Aggiornamento dalla rete Caritas - settembre 2025
Nel silenzio generale
la guerra in Sudan continua e gli ultimi aggiornamenti dalla rete Caritas sono particolarmente
drammatici.
Le perdite ufficiali registrate:
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41mila a maggio 2025, ma stime attendibili alludono ad almeno 150mila. Sono per lo più civili, vittime di attacchi deliberati e delle conseguenze degli attacchi su servizi e infrastrutture;
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oltre 1.500 civili trucidati dalle RSF con l’attacco e l’occupazione del campo di Zamzam tra l’11 e il 14 aprile del 2025. Solo a inizio agosto si è avuto conferma del numero di morti;
Sfollati e profughi
Su 47,5 milioni di abitanti, 12 milioni sono gli
sfollati nell’agosto 2025, di cui 7,5 milioni all’interno del Paese e 4,1 rifugiati nei Paesi vicini.
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2,5 milioni di donne in età riproduttiva sono sfollate.
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3,7 milioni di bambini sotto i 5 anni sono sfollati.
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1 sudanese su 4 ha dovuto lasciare la propria casa e fuggire in altre località.
4,1 milioni di
profughi ad agosto 2025 avevano lasciato il Paese. In particolare:
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Il Sud Sudan nell’agosto 2025 aveva accolto 1.193.568 rifugiati in ingresso. Di loro circa 1 su 3 è sud-sudanese.
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Il Ciad fino ad agosto 2025 ha accolto oltre un milione di persone, di cui 876.199 stranieri e oltre 200.000 ciadiani che risiedevano in Sudan, ora nuovamente in fuga.
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In Ciad 9 rifugiati su 10 sono donne o bambini.
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In Egitto, che ha ricevuto ad oggi 1,5 milioni di profughi, Caritas segnala l’inefficacia nei sistemi di registrazione, per cui non più di 700.000 sarebbe oggi iscritti nei registri dell’UNHCR.
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L’Etiopia ha accolto oltre 150.000 profughi dal Sudan.
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La Repubblica Centrafricana, con già una popolazione autoctona sotto la soglia della povertà per il 68%, ospitava 45.195 profughi in agosto 2025.
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La Libia oggi accoglie 323.000 persone. Ora il numero di persone che in Libia necessita di assistenza umanitaria è salito a oltre 900.000.
Carestia
La
carestia è stata dichiarata in almeno 12 aree, fra cui Nord Darfur e Monti Nuba:
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In agosto 2025, 25,6 milioni di sudanesi (54% del totale) era in condizione di grave insicurezza alimentare (fascia da 3 a 5 della scala IPC), e 637.000 in carestia dichiarata (fascia 5).
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La zona del North Darfur (Melit) vede una situazione critica, dove 1 bambino su 3 (34,2%) è in malnutrizione acuta, il 41,8% in sottopeso, l’80% della popolazione è in crisi alimentare acuta e il 20% a rischio di carestia o già in essa.
Salute
Per quanto concerne la
salute:
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l’80% delle strutture sanitarie non sono più operative in Al Jazirah, Kordofan, Blue Nile, Darfur, Khartoum.
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oltre il 60% degli impianti di trattamento delle acque è fuori servizio.
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almeno il 45% delle strutture sanitarie non sono operative nel resto del Paese.
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2 sudanesi su 3 sono senza servizi sanitari.
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È in corso inoltre una vasta epidemia di colera: a metà agosto 2025 erano circa 100.000 i casi e 2.470 i decessi.
Violenze di genere
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12,1 milioni di donne sono oggi ad alto rischio di violenza legata al genere;
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un recente rapporto del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Uniti pubblicato il 5 settembre 2025 accusa entrambe le parti di crimini di guerra e contro l’umanità su base etnica, con le violenze spesso dirette in modo particolare sulle donne attraverso stupri, matrimoni forzati, schiavitù sessuale, traffico di donne e bambine, arruolamento di minori.
Disturbi mentali
Diffusi anche i
disturbi mentali:
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secondo l’OIM, 2 rifugiati su 3 nei campi in Sudan soffrono di depressione, ansia, disturbo post-traumatico da stress per violenze e traumi, ma meno del 15% di loro ha accesso a servizi di salute mentale.
Assistenza umanitaria
Nel Paese 30,4 milioni di persone necessitano di
assistenza umanitaria.
Lo
sforzo umanitario continua ad essere gravemente sottofinanziato:
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nel 2025, dei necessari 4,6 miliardi di dollari stimati dalle Nazioni Unite, ad oggi solo il 24,5% è stato coperto, come solo il 69% lo fu nel 2024.
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La decisione dell’amministrazione Trump di sospendere circa l’83% dei fondi per l’aiuto aggrava la situazione, anche perché gli USA erano il primo donatore per il Sudan (circa la metà del totale).
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L’impegno di Caritas
Nel 2024, Caritas ha finanziato in Sudan un progetto da 200.000 euro, raggiungendo oltre 5.000 famiglie sfollate e 2.740 donne con kit igienici. Nel 2025 prosegue con 178.000 euro in aiuti per sfollati e comunità ospitanti in varie regioni del Paese, garantendo supporto economico, accesso ad acqua sicura e protezione contro la violenza di genere: oltre 3.200 famiglie e 50.000 persone sono state aiutate. Nei centri di accoglienza sono state raggiunte circa 28.000 persone con servizi di supporto contro la violenza di genere.
In Sud Sudan, Caritas Italiana ha sostenuto circa 11.000 persone nel 2024 con beni di prima necessità, denaro e rifugi temporanei. Il programma 2025 prevede 300.000 euro per aiuti alimentari, prevenzione del colera, promozione della pace e lotta alla violenza. A metà 2025 sono stati distribuiti aiuti alimentari a 1.000 persone e beni a oltre 2.500. Particolare attenzione a Malakal, dove migliaia di profughi arrivano settimanalmente. In corso anche un progetto sulla salute mentale in collaborazione con Amref. È in atto un piano di rafforzamento organizzativo per Caritas Sud Sudan.
In Egitto, Caritas ha aiutato 400 famiglie vulnerabili con cibo, denaro e formazione. Il programma 2025 sostiene circa 1.000 famiglie con kit igienici e supporto a piccole attività economiche.
Dall’ inizio del conflitto, Caritas in Ciad ha sostenuto circa 30.000 persone, con cibo, kit igienici e approvvigionamento idrico. Nel 2024, la Caritas della diocesi di Mongo ha sviluppato un programma di sostegno per 200 donne fra rifugiate e locali nella produzione di legumi. L’impegno continua nel 2025 nella provincia orientale di Ouaddaï nei campi di Farchana e Métché per migliorare le condizioni di vita di 1.500 famiglie di rifugiati e comunità ospitanti attraverso la distribuzione di kit alimentari e igienici, formazione e equipaggiamenti per attività agricole.
Caritas Ambrosiana
In questo contesto Caritas Ambrosiana sta sostenendo con una cifra di 100.000 euro il progetto "Orti per le Donne Rifugiate " un’esperienza di collaborazione e rinascita. Le protagoniste sono le donne rifugiate, provenienti dal Sudan, che hanno lasciato tutto alle spalle, e le donne delle comunità locali che hanno cominciato a lavorare fianco a fianco, coltivando la terra. Il loro non è solo un impegno per produrre cibo essenziale, ma anche un modo per tessere nuovi e forti legami sociali, ricostruendo fiducia reciproca e nel futuro. L'entusiasmo generato è stato palpabile fin dall'inizio: nei primi sei mesi di attività, tra l'autunno 2024 e l'inverno 2025, si sono formati spontaneamente ben 45 gruppi di lavoro femminile, superando le previsioni iniziali e dimostrando un profondo desiderio di partecipazione attiva.Questo progetto sta garantendo, oltre ad un’alimentazione più varia ed equilibrata, anche la possibilità di avere entrate economiche da poter utilizzare per acquisti essenziali anche di altra natura (prodotti sanitari, prodotti per la gestione familiare…)
In prospettiva prossima si sta avviando un nuovo progetto che prevede la realizzazione di 12 pozzi di cui beneficeranno sia le popolazioni locali che i rifugiati sudanesi.
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Causale: Emergenza Sudan - Interventi per i profughi in Ciad
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