Terremoto Centro Italia

Il terremoto del Centro Italia del 24 agosto 2016 ha fatto quasi 300 morti. Per l’ennesima volta siamo di fronte a un evento come un terremoto che interroga e provoca.
Interroga sulla capacità di un paese a prendere atto che molte sue zone sono a rischio sismico e che il problema non è ‘se’, ma ‘quando’ arriverà un terremoto. Allora come ci prepariamo, come ci difendiamo se non investendo su costruzioni e ristrutturazioni che possano resistere ai terremoti.
Giustamente il Vescovo di Rieti Msg. Pompili ha ribadito che ‘Il terremoto non uccide. Le opere dell’uomo uccidono!’. Costruire in modo adeguato al grado di rischio valutato scientificamente è una responsabilità che va programmata e favorita dalle istituzioni, soprattutto per gli edifici come le scuole e gli ospedali. Ma è una responsabilità anche delle famiglie e delle imprese per tutelare i propri figli e le generazioni future.
Provoca le comunità che vengono colpite dai lutti e dalle distruzioni. Ma un terremoto spacca anche la vita di una comunità che viene messa alla prova. Che si trova a dover gestire nuovi assetti comunitari, nuovi riferimenti e nuove relazioni. Case distrutte accanto a case rimaste agibili, differenze oggettive e soggettive che gli abitanti avvertono sulla loro pelle. Provoca la Chiesa che sta accanto con le Caritas parrocchiali e diocesane alle famiglie soprattutto ai fragili, ai bambini e agli anziani, con un sostegno e una vicinanza che superino l'emergenza e che si rendano preziosi nel tempo della ricostruzione e della ripartenza.
Per far fronte alle prime urgenze e ai bisogni essenziali, sono intervenuti dal giorno stesso del sisma gli operatori delle Caritas diocesane colpite. Accanto a loro e a nome di tutta la Chiesa Italiana è già intervenuta la presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, che ha disposto l’immediato stanziamento di 1 milione di euro. Caritas Italiana, dal canto suo, in attesa di concordare interventi più organici anche a medio e lungo termine, ha reso immediatamente disponibili 100 mila euro per ciascuna delle due Diocesi più colpite e anche Caritas Ambrosiana ha contribuito da subito con uno stanziamento iniziale di 50 mila euro come segno tangibile di vicinanza alle popolazioni colpite. Abbiamo inoltre messo a disposizione per la Delegazione della Caritas Marche il nostro responsabile emergenze per sostenere l’opera di monitoraggio e indagine dei bisogni. Infine la raccolta fondi, che continua, produrrà risorse che verranno utilizzate quando saremo nella fase post emergenza.
Caritas Italiana coordinando le Caritas Diocesane, sta sostenendo le Caritas marchigiane, laziali, umbre e abruzzesi in un territorio più ampio delle località rese tristemente più note. Fin dai primi giorni del terremoto è presente per individuare le modalità di sostegno diretto che si renderanno evidenti nella fase in cui, superata l’emergenza, la Caritas potrà intervenire con aiuti diretti alle famiglie e un sostegno a progetti più strutturali. È stata molto importante nella prima fase l’analisi e l’ascolto dei bisogni effettivi, soprattutto delle fasce più vulnerabili: anziani, poveri, malati, minori.
Uno dei problemi che le realtà più colpite dalla distruzione del terremoto manifestano è certamente quello della chiusura delle attività economiche (dal giornalaio al panettiere, dal medico al veterinario...). In accordo con le Caritas locali Caritas Italiana sta pensando a spazi di socialità e di servizio per collocare in un primo tempo le attività commerciali preesistenti ma anche una sala per celebrare una messa, proiettare film o vedere le partite, uno spazio di incontro per anziani...
Nello spirito di aiuto e di vicinanza si stanno studiando quindi gli interventi di supporto alla ricostruzione nella costruzione dei centri di comunità, delle strutture di accoglienza, dei centri socio-assistenziali. E infine non mancherà il contributo concreto al rilancio socio-economico e delle opportunità di lavoro finanziando progetti di microimprenditoria, cooperativistici e di agricoltura sociale.
Alle nostre Caritas parrocchiali, insieme alla Caritas Ambrosiana, il compito di tenere alta l’attenzione anche quando i riflettori si spegneranno. Quando le comunità delle chiese sorelle colpite dal terremoto avranno bisogno di un sostegno concreto per ricucire le relazioni spaccate dal terremoto, oltre che ricostruire quelle materiali. 

Luciano Gualzetti


Leggi tutto l'inserto di "Farsi Prossimo" sul "Segno" di Ottobre 2016
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