazzi di tenersi in contatto”.
Per quanto riguarda le relazioni tra operatori, nei doposcuola coordinati da Sofia gli sms risultano uno strumento molto efficace di comunicazione. “Molti volontari non hanno lo Smartphone e leggono di rado la mail. Invece con gli sms riesco a raggiungere quasi tutti (con l’accortezza di raggiungere con una telefonata chi non legge gli sms) ed evito a fine giornata di dover raccogliere dai tavoli i volantini cartacei appena distribuiti ai volontari…”
“Nessuno di loro telefona o scambia messaggi con gli studenti, le cui famiglie, se devono comunicare con il doposcuola per qualsiasi motivo, chiamano me. In questo modo evitiamo confusione e preserviamo i volontari da possibili sconfinamenti da parte di famiglie e ragazzi.”
La seconda domanda è sugli apprendimenti. “Questi condizionamenti, legati alla presenza delle tecnologie, si avvertono anche nel modo di rapportarsi allo studio e più in generale di imparare?”
“I ragazzi ora imparano da varie fonti, per esempio c’è un gioco della playstation sulla seconda guerra mondiale che è molto amato dagli adolescenti e da cui sicuramente attingono molte informazioni su quel periodo storico, anche se il mio timore è sempre che confondano reaItà e finzione (in questi giochi la guerra sembra sempre facile e bella!).
In un caso, quando un nostro ragazzo ha cercato di fare una ricerca copiando semplicemente ciò che aveva trovato sul primo sito Internet individuato attraverso il suo Smartphone (la nostra enciclopedia cartacea era effettivamente poco aggiornata su quell’argomento), gli ho suggerito di consultare più siti e di fare una selezione, in modo da stimolarlo a fare realmente una ricerca. Questa è stata sicuramente un’occasione per far capire al ragazzo che Internet può e deve essere usato in maniera intelligente, non accontentandosi di prendere tutto quello che si trova in prima battuta, ma cercando di conoscere, di imparare, di approfondire, di ragionarci.
Credo sia importante che non si convincano che ad ogni bisogno (conoscitivo) c’è sempre una risposta immediata nelle tecnologie. Le tecnologie posso essere un buon mezzo, ma noi dobbiamo sempre metterci la nostra intelligenza”.
“Per quanto riguarda invece chi ha un DSA, a volte al Doposcuola capita di proseguire il percorso iniziato a scuola con l’uso del pc. In questi casi, i ragazzi portano al Doposcuola il loro computer privato. Penso sia importante mettersi sulla stessa strada tracciata dagli insegnanti, soprattutto per coloro che possono essere realmente agevolati dall’uso del computer.”
La conclusione è di nuovo sulla questione delle relazioni: “Penso che con le nuove tecnologie i ragazzi abbiano dei nuovi strumenti: a volte li usano per rafforzare delle relazioni, altre volte invece l’uso delle nuove tecnologie nasconde una difficoltà ad affrontare alcune relazioni, alcuni stati d’animo, alcune fatiche.  I ragazzi di oggi sono ancora “fragili e spavaldi”. Siamo noi adulti ed educatori che dobbiamo andare oltre la spavalderia e vedere le fragilità per accompagnare coloro che ci vengono affidati. A volte le tecnologie rendono meno lineare questo percorso, ma tutto questo deve essere visto come una sfida e un’occasione di crescita e di educazione per noi stessi e per i nostri ragazzi”.
Difficoltà nelle relazioni: colpa delle tecnologie o di una scarsa presenza educativa delle famiglie se l’alfabetizzazione alle relazioni sembra scomparsa? La domanda è aperta e di sicuro ci accompagnerà fino al seminario del 21 novembre.
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