Per non perdere la speranza in un orizzonte di pace

A tre mesi dall’accensione del folle falò che sta incendiando l’Ucraina, incenerendo vite umane, edifici, città, territori e produzioni, alterando a livello globale equilibri diplomatici, economici, energetici e persino alimentari, mentre il numero degli sfollati interni al paese vittima di aggressione e dei rifugiati all’estero raggiunge dimensioni mai sperimentate in un lasso di tempo tanto breve, a noi rimangono due stelle polari: il dovere dell’accoglienza, la costruzione di condizioni di pace.
La prima stella polare guida la rete Caritas in un lavoro intenso, faticoso ma ineludibile, a favore di migliaia di persone fuggite, traumatizzate, smarrite. È un lavoro anche inedito: in passato mai era capitato di dover censire, contattare, capire come aiutare e orientare profughi giunti in massa ma distribuitisi in un pulviscolo di accoglienze spontanee e informali, presso famiglie, parrocchie, associazioni. Una generosità encomiabile, che però con il passare del tempo viene inevitabilmente messa alla prova, sia sul piano delle relazioni, sia sul versante della sostenibilità organizzativa ed economica.
In questo quadro, Caritas Ambrosiana (con le sue articolazioni territoriali e le sue cooperative) ha scelto di gestire direttamente, in convenzione con le autorità governative, un certo numero di accoglienze, e di coordinare e supportare altre accoglienze (avviate da parrocchie e privati), anche tramite le reti dei Centri d’ascolto e degli Empori della Solidarietà. A giugno, quando arriveranno i 270 profughi indirizzati nei territori ambrosiani in virtù di un bando della Protezione civile nazionale, le persone accolte e aiutate arriveranno a essere (almeno) mille.
Il numero tondo è il suggello simbolico di una straordinaria prova di solidarietà, popolare e diffusa, che Caritas ha il compito di sostenere e capitalizzare, anche in chiave pedagogica, perché cresca in termini generali la cultura dell’accoglienza. La quale deve valere sempre e per tutti coloro che sono costretti a migrare a causa di conflitti, violazioni dei diritti fondamentali, povertà, carestie, disastri naturali e ambientali. Per questo Caritas Ambrosiana continua a lavorare, per esempio, a favore dei profughi mediorientali, africani e asiatici presenti lungo la Rotta Balcanica: la recente inaugurazione, nel campo di Lipa, in Bosnia ed Erzegovina, di due edifici che sono insieme mense e spazi per attività sociali, è la prova di una vicinanza ai profughi di tutto il mondo, che rimane viva nel nostro dna valoriale e operativo.
Quanto alla seconda stella polare, l’enormità di quanto sta accadendo rischia di farci perdere la speranza in un orizzonte di pace. Che invece deve continuare a costituire la nostra prospettiva. Alla quale ci avvicineremo, quanto più sapremo ostinarci a Camminare insieme sulla via degli ultimi. Il titolo del 42° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, che ospiteremo a Milano dal 20 al 23 giugno, ci richiama alla responsabilità di un umile, ma coraggioso e incessante percorso di costruzione di condizioni di dignità, giustizia, cura e fraternità per la vita di ogni uomo, a partire dal più fragile. La violenza e la guerra si alimentano anzitutto di iniquità e diseguaglianze, che Caritas è nata per individuare e rimuovere. È il nostro modo di costruire pace. Che tocca ai piccoli coltivare, quando i grandi sembrano solo volerla incenerire.
Luciano Gualzetti

Leggi tutto l'inserto Farsi Prossimo sul Segno di Giugno 2022
 

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