Il processo di regolarizzazione degli immigrati e i suoi limiti

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La ricerca si proponeva di analizzare percorsi ed esiti del processo di regolarizzazione degli immigrati avviato in seguito alla legge Bossi-Fini.
Il lavoro si basa su diverse tecniche di ricerca: un questionario strutturato somministrato a immigrati in via di regolarizzazione, interviste qualitative a datori di lavoro (domestico e aziendale), analisi dello svolgimento della procedura di regolarizzazione, con i problemi emersi e le soluzioni scaturite dalla collaborazione tra Prefettura, organizzazioni sindacali e soggetti sociali.
I principali risultati emersi dalla somministrazione del questionario sono i seguenti.
Innanzitutto, distinguendo le persone in base al lavoro svolto, è emerso che un terzo degli immigrati in attesa di regolarizzazione e che ha risposto al questionario era già disoccupato al momento dell'intervista .
I principali motivi di disoccupazione sono riconducibili soprattutto a licenziamento, dimissioni e decesso del datore di lavoro.
In particolare, per i lavoratori domestico-assistenziali assume un peso significativo il decesso del datore di lavoro, mentre per i lavoratori emergono anche, tra le cause, la chiusura dell'azienda e il fatto che il datore di lavoro si è reso irreperibile dopo aver presentato domanda di regolarizzazione. Si tratta di una situazione che, oltre a essere di dimensioni non trascurabili, va affrontata perché questi stranieri appena usciti dall'irregolarità grazie alla sanatoria, rischiano di ripiombarci se non trovano al più presto un nuovo datore, data la stretta relazione imposta dalla normativa tra occupazione e permesso di soggiorno.
Un altro nodo critico da sottolineare è rappresentato dal contributo economico, richiesto dalla normativa al datore di lavoro, da versare all'INPS per l'emersione del lavoro irregolare. Dalla ricerca è risultato infatti che, benché tale quota fosse a carico del datore di lavoro, essa, in realtà, è stata versata in molti casi dal dipendente oppure, caso ancora più grave, oltre al forfait richiesto dalla normativa, il dipendente ha pagato un extra, il cui ammontare va dai 50 agli 8.500 euro.
Infine, un ultimo aspetto problematico indagato dalla ricerca riguarda il periodo di permanenza degli immigrati in Italia: si tratta di arrivi ormai "datati", in quanto più della metà degli intervistati è nel nostro paese da oltre due anni.
In questo periodo di presenza irregolare, di "invisibilità", gli stranieri hanno potuto contare soprattutto sull'aiuto degli italiani e, in particolare delle organizzazioni del privato sociale (associazioni, sportelli, servizi per immigrati, parrocchie, centri di ascolto, ecc.), per affrontare i diversi bisogni che si sono loro presentati.
Più specificamente, gli intervistati hanno risposto di aver ricevuto principalmente informazioni riguardanti varie necessità e la regolarizzazione, pasti caldi da mense gratuite, corsi d'italiano e ospitalità abitativa in strutture di accoglienza. Va comunque detto che l'offerta di aiuti è stata in generale molto diversificata e ha spaziato dalle visite e cure mediche gratuite ai corsi di italiano.

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