A Natale, il sapore del pane spezzato

Esiste una interpretazione banale del Natale che trasforma questa fondamentale festa religiosa in una fiera di buoni sentimenti. È una lettura dell’evento talmente pervasiva, radicata, che quasi più non ce ne accorgiamo e che anche le grandi organizzazioni benefiche, consapevolmente o meno, rischiano di alimentare moltiplicando le iniziative e gli appelli.

Noi non vogliamo fare i guasta feste, né alzare il dito per giudicare, ma riteniamo che in questo momento molto difficile che attraversa il Paese, converrebbe a tutti fermarci a pensare. I mutamenti del contesto economico, sociale e politico dell’ultimo decennio hanno inciso profondamente sulla cultura e sulla fiducia delle comunità civili e, mi duole doverlo riconoscere, anche ecclesiali, di cui Caritas è una delle molteplici espressioni. L’atteggiamento delle persone nei confronti dei poveri e, tra i poveri, verso gli immigrati è particolarmente diffidente, rancoroso, spesso ostile. Al punto che sentimenti di rifiuto sono passati dai poveri a colpire anche coloro che si occupano del loro soccorso. La situazione è diventata ancora più preoccupante perché tale cambiamento non ha interessato solo chi ha da sempre avuto atteggiamenti di chiusura e di difesa verso chi è diverso, ma anche chi finora aveva avuto una propensione benevola di apertura e di accoglienza.

Occorre riconoscere che le difficoltà incontrate nel dare risposte ai bisogni impossibili da soddisfare, stante la situazione di crisi e la riduzione di opportunità per tutti, hanno generato sfiducia anche in chi ha sempre rifiutato di assecondare le chiusure, e le letture stereotipate dei deboli o dello “straniero”. Dobbiamo però stare attenti a non assumere le difficoltà reali come un alibi morale. In questo contesto, la Caritas si sente chiamata ad aiutare la comunità civile ma anche quella ecclesiale, a vincere la tentazione di un’involuzione verso chiusure, difese e barriere indotte dalla paura di perdere il benessere di pochi a scapito dei molti; sentimenti che appartengono tanto ai ricchi, quanto ai poveri.

«È proprio vero che i nuovi che arrivano ci stanno rubando il benessere raggiunto?» domandava provocatoriamente l’Arcivescovo Mario ai volontari e operatori della Caritas Ambrosiana che ha incontrato lo scorso novembre alla vigilia della Giornata mondiale della povertà.

«Il grido del povero è anche un grido di speranza con cui manifesta la certezza di essere liberato. La speranza fondata sull'amore di Dio che non abbandona chi si affida a Lui», dice il Papa che non si stanca di ripetere che il Vangelo non è un inganno: può realmente trasfigurare la nostra vita personale e quella della comunità, può generare un mondo nuovo.

Allora per Natale facciamo pure le nostre offerte, sosteniamo pure le iniziative benefiche che più ci convincono, ma dedichiamo, prima di tutto, un secondo a riflettere sul nostro rapporto con le persone in difficoltà. Da qualche tempo proponiamo un modo concreto per farlo. Ripristinando una vecchia consuetudine molto milanese, invitiamo i cittadini ad aprire le porte di casa nei giorni di festa ai nostri ospiti. Abbiamo chiamato questa iniziativa “Il pane spezzato è più buono dell’aragosta”, perché pensiamo davvero che nemmeno il pranzo più raffinato possa restituire la gioia che si prova nel condividere. Gli incontri, in genere attorno a tavola, nati da questa esperienza, ci hanno incoraggiato a riproporla anche per questo Natale. Per aderire, basta una telefonata (02.76037.1).  

Luciano Gualzetti


Leggi tutto l'inserto "Farsi Prossimo" del Segno di  Dicembre 2018

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