In nome di Dio, lasciateci vivere!
dai nostri operatori in RD Congo - settembre 2013
"Au nom de Dieu, laissez-nous vivre !".
In nome di Dio, lasciateci vivere.
Così il vescovo di Goma Theophile Kaboy, nella sua ultima lettera pastorale dello scorso 28 agosto, si erge a portavoce dei suoi abitanti e reagisce all’ennesima spirale di violenza che ha colpito la provincia del Nord Kivu.
La fine del mese di agosto è stata contrassegnata da una recrudescenza dei combattimenti tra il "Movimento del 23 Marzo" e l'esercito regolare congolese (FARDC) che da oramai più di un anno non lasciano tregua alla popolazione: ripetute serie di bombe hanno colpito il cuore di Goma, fino a raggiungere anche la confinante città ruandese di Gisenyi, mietendo vittime tra i civili e generando un clima di forte tensione tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda.
Ricordiamo che gli scontri tra le due fazioni hanno avuto inizio lo scorso aprile 2012 e nonostante le negoziazioni avviate, sospese e adesso riavviate a Kampala la popolazione civile del Nord Kivu resta ancora in balia di militari e bande armate.

Il prodotto più drammatico delle instabilità è rappresentato dal numero di profughi e sfollati interni nel Nord Kivu, più di 750.000 in 18 mesi.
Basti pensare che dalla ripresa dei combattimenti alla periferia di Goma, in soli due mesi , circa 50.000 profughi si sono riversati in città alla ricerca di un riparo più sicuro.
Per questo ogni mese gli operatori locali Caritas, in collaborazione con il Programma alimentare mondiale, si occupano dell’assistenza di più di 300 mila sfollati distribuendo loro viveri; da gennaio circa 2 mila persone affette da HIV sono state identificate grazie a test gratuiti e 384 sono in cura presso 18 strutture mediche gestite da Caritas, 193 vittime di violenze e abusi sessuali sono state curate e 265 sono seguite mediante un apposito programma d’accompagnamento psicosociale dallo staff e dai counselors di Caritas Goma.