Pane per i poveri

Dire dicembre significa dire Natale, il mistero di un Dio che si fa uomo, ma in un luogo preciso: Betlemme la “casa del pane”. Un Dio che una volta nato viene deposto in un luogo altrettanto preciso: una mangiatoia.
Un Dio che sceglie di nascere e di farsi cibo per l’uomo ci dice che il Natale ha a che fare con il nutrirsi, anticipando il modo in cui si è svolta la missione di Gesù che ha fatto le cose più belle a tavola: dal salvare la festa di nozze di due sposini, allo sfamare migliaia di persone con cinque pani e due pesci, dal dare un pane e un vino che diventano il suo corpo e il suo sangue, al mangiare coi discepoli anche dopo la resurrezione per far capire che non era un fantasma, …
E allora capiamo che mangiare, per la Bibbia, non è solo nutrire il corpo, ma un condividere la vita. Come si fa ad essere contenti a mangiare sempre da soli?
Ho voluto iniziare con queste considerazioni, perché vorrei invitarvi a guardare un po’ lontano, a quell’evento che sarà l’Expo 2015 il cui titolo - “nutrire il pianeta” - non può non riscuotere il nostro interesse. Tema quanto mai attuale, anzitutto perché permangono inaccettabili disparità e squilibri a livello planetario rispetto all’accesso al cibo e all’acqua e che generano sofferenze indicibili e colossali processi migratori (non dimentichiamo che ancora oggi, nel mondo si muore di fame!).
Ma si tratta di un tema che mantiene la sua importanza anche a livello locale: la crisi economica di questi anni ha fatto esplodere le richieste di beni alimentari che le famiglie in difficoltà rivolgono ai Centri di Ascolto delle nostre parrocchie.
Lo sappiamo fin troppo bene che il problema è più ampio delle esigenze alimentari, che il nodo vero che affligge le persone che si rivolgono ai nostri centri è il lavoro, l’insufficienza del reddito, stili di vita che non si sono lasciati plasmare da questi momenti di difficoltà.
Sta di fatto che non c’è parrocchia che non si sia organizzata per questo tipo di distribuzione, attraverso raccolte periodiche tra i propri fedeli, accordi con supermercati locali, convenzioni con enti di diversa natura, acquisti diretti di prodotti mancanti a predisporre borse equilibrate. Dobbiamo riconoscere che ancora una volta la “fantasia della carità” ha fatto individuare forme innovative capaci non solo di rendere l’aiuto sempre più efficace e rispettoso della dignità delle persone, ma anche di coinvolgere l’intera comunità. Non si può non riconoscere la valenza educativa di tante forme di colletta che sono state attivate per sensibilizzare e coinvolgere tutta la comunità parrocchiale. Sicuramente però bisogna evitare che ci si fermi al momento “distributivo”, ad una carità che sia consegna di un pacco.
Lo sappiamo bene che l’intervento caritativo che noi sosteniamo deve prevedere ascolto, orientamento, presa in carico, in vista di una autonomia della persona e della famiglia in difficoltà. Gli operatori dei Centri di Ascolto sono ben consapevoli che l’aiuto materiale non basta e che è tanto più efficace quanto più si inserisce in un progetto di accompagnamento della persona: è un mezzo non certo il fine. La consegna dei pacchi ha senso se è un segno di vicinanza e sostegno concreto alle famiglie.
Lo sappiamo – ancora – che operare nel senso di recuperare derrate alimentari in eccedenza potrebbe esporci all’accusa di perpetuare un sistema basato su un consumo che genera sprechi vergognosi, sfruttamento dei Paesi più poveri e di una manodopera in nero e a bassissimo costo che non riusciamo a debellare neppure a casa nostra.
Situazioni queste che siamo chiamati a continuare a denunciare con forza e lucidità.
Ma nel frattempo le eccedenze e gli sprechi ci sono e ci sono i volti delle persone che bussano alle porte dei nostri servizi ai quali l’offerta di una borsa alimentare periodica permette almeno di tirare il fiato e di utilizzare per altre spese i pochi quattrini che girano in tasca.
Per questo stiamo pensando a come poter supportare meglio il lavoro degli operatori sul territorio, in un’ottica di razionalizzazione delle risorse, per liberare quelle energie necessarie a favorire l’accompagnamento delle persone.
Si avvicina il Natale e in queste settimane si moltiplicano solitamente le cene natalizie di solidarietà o i pranzi per i senza dimora.
Ben vengano queste iniziative, a condizione che non si ci si ricordi solo in occasione delle feste che, ancora oggi, per molte persone, nutrirsi adeguatamente è un problema quotidiano.
Il Dio che si è fatto pane per noi illumini i nostri progetti e renda la nostra azione sempre più “pane per i poveri”.

Don Roberto Davanzo

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