Angelia e il Volontariato Europeo

My name is Angelia Faye, I am 19 years old and I chose to carry out a month of volunteering with Caritas Ambrosiana. Working in the social service sector was not a random choice for me, but rather a natural outcome of my educational background in university in social and political sciences, which opened my eyes to the structural inequalities and social challenges that impact vulnerable populations worldwide. In addition, my upbringing and my family’s experiences of volunteering in community services instilled in me the importance of finding purpose in everything I do, for the good of those around me. Having the opportunity to volunteer was not just an act of service, but also an unconventional way of learning, by applying academic knowledge to address real-world issues.   
 
My experience working at SAI and Casa Suraya has been full of meaningful moments. One of the most impactful lessons I have learned is the importance of patience and empathy when working with vulnerable people, as well as how much difference one’s presence can make. This experience not only sharpened my communication skills but also strengthened my problem-solving abilities. By listening to client cases and working alongside the staff, I was able to develop a deeper understanding of the systemic challenges faced by the migrants and homeless. Above all, I learned to approach life with gratitude and never to judge anyone without first understanding their story.   
 
Despite facing a language barrier, there were moments that I feel proud of, especially when I unexpectedly used languages that I was more fluent in, such as to communicate with the migrants at Casa Suraya in French and to welcome Filipino newcomers at SAI in Tagalog. Working  in a multicultural environment can be challenging, especially when navigating linguistic and cultural differences, which is why I believe patience, openness and respect can facilitate our work. I always kept an open mindset, and took time to learn basic Italian phrases - this helped me communicate better and carry out my work more effectively. With the support and kindness of everyone around me, I was able to improve gradually.  
 
Before volunteering at Caritas, I used to wonder why people would choose to leave their home countries and endure such hardship to be in another country. But after engaging directly with the migrants, I came to understand the immense courage it took them to make that leap for a new life. This firsthand experience of working alongside these groups changed my perspectives and taught me that we are in no position to judge, instead, to help as long as we have the means to do so, because even a small contribution goes a long way.    

Mi chiamo Angelia Faye, ho 19 anni e ho scelto di dedicare un mese al volontariato con Caritas Ambrosiana.  
 
Sperimentarmi nel terzo settore non è stata per me una scelta casuale, bensì il naturale proseguimento del mio percorso accademico in Scienze Sociali e Politiche all’università. Questo percorso mi ha permesso di comprendere a fondo le disuguaglianze strutturali e le sfide sociali che colpiscono le popolazioni vulnerabili in tutto il mondo. Inoltre, le esperienze di volontariato condivise con la mia famiglia nell’ambito dei servizi alla comunità mi hanno trasmesso l’importanza di dare un significato a ciò che faccio, contribuendo al benessere degli altri.  
 
Poter fare volontariato non ha rappresentato solo un gesto di servizio, ma anche un modo alternativo di apprendere: applicare le conoscenze accademiche per affrontare problemi concreti della realtà.  
 
La mia esperienza presso il SAI e Casa Suraya è stata ricca di momenti significativi. Una delle lezioni più importanti che ho appreso è il valore della pazienza e dell’empatia nel lavoro con persone vulnerabili, nonché l’impatto che può avere la semplice presenza o vicinanza. Questa esperienza ha affinato le mie competenze comunicative e rafforzato la mia capacità di risolvere problemi. Ascoltando le storie della persone presenti in entrambi i servizi e collaborando con lo staff, ho potuto approfondire la comprensione delle difficoltà sistemiche affrontate dai migranti e dalle persone senza dimora.  
 
Soprattutto, ho imparato ad affrontare la vita con gratitudine e a non giudicare nessuno senza prima conoscerne la storia.  
 
Nonostante la barriera linguistica, ci sono stati momenti di cui vado particolarmente fiera, soprattutto quando sono riuscita a comunicare con i migranti di Casa Suraya in francese e ad accogliere i nuovi arrivati filippini al SAI in tagalog. Lavorare in un ambiente multiculturale può presentare delle sfide, specialmente nel superare le differenze linguistiche e culturali, motivo per cui ritengo fondamentali la pazienza, l’apertura mentale e il rispetto reciproco. Ho cercato sempre di mantenere una mentalità aperta e ho dedicato del tempo a imparare alcune frasi di base in italiano, il che mi ha permesso di comunicare meglio e svolgere il mio lavoro in modo più efficace. Con il supporto e la gentilezza delle persone intorno a me, sono riuscita gradualmente a migliorare.  
 
Prima di iniziare il mio servizio con Caritas, mi chiedevo spesso perché tante persone decidessero di lasciare il proprio Paese e affrontare enormi difficoltà per trasferirsi altrove. Tuttavia, entrando in contatto diretto con i migranti, ho compreso il grande coraggio necessario per compiere quel passo verso una nuova vita. Questa esperienza diretta ha cambiato il mio punto di vista e mi ha insegnato che non spetta a noi giudicare, ma piuttosto aiutare, finché ne abbiamo la possibilità. Anche un piccolo gesto può fare una grande differenza.  

 


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Della Direzione: don Paolo Selmi ed Erica Tossani



 

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