Una vasta area tra
Mozambico, Zimbabwe e Malawi è stata colpita dal
ciclone Idai dopo settimane di piogge torrenziali e alluvioni. Nonostante le cifre ufficiali siano ancora in aggiornamento, la situazione sul posto è definita “terrificante”: oltre
700 vittime già registrate, con centinaia di persone ancora disperse. Complessivamente sono più di
2milioni le persone colpite,
centinaia di migliaia gli sfollati, case e edifici pubblici distrutti, strade bloccate con diverse zone ancora inaccessibili. Ancora una volta i Paesi più poveri subiscono le conseguenze peggiori dell’aumento di intensità e frequenza delle catastrofi ambientali, provocate anche dai cambiamenti climatici.

In
Mozambico la zona maggiormente colpita è l’area centrale, in particolare la città costiera di Beira con il
90% degli edifici distrutti o danneggiati, ed i villaggi circostanti in tutta la provincia di Sofola. Danneggiato gravemente anche parte dell’ospedale e le più importanti strade di accesso alla città. Il porto è funzionate solo in parte, ma questo consente l’arrivo degli aiuti via mare. Colpite da alluvioni anche altre provincie centrali di Manica, Zambezia e Tete, nonché parte di quella settentrionale di Niassa. Molti dei villaggi più interni sono rimasti isolati e ancora inaccessibili ai soccorsi. Malgrado le squadre di soccorso si siano prontamente mobilitate per estrarre dal fango e dall’acqua le persone, e evacuare coloro che si erano arrampicati su tetti ed alberi, ci sono voluti giorni per raggiungere alcune zone rese inaccessibili dalla grande estensione delle acque e dalle infrastrutture crollate o ostruite. Alcune zone sono a tutt’oggi isolate e difficilmente accessibili ai soccorsi.
In Zimbabwe 172 morti sono stati confermati e 327 persone sono attualmente disperse. Si stima che 270.000 persone siano state colpite da inondazioni e frane, di questi quasi 240.000 persone si trovino nei distretti di Chimanimani e Chipinge. Al 25 marzo circa 16.000 famiglie risultavano sfollate e bisognose di assistenza in campi nelle località di Chimanimani, Chipinge, Buhera e Mutare. Sono in allestimento ulteriori campi per ospitare le persone via via che le squadre raggiungono le aree isolate in particolare nelle località di Wengezi e Ngangu. Caritas Zimbabwe stima che gli sfollati, tra coloro che hanno trovato riparo nei campi ufficiali allestiti dalle Nazioni Unite (187 siti) e coloro che si trovano altrove, siano intorno ai 100.000. La regione di Chimanimani è tra le più colpite, molte zone sono inaccessibili anche agli elicotteri rendendo i soccorsi molto difficoltosi.
Anche nel
Malawi centrale e meridionale, il ciclone e le alluvioni hanno provocato danni ingenti con decine di morti, più di 500 feriti e oltre 140.000 sfollati in 13 distretti. Maggiormente colpiti le aree di Chikwawa, Zomba, Balaka, Machinga, Dedza and Ntcheu.
Nonostante le difficoltà, le Caritas dei tre paesi si sono prontamente mobilitate attraverso gli organismi nazionali, diocesani e le parrocchie nell’assistenza agli sfollati e nella raccolta di informazione per la predisposizione di un primo piano organico di intervento d’urgenza. In particolare in Mozambico i volontari mobilitati dalla Caritas sono impegnati nella
distribuzione di beni di prima necessità e nella prevenzione delle epidemie con campagne di informazione igienico sanitarie, lo scavo di canali per il deflusso delle acque e la creazione di punti di raccolta di rifiuti presso i centri di accoglienza che ospitano gli sfollati.
In tutti i paesi i bisogni
più urgenti per gli sfollati sono ripari d’urgenza, beni non alimentari di prima necessità (coperte, utensili per la cucina ecc.), cibo, acqua potabile, kit igienico sanitari.
Dal 1997 Caritas Ambrosiana sostiene interventi di sviluppo delle piccole comunità locali in Mozambico e Malawi. Per manifestare la propria vicinanza alla popolazione colpita, ha deciso di stanziare una prima somma di 10.000 euro aprendo una raccolta fondi per far fronte emergenza in corso.
Grazie al coordinamento di Caritas Italiana e alla rete di Caritas Internationalis seguiamo attentamente l’evolversi della situazione per sostenere gli interventi umanitari in favore delle comunità colpite.